Riparte il sell off sul dollaro, l’euro punta ora a $1,43

18 Maggio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Buona volatilità ieri sui mercati, con movimenti su tutti i fronti che hanno offerto parecchie opportunità di trading, pur non andando a spostare di tanto, rispetto agli ultimi forti sbalzi visti, i prezzi, che rimangono nella maggior parte dei casi vicini a livelli tecnici importanti.

La cosa che si è notata di più è stata sicuramente la vendita di dollari avvenuta a livello globale, che può essere riscontrata a colpo d’occhio andando a guardare un grafico del DJ FXCM Dollar Index, passato da 9.700 a poco più di 9.600.

Che queste vendite stiano cominciando a divenire strutturali? Sarà possibile rivedere i livelli abbandonati una settimana e mezza fa?

Beh, non c’è dubbio che l’attenzione degli investitori nell’ultima settimana siano state rivolte completamente al problema greco, ma non è da escludere che ora che l’Ecofin è terminato, non ci si sposti tutti su qualche altro macro-tema, per esempio il ritorno sulla questione dei differenziali di tasso, in quanto ci stiamo avvicinando sempre più ai momenti temporali in cui essi avverranno.

Le valute che più potrebbero beneficiare del disallineamento di politica monetaria tra Fed e resto del mondo (l’Inghilterra ora come ora sta nel mezzo) risultano essere il dollaro australiano, anche se occorre valutare attentamente i risultati derivanti dall’effetto congiunto dei guadagni derivanti dai differenziali di tasso e delle potenziali perdite che si potrebbero registrare a causa dell’effetto prezzo, che vista la vicinanza ai massimi storici, potrebbe una volta raggiunti nuovamente questi livelli, stornare, la moneta unica e la sterlina, che ieri ha visto la pubblicazione dei dati sul CPI, +4.5% contro previsioni di +4.1% ed un precedente +4.00%.

Per quanto riguarda l’euro invece, non c’è stato un affondo verso 1.4000, il che fa pensare che gli investitori si stiano tranquillizzando lievemente in quanto i messaggi che arrivano dall’Ecofin sembrano essere, tutto sommato, rassicuranti (da calare quest’ultimo termine, chiaramente, nel contesto disastroso che stanno vivendo i conti pubblici dell’Europa, cosa scontata dal mercato, che però ancora forse non si rende conto di cosa potrebbe significare un default di un Paese europeo).

Ieri è stata anche ufficializzata la candidatura di Draghi alla guida della BCE, cosa come detto ieri molto buona, a nostro parere, per i mercati, che almeno non si troveranno a muoversi sulle speculazioni di chi potrebbe divenire il nuovo presidente della Banca Centrale Europea.

Oggi ci arriveranno anche degli spunti macroeconomici da America, Giappone e Gran Bretagna.

In ordine di importanza dobbiamo partire dalle minute della Bank of England, in quanto vedremo l’atteggiamento dei membri votanti (9 membri che l’ultima volta si sono schierati 6 a 3 per non rialzare i tassi) nei confronti dell’inflazione, prima che fosse stato rilasciato l’inflation report ed il dato sul CPI.

Dall’America invece le minute della Fed, che però, dopo la conferenza stampa che ha seguito la decisione sui tassi, lasciano un po’ il tempo che trovano, ed il GDP del Paese del sol levante, che in caso fosse più negativo delle attese potrebbe pesare ulteriormente su uno yen già in difficoltà.

Passiamo come sempre alla sezione di analisi tecnica, dove vediamo come l’EurUsd non sia stato in grado di rompere l’importante supporto di 1.4100 e di come sia riuscito a riportarsi a sfiorare quota 1.4300. Questa volta il movimento è stato innescato soprattutto dalla vendita del biglietto verde piuttosto che da forti acquisti di euro, come testimonia il cambio EurChf che, come vedremo, non è salito in maniera importante.

La divergenza rialzista venutasi a creare su un grafico a 4 ore su uno stocastico a 10-6-3 periodi sembra essere quasi esaurita, per cui dobbiamo prestare molta attenzione alla zona compresa tra 1.4300 e 1.4340, dove il cambio potrebbe incontrare forti resistenze di breve periodo, che solo se rotte potrenno farci rivedere 1.4500. Lo scenario ribassista invece considera sempre lo stesso livello di supporto.

Troviamo un UsdJpy che, dopo il bel tentativo di salita che ha portato a sfiorare la resistenza di 82.00 si è riportato sotto di una figura, appoggiandosi a quello che dev’essere considerato il livello di supporto di breve periodo, 81.00. La possibilità che si riveda 80.50 non è da escludere in caso di rottura.

L’EurJpy dopo la rottura della resistenza indicata a 115.65 ha quasi raggiunto i target a 116.80, che rimangono valide resistenza fino a quando ci manterremo sopra 115.00.

Buona volatilità sul cable che dal punto di vista tecnico si sta ora muovendo all’interno di un canale ben preciso tra 1.6200 e 1.6300, sfruttabile per del trading laterale utilizzando l’aiuto degli oscillatori, ma anche per un trading di break out che sfrutterebbe gli aumenti di volatilità che si potrebbero creare sulla rottura dei livelli indicati. Attenzione alla minute della Boe. Un tono hawkish potrebbe spingere i prezzi verso 1.6400.

Per quanto riguarda l’EurGbp invece, continua la fase laterale ipotizzata ieri tra 0.8700 e 0.8800. Anche qui, attenzione alla possibile volatilità che si avrà alle ore 10.30 italiane. In caso di rottura a rialzo gli obiettivi potrebbero andare da 0.88 ¾ a 0.89 figura, mentre se si dovesse rompere anche lo 0.8675 fatto toccare settimana scorsa, la discesa potrebbe prendere forza e puntare 0.8530.

Terminiamo come di consueto con il franco svizzero. Il dollaro americano ha perso forza nei suoi confronti, arrivando a rompere il supporto di 0.8800 ma fermandosi poco dopo, in corrispondenza di un livello di congestione precedente (individuabile su un grafico orario) a 0.8780. Se i dollari dovessero essere venduti ancora a livello globale crediamo che 0.8650 sia un buon livello obiettivo da considerare.

L’EurChf invece, come accennato, rimane tra 1.2500 ed 1.2600, con una maggior probabilità di muoversi verso l’alto in caso di superamento dei livelli indicati, piuttosto che verso il basso. Obiettivi di figura in figura.

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