Roma e M5S a pezzi, Raggi bugiarda su Muraro. Ira Grillo

6 Settembre 2016, di Alberto Battaglia

Virginia Raggi nella bufera, M5S nel caos, con Beppe Grillo che avrebbe perso le staffe.

Fra le qualità di un Movimento che avanza al grido di “onestà, onestà”, dovrebbe essere inclusa quella di non negare l’evidenza; eppure il caso scoppiato a Roma per la bugia, ormai chiara, sulla contezza che l’amministrazione aveva delle indagini che erano in corso sull’assessore all’Ambiente Paola Muraro, rischiano d’inquinare la purezza sulla quale il M5s fonda buona parte delle sue fortune.

Nel corso di un incontro davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle Ecomafie, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, ha ammesso di essere a conoscenza dell’indagine in corso sulla Muraro sin dal 19 luglio, poco tempo dopo l’insediamento della nuova giunta. Indagini che, dapprima furono taciute e poi smentite. La difesa di Raggi verso quello che considera “un attacco mediatico” è che sulla Muraro, indagata per attività di gestione di rifiuti non autorizzata, pendeva “una contestazione generica” senza “alcun avviso di garanzia. Abbiamo fatto una valutazione in una riunione in cui era presente anche il capo di Gabinetto”, ha detto il sindaco.

Anche Muraro tiene a precisare che, se in precedenza le sue dichiarazioni sembravano smentire le indagini a suo carico, di cui era da tempo perfettamente consapevole, era perché i giornalisti domandavano: “hai avuto un avviso di garanzia?”, “e io”, ha detto Muraro, “un avviso di garanzia non l’ho avuto. Se poi il giornalista scrive… la differenza è fondamentale, ma la domanda è questa. E l’avviso di garanzia non c’è”. Erano, dunque le domande a essere mal poste.

E se da un lato il premier Matteo Renzi ridimensiona un poco la questione ribadendo, come spesso aveva già fatto in precedenza che, un avviso di garanzia non è un sentenza di condanna, è altrettanto vero che un’indagine di questo tipo su un assessore all’Ambiente qualche imbarazzo lo crea. Tant’è vero che, appare evidente, l’amministrazione romana ha cercato finché possibile di tenerlo sotto al tappeto, mentre il direttorio del M5s, a differenza dei cittadini, veniva prontamente avvertito.

Il Messaggero parla dell’ira di Grillo e descrive la sua reazione alla notizia.

“Abituato a non prendersi mai troppo sul serio, questa volta Beppe Grillo ha dovuto forzare la sua indole. «Indagata? Ma stiamo scherzando…? Qui stiamo andando tutti fuori di testa». Incavolato nero, appunto. E anche Casaleggio jr si sente in qualche modo tradito. Da Virginia Raggi, certo. Ma anche da chi avrebbe dovuto «monitorare la ragazza» passo dopo passo e non lo ha fatto. Cioè con il direttorio. Sapevano e hanno taciuto? Nessuno esce allo scoperto, il refrain che si ripetono i big Di Maio e Di Battista non va oltre un «non ero a conoscenza», ma l’imbarazzo è palpabile. Al massimo qualcuno si lascia scappare un «sapevo che il suo non era un avviso di garanzia ma soltanto un’iscrizione nel registro degli indagati». Un giro di parole per non accusare direttamente la Raggi che «è stata esaustiva, ha deciso di attendere ulteriore elementi per prendere qualsiasi decisione». Ma Carlo Sibillia, il deputato avellinese anche lui membro del direttorio grillino, chiarisce che «il sindaco è lei, a lei spettano le decisioni». Come dire se qualcuno ha sbagliato questo qualcuno si chiama Virginia. E la Ruocco a tarda sera twitta: «Preciso di non conoscere la dottoressa Muraro e apprendo da fonti giornalistiche le sue vicende giudiziarie». Non proprio un assist alla Raggi, dunque”.

Ed è boom di vignette e di tweet sui social network.