Roberto Maroni: contro di me lanciata una specie di fatwa

16 Gennaio 2012, di Redazione Wall Street Italia
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“Mi sono sentito fortemente colpito da una sanzione che non comprendevo, una specie di fatwa che non è prevista dallo statuto e contro la quale non potevo neppure fare ricorso”. Lo ha detto Roberto Maroni intervenendo da Fabio Fazio a ‘Che tempo che fa’, sullo scontro che lo ha contrapposto nelle ultime ore ad Umberto Bossi.

“Nei piani alti del partito – ha aggiunto l’ex ministro dell’Interno – c’è qualcuno a cui non sono molto simpatico”. “Mi sono sentito davvero raggiunto da grande affetto, reazione imprevista che mi ha commosso”. “Reazione – ha precisato – che ha indotto Bossi a ritirare provvedimento che io ritengo ingiusto”.

Sono stati “centinaia di messaggi, 500 sulla bacheca di Facebook” e “da tutti questi messaggi arriva una forte richiesta a fare un congresso, che io condivido, ma non sta a me organizzarlo, non parte da me”. Nella Lega, ha sottolineato, c’è una struttura centralista “come ai tempi del partito comunista”.

“Nella telefonata Bossi mi ha detto che non sapeva” del divieto impostomi di non incontrare la base leghista, ha ricordato ancora Maroni. Alla domanda se sia finita la crisi all’interno della Lega, Maroni ha risposto: “Spero di sì. Non è la prima volta che succede. Queste cose mi hanno ferito”.

Al centro dell’intervista, anche la possibilità di una ricucitura con il Pdl. “La mia opinione personale – ha osservato l’ex ministro – è che, se il Pdl continuerà a sostenere a Roma il governo Monti, la Lega dovrà andare da sola alle elezioni amministrative”. “Io però – ha proseguito Maroni – sono un semplice deputato”, quindi decideranno gli organi del partito”.

Sulla vicenda dei soldi investiti dalla tesoreria della Lega in un fondo in Tanzania, un altro tema che sta agitando in queste ore le acque interne al Carroccio, Maroni ha spiegato: “Non conosco i motivi, abbiamo chiesto spiegazioni perché le risorse non sono utilizzate per le sezioni per far politica. Sarebbe una cosa ovvia”.

L’esponente leghista ha affrontato infine anche la questione delle liberalizzazioni.

“Con tutte le lobby bisogna essere coraggiosi – ha affermato – ma rispetto ai taxi più che aumentare le licenze credo che i comuni devono organizzare meglio il servizio. Se si toccano i trasporti, mettendo fine ai monopoli della tratta Milano-Roma per gli aerei o per le ferrovie, noi saremo d’accordo”.
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