Roma: gambizzato ai Parioli avvocato penalista (inchieste Fastweb, Telecom, Finmeccanica)

29 Settembre 2010, di Redazione Wall Street Italia

In due sono arrivati a bordo di uno scooter in via Ruggero Fauro, elegante strada del quartiere Parioli a Roma, e si sono diretti verso lo studio dove da anni lavora l’avvocato Piergiorgio Manca, noto penalista della capitale. Intorno alle 20 hanno atteso che il professionista uscisse dal portone del palazzo e, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, si sono avvicinati al penalista. Tra i tre ci sarebbe stata prima una discussione e poi una piccola colluttazione: improvvisamente uno dei due ha estratto una pistola e ha esploso due colpi colpendo Manca all’altezza dell’inguine, poco sopra la coscia destra. I due, poi, sono fuggiti facendo perdere le loro tracce.

Un’azione ben studiata, durata una manciata di secondi. Manca e’ stato immediatamente trasportato al Policlinico Umberto I, non e’ in pericolo di vita. Secondo gli inquirenti, che in serata hanno ascoltato alcuni testimoni, potrebbe trattarsi di un agguato compiuto da mani esperte, da gente che comunque conosceva il penalista. Avvocato di lungo corso, Manca ha una lunga esperienza come difensore in processi eccellenti, in particolare quelli legati alla criminalita’ romana.

E’ stato difensore nel procedimento giudiziario per il rapimento di Giuseppe Soffiantini e nel processo per l’omicidio dell’ispettore dei Nocs, Samuele Donatoni. Il penalista ha partecipato, nel 1998, in qualita’ di testimone al processo svoltosi a Perugia per la morte del giornalista Mino Pecorelli. Il professionista e’, inoltre, uno dei legali del commercialista Marco Iannilli. Marco Iannilli, figura chiave dell’inchiesta della Procura di Roma su un presunto maxiriciclaggio di due miliardi di euro che vede coinvolti ex manager delle societa’ Fastweb e Telecom Italia Sparkle. L’inquisito eccellente e’ Silvio Scaglia, il fondatore di Fastweb arrestato nell’inchiesta romana sul riciclaggio di due miliardi di euro, accusato di associazione per delinquere finalizzata all’evasione fiscale.

Iannilli e’, inoltre, legato all’ex consulente di Finmeccanica, Lorenzo Cola. Nel corso degli interrogatori il commercialista ha ricostruito ai magistrati la vicenda Digint: la societa’ informatica che ha messo in contatto Finmeccanica con l’imprenditore Gennaro Mokbel, ritenuto uno degli ideatori della maxitruffa. Il commercialista difeso dall’avvocato gambizzato questa sera a Roma ha, inoltre, spiegato agli inquirenti il flusso di denaro (quasi 8 milioni di euro) partito da Singapore e Hong Kong e transitato su un conto di San Marino per poi finire in Svizzera. Secondo chi indaga si tratta di denaro che Mokbel ha versato a Cola, tramite bonifici per l’acquisto di Digint e che Iannilli ha trasferito in Svizzera trattenendo per se’ il 10%.

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Fabio Arigoni, ex amministratore unico di Telefox e Telefox International, due delle società coinvolte nel maxi-riciclaggio di 2 miliardi di euro su cui indaga la Procura di Roma, si é costituito nei giorni scorsi alle forze dell’ordine. Arigoni, riferiscono fonti vicine agli inquirenti, avrebbe iniziato a collaborare con i magistrati, rivelando elementi che avrebbero portato ad un aggravamento delle posizioni di alcuni degli ex dirigenti di Fastweb e Telecom Italia Sparkle indagati e di alcuni degli artefici della truffa. Tra questi, Gennaro Mokbel, considerato dagli inquirenti il capo dell’associazione a delinquere, la moglie Giorgia Ricci, l’ex ufficiale della Guardia di Finanza, Luca Berriola, il consulente Carlo Focarelli, uomo vicino a Mokbel.

