ROLAND EUROPE: CHE DELISTING!

11 Ottobre 2004, di Redazione Wall Street Italia

* Fabrizio Tedeschi e´ editorialista di Panorama Economy. Consulente di grandi banche e gruppi finanziari, per otto anni e´ stato responsabile della Divisione Intermediari della Consob a Milano.

(WSI) – Non è un autogoal, come si potrebbe pensare di primo acchito, ma una
nuova costruzione della cosiddetta ingegneria finanziaria, neanche tanto
innovativa. Può fare sorridere il fatto che nel momento in cui tutti
cercano di evitare di effettuare un’offerta pubblica d’acquisto,
qualcuno decida di farsela tutta in casa. Ma al di là dell’ironia è
un’operazione razionale.

Veniamo alla storia. La capogruppo giapponese
ha deciso di ritirare dal listino italiano la propria controllata Roland
Europe. La società guidata da Carlo Lucarelli va bene, tanto che ha in
cassa un’abbondante liquidità e i soci di minoranza non ne vogliono
sapere di cedere le proprie azioni, se non a prezzo interessante. La
strada maestra è certamente l’Opa sul residuo flottante, perché pone gli
azionisti di minoranza sullo stesso piano garantendo a tutti uguale
trattamento.

A questo punto si pone il problema di reperire i fondi
necessari a compiere l’operazione. La capogruppo potrebbe fornirli
direttamente o tramite terzi, divenendo probabilmente proprietaria della
totalità delle azioni della controllata e successivamente potrebbe
fonderla o cederla o fare altre operazioni societarie. Ma si troverebbe
sempre a sborsare quattrini che non recupererebbe subito, ma col tempo,
o magari deciderebbe di mantenere lo status quo.

Probabilmente un de
minimis nell’ambito del gruppo, ma pur sempre un indice di gestione meno
efficiente. Invece i soldi si trovano proprio in pancia alla Roland
Europe e tutto sommato sono fermi, non investiti. Quale migliore
soluzione che utilizzarli nell’Opa e mettere le azioni residue in
bilancio alla società stessa? In questo modo non cambia quasi nulla nel
bilancio consolidato e anche la stessa Roland Europe non ne risentirà
più di tanto: sarà di fatto una riduzione del capitale per esuberanza,
che non dovrebbe dare problemi nei rapporti con fornitori e banche.

Con
un’unica operazione si raggiungono tre obiettivi, ovviamente in caso di
successo: si ritira la società dal listino, si riduce il capitale
esuberante e si soddisfano gli azionisti di minoranza (sempre che questi
ritengano equi gli 1,6 euro offerti per ogni azione). Non è un gioco di
prestigio di una società che compra se stessa, ma un impiego razionale
ed efficiente delle risorse di gruppo nel rispetto dei diritti degli
azionisti terzi.

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