Riforma Lavoro: soluzione a meta’, penalizza lavoratori e imprese

16 Aprile 2012, di Redazione Wall Street Italia
Il contenuto di questo articolo, intitolato “Lavoro: una riforma a metà del guado. Prime osservazioni sul DDL n. 3249/2012, Disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita” e pubblicato da Adapt – che ringraziamo – esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

Roma – Il limite principale della riforma Monti-Fornero pare essere l’irragionevole convinzione di poter ingabbiare la multiforme e sempre più diversificata realtà dei moderni modi di lavorare e produrre in un prevalente schema formale, quello del lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Conseguentemente risultano vietate, almeno in termini sostanziali, le forme di lavoro coordinato e continuativo, ancorché genuine, e le partite IVA, vengono compresse in una area di eccezionalità e temporaneità il lavoro a termine, sono abrogati i contratti di ingresso incentivati per i gruppi svantaggiati, sono penalizzati il part-time e altre forme di lavoro che pure, come i voucher per prestazioni occasionali e il lavoro a chiamata, avevano consentito l’emersione di imponenti spezzoni di lavoro sommerso e irregolare.

Una siffatta lotta senza quartiere verso le forme di lavoro flessibile è possibile solo a condizione di smantellare in modo sostanziale, forti della riforma degli ammortizzatori sociali, le rigidità in uscita. Tertium non datur.

Una soluzione a metà, come quella che emerge dal disegno di legge n. 3249 finirebbe infatti per penalizzare non solo il sistema delle imprese, ma prima ancora gli stessi lavoratori.

A partire dai giovani e dai molti lavoratori esclusi dal mercato del lavoro che paradossalmente, e ancor più di quanto avviene oggi, sarebbero vittime sacrificali predestinate (non al “precariato” ma) al lavoro “nero” e alla economia sommersa.

Con il disegno di legge n. 3249 siamo solo a metà del guado. Spetterà ora al Parlamento decidere se procedere sino in fondo, sul versante delle flessibilità in uscita, o se fare, invece, una frettolosa marcia indietro sul fronte delle flessibilità in entrata.

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