RISCHIO BOLLA SULLA BORSA CINESE

23 Gennaio 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Le azioni cinesi sono diventate le più care di tutta l’Asia e ciò induce gli strategist di alcune delle principali banche d’affari, come Citigroup, Hsbc e Ubs a mettere in guardia gli investitori. I titoli trattati sulle principali borse della Cina continentale costano circa il doppio, in rapporto agli utili, rispetto a 18 mesi fa. Anche rispetto ai prezzi medi rilevati sulle borse dei paesi emergenti le quotazioni sulla Borsa cinese risultano doppie.

L’anno scorso, l’indice Shanghai e Shenzhen 300 ha segnato un rialzo del 121%, portando il valore delle due borse a superare quota 1.000 miliardi di dollari per la prima volta. Ciò indusse il governo ad avvertire gli investitori che a sospingere la borsa era “un cieco ottimismo”. Lo stesso che ha portato alcuni titoli a quotazioni stratosferiche. Dal collocamento, avvenuto a Shanghai il 9 gennaio e dopo richieste pari a 49 volte l’offerta, China Life Insurance co., primo gruppo assicurativo del paese, ha raddoppiato il valore.

Il titolo di industrial & commercial bank of china, prima banca cinese, ha segnato un rialzo del 70% dall’Ipo lanciata ad ottobre, che è risultato il maggior collocamento mai effettuato, con una richiesta del pubblico pari a cinque volte quella degli investitori istituzionali, secondo le banche che hanno gestito l’operazione.
Tutto questo è motivo di allarme tra gli analisti, che vedono pericoli in agguato “ogniqualvolta si vedono investitori privati formare lunghe file per acquistare azioni ai collocamenti iniziali” dal momento che non sono i piccoli risparmiatori a stabilire la tendenza del mercato, piuttosto, si buttano a pesce quando pensano che ci sia da guadagnare e spesso sul finire del rally.”

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Le ondate di acquisti stanno prosegunedo. L’indice Shanghai e Shenzhen 300, che segue le azioni di classe A quotate sulle due Borse, ha guadagnato il 10% la scorsa settimana, toccando quota 2.396,09. Si tratta del balzo settimanale più cospicuo degli ultimi otto mesi. Oggi è salito di un altro 3,5% portando il guadagno da inizio anno al 21%. L’indice è valutato oggi 37 volte l’utile, un bel pezzo avanti rispetto al minimo di 14,4 volte visto nel luglio 2005. E anche rispetto all’indice Morgan Stanley Capital International Emerging Markets, l’indice di riferimento mondiale per i paesi emergenti, che vale 15 volte l’utile.

Il balzo registrato dalle azioni a in Cina “rende nervosi,” commenta alla Bloomberg Virginie Maisonneuve, responsabile per l’azionario internazionale presso Schroder Investment Management ltd presso la sede di Londra. “Una correzione non mi sorprenderebbe e la considererei un’opportunità per comprare.” Marc Faber, gestore a Hong Kong, che aveva previsto il crollo delle borse del 1987, ha detto l’8 gennaio sempre a Bloomberg News di usare “cautela” nell’acquistare azioni in Cina arrivando addirittura a pronosticare un crollo dei mercati emergenti nel primo trimestre di quest’anno.

Tutti questi moniti non stanno cadendo nel vuoto. le autorità cinesi stanno cercando da tempo di raffreddare il mercato. Alle banche, per esempio, è stato chiesto di non finanziare investimenti in borsa e di chiedere il rientro dei finanziamenti in essere. La banca centrale nell’ultimo anno ha inoltre aumentato quattro volte il coefficiente di riserva obbligatoria per le banche, portandolo a gennaio al 9,5% dei depositi, per ridurre la disponibilità di liquidità.

Bisogna ricordare che gli investitori privati cinesi, anche a causa delle restrizioni nell’investire all’estero, hanno immesso circa 150 miliardi di yuan nei fondi comuni e speso 100 miliardi di yuan nell’azionario nelle ultime sei settimane del 2006, secondo stime di Credit Suisse Group. A fine giugno, i fondi della Cina continentale amministravano 580 miliardi di yuan.

A questi investimenti si aggiungono quelli provenienti dall’estero. I fondi che investono soprattutto in Cina hanno riportato un afflusso di 1,3 miliardi di dollari nelle prime due settimane del 2007, ammontare quasi triplo rispetto ai fondi che investono nel resto dell’Asia, Giappone escluso, secondo Emerging Portfolio Fund Research inc. a Boston. L’anno scorso, la metà dell’ammontare record di 22,4 miliardi di dollari investito in fondi dei mercati emergenti è stato assorbito da fondi che investivano in Cina.

“Le attese degli investitori sono davvero molto elevate e conseguentemente lo sono anche i rischi” commenta Ajay Kapur, strategista responsabile per l’azionario globale presso Citigroup a new york. Per Garry Evans, di Hsbc, c’è un 30% di possibilità di una “forte correzione” nel primo semestre. “C’è stato un enorme afflusso di capitali sul mercato della Cina continentale,” commenta Evans, responsabile per la strategia sull’azionario per l’Asia presso Hsbc a Hong Kong. “La situazione si fa effervescente.”

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