Ristrutturazione ricetta universale di successo: e’ clamorosamente falso

3 Febbraio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – I licenziamenti sono ormai diventati l’opzione automatica delle aziende, perche’ vengono ritenuti la soluzione piu’ rapida e semplice per l’impresa. Ma non e’ la migliore. E non e’ vero che le misure di ristrutturazione sono una ricetta universale di successo che migliora performance ed efficienza.

La ricercatrice francese Rachel Beaujolin-Bellet, che pubblichera’ presto una nuova ricerca sulla questione piu’ calda in tempi di crisi, cerca di decodififcare i piani di ristrutturazione aziendale di competivita’, spiegando come rendere socialemente accettabili le misure drastiche di riduzione del personale.

Il quotidiano Le Temps ha interpellato sul tema Rachel Beaujolin-Bellet, docente della Reims Management School, che pubblichera’ a sua volta un’opera che cerchera’ di fare luce sul fenomeno.

Cosa non va nel termine ristrutturazione?

Se realizzate un sondaggio volante tra la gente comune, constaterete che la maggioranza assimila ai licenziamenti. Ma e’ solitamente un programma piu ampio. E’ costituito di tanti elementi: le trasformazioni del permitetro di un’impresa (fusioni, cessazione di attivita’, trasformazione dell’organizzazione, etc.).

Perche’ una simile assimilazione negativa nell’immaginario collettivo?

– I licenziamenti sono un vero trauma e le lingue del ceppo latino non fanno una distinzione, come invece accade per gli anglosassoni, che parlano di “downsizing, per intendere una ristrutturazione con la riduzione di posti di lavoro.

Cosa ci dicono gli studi effettuati sul tema dell’impatto della ristrutturazione sulla performance delle societa’?

Sono contradditori. Si puo’ affermare che non c’e’ un legame automatico tra ristrutturazione e miglioramento dell’andamento di una societa’ in borsa e nel rendimento del business reale. Il rapporto diretto non esiste. Ma anche l’inverso non e’ vero.

Qual e’ il rapporto tra le ristrutturazioni con cui si ottiene licenziamenti e quali invece che portano a una creazione di lavoro?

Secondo l’Osservatorio di Dublino (ERM) c’e’ il doppio di distruzioni di forza lavoro rispetto alla creazione.

Voi denunciate il fatto che i licenziamenti sono ormai diventati automatici

Si, come se l’impiego fosse la variabile di aggiustamenti piu’ semplice da modificare, e anche la piu’ rapida.

Di certo non la piu’ efficace. Con una decisione legittima, ad esempio seguita da un reale cambiamento tecnologico del gruppo, successivo a una crisi, almeno i licenziamenti si rendono socialmente accettabili. Ma non dovrebbero mai essere una scelta automatica.