RISCHIO & ADRENALINA, ECCO PERCHE’ TIRANO CW E CERTIFICATES

1 Novembre 2005, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Covered warrant e Certificates continuano ad avere grande successo tra gli investitori. Il loro fascino, spiegano gli esperti, consiste in un paio di elementi: sono accessibili a partire da cifre quasi simboliche — anche intorno ai cento euro, per alcuni contratti — ma nello stesso tempo hanno la marcia in più dell’adrenalina, del titolo con cui si può “rischiare” (e in effetti il rischio c’è eccome, visto che si può perdere fino alla totalità della somma investita) però anche far lievitare la posta iniziale.

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In realtà il discorso va parzialmente scisso, tra cw e certificates. Questi ultimi, infatti, esistono anche nella versione senza “leva” finanziaria e con scadenze mediolunghe, persino di vari anni. Questi strumenti, più paragonabili ad un Etf che non ad un covered, hanno un pubblico di aficionados di altro genere, più riflessivo e “cassettista”.

Al contrario, lo scenario classico dei cw è l’opposto. «Diciamo che su questi strumenti si trovano un po’ tutti, con il profilo classico dell’investitore — spiega Elisabetta Persano, del Product management di Ubm — quindi uomini, dai 30 anni in su. Ma detto questo, i risparmiatori sono equamente suddivisi tra tutte le classi di età e di istruzione: semmai, in comune hanno un altro elemento, la passione per la finanza. A prescindere dal titolo di studio, sono appassionati degli scambi e quasi sempre si muovono on line, passando gli ordini su Internet».

E, altrettanto spesso, vivono con il turbo inserito, si muovono rapidamente, prediligono le operazioni infraday e quindi in una manciata di ore aprono e chiudono una posizione (rialzista o ribassista che sia) e il giorno dopo passano ad un’altra scommessa. «Hanno la logica dello scalper — spiega un altro protagonista del settore, il coresponsabile dei prodotti quotati Italia della Société Générale, Alexandre Vecchio, che insieme a Abn Amro, Deutsche bank, Goldman Sachs e Banca Imi sono tra i più rappresentativi emittenti del comparto — quindi sfruttano le asimmetrie anche minime di mercato, agiscono molto rapidamente e tengono la posizione solo fino a quando non si chiude lo spread, anche molto ridotto, con il sottostante».

Dati ufficiali non ce ne sono, ma dalle valutazioni degli uomini di mercato, quasi il 90% degli ordini passa on line, e quasi altrettante posizioni vengono aperte e chiuse in giornata.

Ciò non significa che lo strumento del covered warrant, e ancor più a buona ragione il certificate, debba essere usato solo in ottica di brevissimo tempo e unicamente in versione speculativa. Si può infatti bilanciare rischi sul sottostante con un’operazione di segno contrario con i covered warrant, o fare almeno in parte questa scelta di copertura (al rialzo con le azioni, ribassista con i cw, o viceversa). Ma per il popolo dei trader, non sempre professionisti della contrattazione, il covered è la tentazione più semplice, lo strumento più a portata di mano per “osare”: con pochi soldi si muovono grandi cifre, si ha il brivido del rischio e se la scommessa viene vinta si portano a casa bei soldini.
L’importante è ricordarsi che può succedere anche il contrario, e cioè di perdere tutta la posta, per piccina che sia.

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