Rivoluzione a L’Avana: anche Cuba scopre la pubblicita’

21 Settembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

L’Avana – La pubblicità a Cuba: un’illustre sconosciuta solo fino a poco tempo fa. Il simbolo del capitalismo e della cultura di massa ora contagia anche le strade de L’Avana.

Ammiccanti manifesti dalla grafica raffinata sono ancora lontani ma cartelli come questo sono una vera rivoluzione: per i cubani è il messaggio ciò che conta.

Il cartello è pieno di simboli – spiega Javier Matos, riparatore di cellulari – c’è la mano con il pollice alto a indicare che va tutto bene e la parola clinica accanto a tipici oggetti medici dice a tutti che il mio negozio è come un ospedale per i cellulari.

Con le riforme introdotte da Raul Castro, che ha preso il timone del paese dopo le dimissioni del fratello Fidel, nell’ultimo anno i commercianti privati sono raddoppiati: oggi se ne contano 350mila e tutti, più o meno rapidamente, si stanno adeguando alle leggi del marketing. La pubblicità aiuta se ben fatta – dice questo calzolaio – e non nel settore calzaturiero ma in generale in tutti i settori.

Una buona comunicazione e un servizio di qualità sono ciò che serve occorre attirare clienti con tutti i mezzi possibili”. Tutte le nostre vendite dipendono dalla pubblicità, senza pubblicità non si vende”, osserva la commessa di questo negozio di oggetti sacri.

Certo, non è facile per un commerciante farsi pubblicità con mezzi moderni: un’insegna al neon costa 18 euro al mese in termini di tasse. Una somma proibitiva in un paese dove il salario medio mensile è di 15 euro al mese. Così per ora chi non può permettersi questo lusso si accontenta del vecchio passa parola.