Riforme, la verità è che Grillo è ormai fuori dalla realtà. Con lui il M5S non ha futuro

7 Luglio 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – “Di proposte come questa ne arriveranno una al mese, in prospettiva anche per dare una sponda a Sel e ai dissidenti del Pd”: salta l’appuntamento con il Pd per il faccia a faccia sulla legge elettorale, ma la linea, garantisce un parlamentare, non cambia e il Movimento 5 stelle tiene fede alla “svolta” del dialogo inaugurata dopo le elezioni.

“Lo abbiamo deciso in assemblea dopo le europee, non ce l’hanno imposta né Grillo né Casaleggio – puntualizza un deputato – e andiamo avanti. Ho sentito anche altri, per noi quello del Pd è un autogol, come faranno ora a dire che siamo noi a dire sempre no?”. E in effetti, alla fine M5S si rassegna a dare le “risposte scritte”, pregiudiziale posta dal Pd per riaprire il tavolo di confronto, nonostante le accuse roventi di Beppe Grillo sulla “criminalità democratica” e la “dittatura soft” che “l’ebetino o ebetone” Renzi sta introducendo in Italia.

Il gioco del cerino rimbalza al Nazareno. Le controproposte del M5S sono il contrario di una chiusura. Formalmente sono addirittura dieci sì, anche se sul Titolo V sono di più i “ma” e sull’elettività del senato la posizione di Grillo resta lontana da quella del Governo. Il sì al doppio turno col premio di maggioranza e alla riduzione dei collegi sono forse l’avvicinamento più netto alle richieste avanzate da Matteo Renzi nel primo confronto che risale a due settimane fa.

I “grillini” chiedono in cambio di non fare la “doppia selezione”, cancellando le soglie di sbarramento che, spiega una fonte parlamentare stellata, “serve solo a Berlusconi per rappezzare la sua coalizione”. Ma qual è la vera linea del M5S? La mossa del Pd di disertare l’incontro punta a far emergere le contraddizioni interne alla formazione guidata dal comico genovese. E in effetti, l’anatema di Grillo sul blog sembra in un primo momento alimentare l’idea della sconfessione della linea trattativista, i cui alfieri “pubblici” sono il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio e l’esperto di leggi elettorali Danilo Toninelli. Ma poi è lo stesso Grillo a precisare che “le porte per una discussione sulla legge elettorale per il M5S sono sempre aperte, nè mai le ha chiuse nonostante continue provocazioni”.

In realtà Grillo, che cede facilmente alla sua avversione per il Pd, “deve anche svolgere quel ruolo”, dice una fonte “grillina” in Parlamento: “non va dimenticato, infatti, che ove mai si raggiungesse un accordo con il Pd dovrebbe essere ratificato dagli attivisti sulla rete. Attivisti e parlamentari non sono tutti felici dell’attuale linea, e il loro consenso va preparato. Anche per questo Grillo è spesso più duro”. In realtà sull’operazione “dialogo” si è aperto da tempo l’ombrello di Gianroberto Casaleggio.

Il plenipotenziario della comunicazione stellata, nonostante i problemi di salute e la sua debolissima fiducia nella possibilità concreta di raggiungere un accordo col Pd, “si è convinto”, raccontano le fonti M5S, dell’opportunità di dare questo nuovo profilo al Movimento; e ha difeso anche oggi la scelta, nel corso di una lunga riunione a Montecitorio in comunicazione diretta con i vertici, in cui è stata elaborata la decisione di pubblicare il testo con le dieci risposte sul blog. Ecco perché, di proposte come quella del dialogo sulla legge elettorale “ne arriveranno una al mese”.

