Rockefeller ha venduto azioni petrolifere prima del crollo del greggio

17 Dicembre 2014, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Veggenti, fortunati o manipolatori: in qualsiasi modo la si voglia vedere, i membri della famiglia Rockefeller hanno indovinato la mossa giusta al momento giusto. Si potrebbe interpretare anche come la decisione dell’anno sui mercati, se non fosse per la portata contenuta della ‘puntata’.

L’annuncio risale al 23 settembre. Allora uno dei fondi dei Rockefeller ha rinunciato quasi del tutto agli investimenti nel petrolio. In retrospettiva, i tempi in cui è stata presa la decisione sono pressoché perfetti, tanto da aver generato qualche sospetto sui forum e sui social media. In particolare tra chi crede alle teorie cospirazioniste di un “nuovo ordine mondiale”, di cui i Rockefeller sarebbero tra i padri fondatori.

Anche se la fase ribassista senza precedenti dei prezzi dell’oro nero è iniziata a giugno, fino a settembre i prezzi dei futures scambiavano intorno ai 93 dollari al barile, ben lontani dai minimi di 55 dollari testati in settimana.

Il Rockfeller Brothers Fund, il fondo che ha rinunciato agli investimenti nell’oro nero, è di dimensioni più modeste rispetto alla Rockefeller Foundation, ma la scelta di “sganciarsi dagli investimenti nelle energie fossili” ha fatto sobbalzare dalla sedia molti osservatori. D’altronde il ricchissimo patrimonio dei Rockefeller è stato accumulato grazie alle attività di Standard Oil, che non si può certo definire un’impresa attenta all’impatto ambientale e ai progressi registrati dalle energie rinnovabili.

In realtà il Rockefeller Brothers Fund stava muovendo i suoi primi passi verso le energie verdi da anni, per la precisione dal 2010. D’ora in avanti i suoi investimenti in carbone e sabbie bituminose – le due principali fonti di emissioni di CO2 – saranno ridotti a meno dell’1% del portafoglio.

Tenuto conto della cifra modesta al suo attivo (860 milioni di dollari a fine luglio), la decisione del Rockfeller Brothers Fund (Rbf) – fondazione filantropica costituita dagli eredi di John D. Rockefeller, colui che sulla raffinatura e vendita di greggio aveva costruito uan fortuna immensa – si presume volesse avere soprattutto un valore simbolico, anche perché è stata presa in vista del vertice Onu volto a rilanciare i negoziati internazionali sul surriscaldamento climatico propedeutici a trovare un accordo internazionale nel 2015 a Parigi.

Allo stesso tempo nessuno è tanto naif da pensare che la decisione dei Rockefeller non sia anche stata dettata dalla sete di denaro e con la mente rivolta ai profitti, oltre che ai possibili guadagni a livello di immagine.

Come Standard Oil controllava l’intera industria

Non sarebbe la prima volta che i Rockefeller dimostrano di saper anticipare e leggere dove si stanno dirigendo i mercati. A cavallo degli ultimi due secoli, i Rockefeller avevano trovato la strategia ideale per far fronte agli sbalzi dei prezzi sui mercati: l’impresa di famiglia Standard Oil di John D. Rockefeller comprava e controllava l’intera industria.

Il trust dei Rockefeller ha dominato il mercato fino al 1911, anno in cui la Corte Suprema ha emesso un verdetto contro il gruppo, sancito per violazione delle leggi antitrust. L’azienda è stata divisa in 34 società indipendenti sparse per il paese.

Durante la Grande Depressione, ad arginare il crollo dei prezzi sono state misure statali di controllo dei prezzi e tariffe sul petrolio straniero. Il deprezzamento del petrolio attuale assomiglia più a una guerra dei prezzi come uella vista a metà Anni 80 che ebbe tra i suoi artefici principali l’Arabia Saudita. Come allora la produzione in Usa sta crescendo mentre la domanda langue.

A causa del crollo degli ultimi mesi, gli investitori nei mercati di junk bond Usa esposti al settore energetico hanno subito perdite colossali. L’indice aggregato Barclays Aggregate sui bond è in contrazione del 15% nel 2014. I mercati sono scettici sulle capacità di rifinanziarsi del Venezuela, tra i primi 5 esportatori di petrolio al mondo (i bond sovrani sono ai minimi di 16 anni) e delle società petrolifere russe, che al contrario di Mosca, sono piene di debiti.

Dev’essere anche per paura di un simile scenario catastrofico che la fondazione americana Rockefeller Brothers ha deciso di ridurre progressivamente i suoi investimenti in progetti riguardanti le energie fossili, con lo scopo – almeno dichiarato – di contribuire alla lotta al surriscaldamento climatico.

(DaC)