Rogers: “America, preparati alla stagflazione, peggio degli Anni 70”

14 Ottobre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Gli Stati Uniti sembrano essere destinati a vivere un periodo di stagflazione, peggiore anche degli anni ’70, che porterà in forte rialzo i rendimenti dei bond, secondo l’investitore leggendario Jim Rogers. I governi starebbero mentendo sull’attuale livello inflazionistico e il recente rally dei Treasury sarebbe semplicemente di una bolla.

Con stagflazione si intende una situazione in cui, in un determinato mercato, sono presenti contemporaneamente: una mancanza di crescita economica in termini reali (stagnazione) e una crescita dei prezzi (inflazione).

Tra il 1974 e il 1978 la crescita dei prezzi media negli Stati Uniti era attorno all’8%, mentre la disoccupazione raggiunse un massimo del 9% nel maggio 1975. Al momento i non occupati rappresentano il 9,1% della forza lavoro Usa e la variazione del CPI (l’indice dei prezzi al consumo) è al 3,8%.

L’inflazione sarà sempre più un problema secondo Rogers, perché se negli anni ’70 era solo la Fed a stampare moneta, ora sono tutte le banche centrali mondiali. “Con i numeri inflazione in crescita e con i governi che continuano a stampare moneta, dunque emettere bond, si arriverà al punto in cui i prezzi dei titoli di debito scenderanno”.

Nonostante alcuni analisti parlino di “giapponesizzazione” degli Stati Uniti, Rogers dice che c’è una bella differenza, per cui i rendimenti dei bond Usa non continueranno a calare all’infinito: “Mentre il Giappone era il più grande paese creditore, gli Usa sono il più grande paese debitore nella storia del mondo”.