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E’ un dialogo impossibile, tra sordi. La disistima e’ massima, tra Pd e M5S. “Non è uno scherzo, sono le regole! Chiediamo un documento scritto per sapere se nel #M5S prevale chi vuole costruire o solo chi urla”. Ancora con un tweet, Matteo Renzi ribadisce così la richiesta del Pd di un documento scritto in risposta ai punti messi neri su bianco dai Democratici su riforme e legge elettorale. “Io sono un ebetino, dice Beppe, ma almeno voi avete capito quali sono gli 8 punti su cui #M5S è pronto a votare con noi? #pochechiacchiere”. Lo scrive su Twitter il premier Matteo Renzi, commentando quanto affermato da Beppe Grillo.

Beppe Grillo, furioso per la decisione del Partito democratico di far saltare il previsto faccia a faccia sulla legge elettorale, ha reagito duramente, in una registrazione telefonica pubblicata sul blog ufficiale del Movimento 5 stelle. “Io vi abbraccio tutti – è il suo messaggio ai parlamentari – abbraccio Di Maio, abbraccio gli altri, che sono stati presenti e erano presenti e hanno fatto la conferenza stampa”. Quella inscenata dal Pd, a giudizio del leader M5S è una “farsa, che hanno voluto portare fino all’estrema conseguenza, perché sono anche vigliacchi, non hanno il coraggio di dire guardate con voi non ci parliamo più, punto, neanche il coraggio, sempre una cosa, poi il contrario di quella, poi un’altra, poi un’altra, sono ipocriti e falsi”. “Questo – ha concluso Grillo – la gente lo deve sapere, quando fanno le leggi, quando vanno in televisione a dire le cose quando fanno i loro cambiamenti e le riforme con dei pregiudicati. Vi abbraccio a tutti!”.

Beppe Grillo promette opposizione “ancora più dura” al governo Renzi, dopo la scelta del Pd di disertare il previsto faccia a faccia con il Movimento 5 stelle sulla legge elettorale. “Io veramente un barlume, e un briciolo di orgoglio – ha dichiarato il comico genovese nella telefonata pubblicata sul suo blog – io lo chiedo anche al Pd, al Pdl, al Partito sardo di Azione, a qualcuno che dentro inizi a dire, a chiedersi dove stiamo andando a finire”. “E dove stiamo andando – ha detto – non è la governabilità, è l’inciucio enorme di questa gente che lavora per i propri interessi come Berlusconi per le sue aziende, altro che il popolo italiano e dall’altra parte abbiamo il lavoro delle banche, della finanza, dagli speculatori, e non si può lasciare loro questo magnifico paese, signori noi faremo una opposizione ancora molto più dura di prima, quindi noi ci siamo, ci saremo e ci stiamo organizzando!”.

“Quelle di Grillo sono le parole giuste al momento giusto. Noi un tentativo l’abbiamo fatto e la volontà di Renzi si è disvelata per quel che è: mantenere gli accordi non pubblici fatti con Berlusconi e il suo entourage. E’ giusto, a questo punto, fermare il confronto”. Lo dice all’Adnkronos il capogruppo M5S al Senato, Maurizio Buccarella, nella delegazione dei 5 Stelle che oggi avrebbe dovuto incontrare il Pd su riforme e legge elettorale. Per il grillino, le “risposte scritte chieste dal Pd sono state solo un escamotage per far saltare il dialogo” con i 5 Stelle.

“Ho risposto alle loro domande in una intervista al Corriere”: lo ha detto il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, commentando nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio la scelta del Partito democratico di disdire il faccia a faccia sulla legge elettorale, in programma per oggi. “E’ una situazione paradossale, c’è grande confusione politica e volontà di temporeggiare: se ci avessero detto ‘vediamoci fra due settimane per risolvere i problemi interni al Pd’, non avremmo avuto problemi”.

“C’è un Grillo furioso che ha ordinato la ritirata. Ora è chiaro il motivo della cautela del Pd: non sappiamo a nome di chi parla Di Maio. Sulla legge elettorale, il M5S pensava di fare il gioco delle tre carte”. Così la senatrice Laura Cantini, componente della direzione Pd ha giudicato l’attacco di Grillo a Renzi. “E’ stato montato ad arte un caso sul nulla – ha aggiunto la parlamentare -: i democratici aspettavano una risposta ufficiale ad una serie di punti. Con l’uscita di Grillo, comprendiamo i motivi del diniego del M5S a produrre un documento formale”, conclude Cantini.