L’inchiesta sul riciclaggio internazionale da oltre 2 miliardi di euro, condotta dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, e ha coinvolto anche le aziende Telecom Italia Sparkle, potrebbe a breve registrare ulteriori sviluppi investigativi. «Il sistema delle truffe carosello, degli affari illeciti phonecard e traffico telefonico – si sottolinea – hanno avuto una spiegazione da parte di Arigoni, molto puntuale». In particolare diversi alti dirigenti d’azienda sarebbero stati chiamati in causa dal manager.

Le rivelazioni di Arigoni avrebbero svelato ai Pm nuovi scenari che presto potrebbero portare a nuovi sviluppi investigativi. Al manager, 57 anni, é contestato il reato di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio internazionale. Arigoni era latitante dallo scorso febbraio.

Nei giorni scorsi, intanti, l’ex senatore del Pdl, Nicola Di Girolamo, coinvolto nella stessa inchiesta ha concordato di patteggiare con la Procura di Roma una pena di cinque anni e la restituzione di quattro milioni e 700 mila euro, provento dell’attività di riciclaggio.

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Rappresentanti delle forze dell’ordine che hanno tradito il giuramento e aiutato il malaffare. E’ questo il nuovo ambito d’indagine che gli inquirenti della Procura di Roma hanno avviato, nell’ambito del fascicolo sul riciclaggio internazionale che ha coinvolto le società Fastweb e Telecom Italia Sparkle. Lo “sviluppo investigativo” ha avuto un nuovo impulso dopo le ammissioni di due indagati, Fabio Arigoni e Augusto Murri. Oltre all’ufficiale della Guardia di finanza Luca Berriola, agli arresti domiciliari, ci sarebbero altri investigatori che avrebbero collaborato con l’associazione a delinquere e provato anche ad inquinare il quadro probatorio, oppure lucrando per se stessi, come il carabiniere della Dia Fabrizio Magi.

I magistrati del pool diretto dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo mantengono il più stretto riserbo, ma già altre persone avrebbero cominciato ad ammettere le proprie responsabilità. Il dato certo, allo stato, è che sia Arigoni che Murri hanno iniziato a collaborare con i pubblici ministeri. Spiegando il sistema del gruppo che faceva riferimento all’imprenditore napoletano Gennaro Mokbel e delinenando la galassia delle società usate per ‘girare’ il denaro. La posizione di quest’ultimo, così come quella del consulente di telecomunicazioni Carlo Focarelli, sarebbe stata aggravata dalle dichiarazioni di Arigoni prima e Murri poi.

Le “aziende di carta”, con sede a Panama od in Spagna, aperte attraverso prestanome in Austria e Svizzera, erano i veicoli di cui il gruppo si sarebbe servito sia nelle operazioni ‘traffico telefonico’ che ‘phun card’, con le quali Fastweb e Telecom Italia Sparkle sono accusate di aver evaso il fisco ed evitato di pagare tasse per diversi milioni di euro. Le verifiche dei carabinieri del Ros e dei militari della Guardia di finanza, nucleo speciale di polizia valutaria, hanno permesso di chiarire le diverse vicende che saranno al centro del processo in cui saranno imputati tra gli altri Mokbel, Silvio Scaglia e Stefano Mazzitelli.

Oggi, giovedì 30, scadono i termini per la presentazione delle istanze di patteggiamento. Tra coloro che hanno concordato la pena con i pm, così come aveva fatto l’ex senatore Nicola Di Girolamo, c’è Simone D’Ascenzo, manager che avrebbe contribuito a portare soldi all’estero del gruppo di Mokbel e che è accusato di essersi servito di alcune srl con sede ad Hong Kong. Arrestato successivamente, rispetto alla maggior parte degli indagati, per lui è stata stabilita una condanna a 3 anni e 2 mesi per le accuse di riciclaggio e partecipazione ad associazione a delinquere.