«ROMANO NON PUO’ GESTIRE TUTTO»

18 Settembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
«Il caso Telecom? Noi non ne sappiamo niente». La gelida risposta di Luciano Violante fotografa lo stato dei rapporti tra il maggior partito della coalizione e Romano Prodi. In questo caso la Cina è davvero vicina, soprattutto se il tono della voce è abbastanza alto. Sul filo del telefono il premier ha avuto parecchi assaggi della «profonda irritazione» della Quercia.

«Non è ammissibile che tu gestisca in proprio tutta la partita dell´economia. Con questi bei risultati, poi…». Più o meno sono le parole che Piero Fassino e Massimo D´Alema hanno pronunciato, in questi ultimi giorni, nel corso di colloqui telefonici con il Professore e con i suoi più stretti collaboratori. Alcuni testimoni diretti li descrivono come «burrascosi».

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Anche così si spiegano i molti aggiustamenti in corsa della linea prodiana. Prima il no sprezzante di fronte alla richiesta di un chiarimento alla Camera («ma che siete matti») e alla fine il sì all´informativa. Prima la difesa a spada tratta del consigliere economico Angelo Rovati e ora il sacrificio dello stesso Rovati, che lascerà l´incarico. Nelle telefonate con l´Italia infatti il premier lo ha annunciato ai suoi interlocutori: l´autore del piano per la ristrutturazione di Telecom si dimetterà una volta concluso il viaggio in Cina e a New York dove il premier arriva domani.

Le dimissioni di Rovati però non bastano. Sono solo il primo passo di uno scontro che si annuncia duro. Dentro il governo perché il piano Telecom ha ridato fiato a Rifondazione, Verdi e Pdci che chiedono un maggiore intervento pubblico e sognano un neo-dirigismo. E dentro la cabina di regia del Partito democratico. Ds e Margherita si muovono sulla medesima lunghezza d´onda. Contro Prodi. Il premier non può pensare di agire in solitudine sulla scacchiera dei giochi di potere. Lo pensa Francesco Rutelli e lo dicono D´Alema e Fassino.

In pochi mesi, si sono già avviate o concluse molte operazioni sul confine politica-poteri forti. E Prodi in qualche modo ha sempre occupato il centro della scena. C´è stata la fusione tra San Paolo-Imi e Banca Intesa del prodiano Giovanni Bazoli. Poi, le nomine Rai in cui lo stesso Rovati ha avuto un ruolo decisivo. Ora, lo spacchettamento Telecom. Anche la disinvoltura con cui l´ex cestista-consigliere ha lavorato al piano per «nazionalizzare» la rete fissa ha dato il segnale del totale controllo prodiano sulle grandi operazioni economiche. «Prodi non può pensare di risolvere con un´alzata di spalle il caso Rovati», si sentiva dire nel parterre della festa dell´Unità ieri pomeriggio, prima della chiusura di Fassino.

Lo stesso concetto che il segretario aveva espresso al telefono con il Professore. E il messaggio dell´irritazione di D´Alema giungeva chiarissimo sabato sera quando i due fedelissimi Gavino Angius e Violante dettavano alle agenzie le loro dichiarazioni per chiamare il governo in aula. Prodi si è dunque convinto a riferire al Parlamento sulla vicenda Telecom. Ma non ha ancora potuto annunciare il nome del ministro che dovrà raccontare come stanno davvero le cose.

È un altro sintomo del braccio di ferro in corso tra Palazzo Chigi da una parte, Ds e Margherita dall´altra. I membri del governo «competenti» sono tre: il titolare delle Comunicazioni Paolo Gentiloni (Dl), il diessino Pierluigi Bersani (Sviluppo economico) e Tommaso Padoa Schioppa che dal dicastero dell´Economia controlla la golden share. Ufficialmente sono tutti disponibili, ma il sottosegretario alla presidenza Enrico Letta ha lavorato tutto il pomeriggio di ieri senza trovare ancora il nome giusto. Bersani, alla festa dell´Unità, si è informato sulla procedura della «informativa urgente» parlando con i colleghi più esperti di meccanismi parlamentari.

Perché un conto è discutere dell´assetto di Telecom, delle strategie generali, un conto è essere messi in croce sul caso Rovati. «Riferire sull´azienda telefonica è più che giusto. In Parlamento abbiamo discusso tante volte di micro-imprese, figuriamoci se possiamo sottrarci di fronte a Telecom», commentava Bersani con i compagni presenti a Pesaro. Però il rebus di chi andrà in aula sarà sciolto solo domani, nella conferenza dei capigruppo.

Persino la scelta del ministro per l´informativa è diventata una patata bollente. Perché il Polo affonda il colpo chiedendo la presenza di Prodi e la soluzione istituzionale di spedire in aula il ministro dei Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti (Ds) lascerebbe troppo spazio alle polemiche. Nel gelo dei rapporti però non è detto che la Quercia o la Margherita vogliano mettere la faccia di un loro ministro per spiegare un pasticcio nato nelle stanze di Palazzo Chigi. Fassino ha avuto anche la tentazione di non parlare affatto di Telecom nel suo comizio di chiusura a Pesaro. Lasciando così il peso delle responsabilità tutto sulle spalle di Prodi. E senza un chiarimento nei prossimi giorni ad affrontare il Polo a Montecitorio potrebbe andare Padoa Schioppa, il tecnico voluto da Prodi.

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