“Capiamo la necessità di innovare e aprirsi a nuove forme di comunicazione, ma il dibattito su come si cambiano le regole dello stato democratico si fa sulla base di documenti e posizioni precise. Come volevasi dimostrare, alla disponibilità messa per iscritto dal Partito Democratico, i grillini hanno risposto con la solita chiusura. Peccato. Noi restiamo disposti a un incontro, ma con regole e punti chiari: mai come in questa fase il tempo è prezioso e in generale non è mai bene abusare della pazienza dei cittadini”. Lo ha dichiarato l’on. Emanuele Fiano, capogruppo Pd Commissione Affari Costituzionali, Camera dei Deputati. “In attesa dunque di risposte, proseguiamo serenamente nelle sedi istituzionali il confronto, a cui mesi fa il M5s aveva dichiarato di non voler partecipare”.

“Pensavamo di buttarli giù con le europee, non ci siamo riusciti, e visto che non siamo maggioranza vogliamo discutere per raggiungere una legge migliore per gli italiani”: così Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera ed esponente di spicco del Movimento 5 stelle, è tornato oggi a spiegare la svolta “dialogante” dei “grillini”, dopo che il Pd ha fatto saltare l’incontro previsto per il confronto sulla legge elettorale. “Se fossimo stati la maggioranza – ha detto Di Maio – avremmo fatto una buona legge elettorale anche in meno di cento giorni, ma non lo siamo quindi dobbiamo confrontarci”. “L’obiettivo – ha aggiunto – è governare questo paese. Ma nel medio termine evitare che l’Italicum entri nell’ordinamento così com’è. Credevo che il tavolo avesse come obiettivo dare una legge elettorale in cento giorni, non scriversi in carta bollata, se vogliono fare la legge elettorale per corrispondenza ce lo dicano”.

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A far sapere che l’incontro non si terrà più è stata l’eurodeputata dem Alessandra Moretti (già presente al primo vertice con il M5S), che ha dichiarato: “Mi è stato comunicato che oggi l’incontro non c’è. Non ho alcuna indicazione di rimanere a Roma, infatti sto partendo. Le ragioni non le conosco, ma l’incontro non c’è”.

La conferma ufficiale, poi, è arrivata dal capogruppo Pd a Montecitorio, Roberto Speranza, con una lettera alla presidente della Camera, Laura Boldrini: “Cara presidente – vi si legge – le scrivo per informarla che il previsto incontro di oggi tra la delegazione del Pd e quella M5S non si terrà. Il Pd considera questo confronto molto serio ed importante per il dibattito democratico nel nostro paese e per dare più forza al percorso delle riforme. Proprio per queste ragioni riteniamo imprescindibile che tale confronto possa svolgersi solo dopo che saranno pervenute formali risposte alle questioni indicate nel giorni scorsi dal Pd”.

Risposte scritte o sarà inutile incontrarsi. Così il PD rispondeva all’apertura del MoVimento 5 Stelle sulle trattative per riformare la legge elettorale, che è diventata la priorità del gruppo fondato da Beppe Grillo.

Un’apertura era arrivata sulle pagine del Corriere della Sera, per voce di Di Maio. “Di Maio dimostri che la sua apertura è sincera e che è, soprattutto, a nome di tutto il Movimento”.

Così il deputato del PD Dario Ginefra, che aggiunge: “auspichiamo, sin dall’inizio della legislatura, un confronto vero e genuino con il Movimento di Grillo che peró, in troppe occasioni, si è reso protagonista di sleali e brusche inversioni di marcia”.

“Anche oggi, per certi versi, le parole di Di Maio appaiono come un pasticcino avvelenato”.

Mercoledì, poi, scatterà la riforma del Senato. Il desiderio di Renzi è quello di presentarsi in Europa con una serie di riforme “in tasca”.