Riforma Lavoro: ammortizzatori e contratti, ecco cosa cambia

15 Marzo 2012, di Redazione Wall Street Italia
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Roma – La riforma del mercato del lavoro prende forma. Ieri, in un vertice con i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, il ministro Elsa Fornero ha illustrato la sua proposta sui licenziamenti. Il diritto al reintegro nel posto di lavoro previsto dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori resterebbe solo nel caso dei licenziamenti discriminatori. Per quelli per motivi economici ci sarebbe invece solo un indennizzo, mentre per quelli disciplinari sarebbe il giudice a decidere se il lavoratore debba essere reintegrato oppure indennizzato, sul modello tedesco. Si prevede inoltre un tetto al risarcimento in caso di reintegro, che dovrebbe essere di 24 mesi. Significa che se anche la sentenza arriva, per esempio, dopo 4 anni, il lavoratore ha diritto a non più di 2 anni di stipendio arretrato, ma i contributi per la pensione devono essere pagati dall’azienda per tutto il periodo. Si sta infine valutando come instaurare una procedura d’urgenza per i processi in materia di licenziamento.

Braccio di ferro

La proposta Fornero è giudicata troppo dura dai sindacati, che vogliono mantenere l’articolo 18 senza modifiche (reintegro) anche sui licenziamenti disciplinari. Contro questa richiesta è schierata la Confindustria, ma anche il Pdl. «Per noi la reintegrazione va eliminata. Demandare al giudice la scelta tra indennizzo e reintegro non è una soluzione, ma aggrava i problemi», dice Maurizio Sacconi. Sul fronte opposto il Pd sostiene la posizione dei sindacati, accettando al limite di togliere dal diritto al reintegro solo i licenziamenti per motivi economici oggettivi. Sabato, al convegno della Confindustria a Milano, ci saranno tutti i protagonisti della trattativa, compreso il premier Mario Monti, e si tenterà una prima stretta. Da martedì pomeriggio, a Palazzo Chigi, comincerà la non stop per arrivare all’accordo. Fornero e Monti ci puntano. L’intesa con sindacati e imprese metterebbe le norme al riparo da modifiche in Parlamento.

Il ministro del Lavoro ieri ha lanciato segnali distensivi verso i sindacati: «Non vogliamo consentire alle imprese di licenziare in maniera selvaggia, non è questo il nostro scopo». La Cgil comincerà da oggi le verifiche interne in vista di un possibile accordo. Ma a questo punto sono le associazioni imprenditoriali a preoccuparsi. La Confindustria teme alla fine sull’articolo 18 l’intervento minimo e intanto guarda con agitazione alle proposte sul riassetto dei contratti, che determinerebbero un irrigidimento delle norme e un aumento dei costi. Insostenibile per artigiani e commercianti, i più lontani dall’accordo.

Il documento sui contratti

Anche questo è stato mandato da Fornero alle parti sociali, come quello sugli ammortizzatori sociali, illustrato ieri dal Corriere . Si compone di 5 pagine ed è intitolato: «Linee di intervento sulla disciplina delle tipologie contrattuali». Obiettivo: «Rendere più dinamico il mercato del lavoro (…) contrastando al contempo il fenomeno della precarizzazione». Per questo ci vuole flessibilità in entrata e in uscita, rendendo «più adeguata la disciplina limitativa dei licenziamenti individuali, e in particolare di quelli per motivi economici». Molte le novità. Accanto al contratto a tempo indeterminato, che resta la forma normale di lavoro, il contratto di apprendistato diventerebbe il canale principale di ingresso al lavoro, mentre resterebbero 7 tipi di contratto a termine ma sarebbero più difficili da utilizzare.

Apprendisti solo se l’azienda assume

Si parte dalla riforma Sacconi e si aggiungono alcuni correttivi. In particolare, si legge nel documento, si vuole «condizionare la facoltà di assumere tramite apprendisti al fatto che il datore di lavoro possa dar conto di una certa percentuale di conferme in servizio nel passato recente». Insomma le aziende potranno assumere apprendisti beneficiando del fortissime agevolazioni sui contributi solo se dimostreranno di avere stabilizzato a tempo indeterminato una parte di quelli assunti in precedenza. Inoltre la formazione dovrà essere certificata e garantita dalla «presenza obbligatoria del tutore».

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Contratto a termine più costoso

Ci sarà una «maggiorazione contributiva» (aliquota dell’1,4%) sui contratti a termine che l’azienda potrà recuperare, sotto forma di «premio di stabilizzazione», se assume il lavoratore a tempo indeterminato. Per «limitare il fenomeno della successione abusiva di contratti a termine» ci sarà «l’aumento dell’intervallo temporale» tra un contratto e l’altro. Verrà inoltre eliminato l’obbligo di impugnare il contratto a termine davanti al giudice entro 60 giorni dalla cessazione dello stesso e si ridurrà a 9 mesi il termine entro il quale proporre l’azione in giudizio».

Più contributi sui co.co.pro

Sui contratti a progetto verrà «introdotto un incremento dell’aliquota contributiva» all’Inps, così da proseguire l’«avvicinamento alle aliquote previste per il lavoro dipendente» (33%). Sarà inoltre eliminata la possibilità delle clausole che consentono il recesso del committente prima della scadenza del termine, anche in mancanza di giusta causa. Si propone anche «una definizione più stringente del progetto» e «l’abolizione del fuorviante concetto di programma».

Stretta sulle partite Iva

«Per contrastarne l’abuso» Fornero pensa a «norme rivolte a far presumere, salvo prova contraria, il carattere coordinato e continuativo della collaborazione tutte le volte che duri complessivamente più di sei mesi nell’arco di un anno» e da essa il lavoratore ricavi «più del 75% dei corrispettivi» e comporti «una postazione di lavoro presso il committente».

Bonifica delle associazioni in partecipazione

Potranno ricorrere a questa forma di lavoro solo le «piccole attività», fino a 5 persone, compreso l’associante, fatte salve le associazioni in ambito familiare. Inoltre va provata «l’effettività della partecipazione agli utili», altrimenti il rapporto di lavoro si trasforma in subordinato.

Part time, job on call e voucher

Per ogni variazione di orario in attuazione delle «clausole elastiche del part-time» scatterà un «obbligo di comunicazione amministrativa». Stesso obbligo sul job on call ogni volta che l’azienda chiama il lavoratore. Infine si prevede di «restringere il campo di operatività» dei voucher.

Resta l’indennità di mobilità

Rispetto al documento sugli ammortizzatori, nell’incontro di ieri, i sindacati avrebbero ottenuto da Fornero la disponibilità ad allungare la fase transitoria dal 2015 al 2016-17, prima dell’andata a regime del nuovo sistema. Nel quale, inoltre, dovrebbe sopravvivere l’indennità di mobilità che sussidierebbe il lavoratore terminata l’Aspi, la nuova indennità di disoccupazione. Il tutto per accompagnare il più possibile i lavoratori espulsi dalle aziende in crisi vicino alla pensione. Il testo sugli ammortizzatori prevede comunque per i lavoratori anziani la possibilità di costituire, con accordi sindacati-imprese, fondi di solidarietà a carico delle aziende (sul modello del settore bancario) per consentire il prepensionamento con 4 anni di anticipo rispetto alle regole generali.

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