Riforma del lavoro non risolve i problemi del welfare

20 Marzo 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Non e’ un mistero che in Italia si fanno meno figli e ci sposa piu’ tardi. Un’intera generazione deve fare i conti con contratti precari e un sistema di sussistenza insufficiente in un’economia sempre piu’ globalizzata.

I giovani sono segnati dalla difficolta’ e in alcuni casi dall’impossibilita’ di pianificare la propria vita e fare progetti a lungo termine. Questo blocca qualsiasi investimento su se stessi.

La denuncia e’ di Roberto Rizza, docente di Sociologia del Lavoro ed Economia e Impresa presso l’Universita’ di Bologna, intervenuto ai microfoni di RaiNews24: “Sui giovani si addensano i lavori a termine” e questa riforma del lavoro, pur andando nella giusta direzione, non risolve le carenze in materia di welfare e di accompagnamento al nuovo impiego.

“Gli italiani stanno peggio dei colleghi europei e su di loro pesa un livello di disoccupazione superiore a quello delle persone piu’ mature o della media Ue”, aggiunge Rizza.

Le carriere sono sempre piu’ discontinue e questa non giova alla crescita del paese. La causa principale e’ da ricercare nelle protezioni del welfare notevolmente ridotte, “perche’ buona parte di esse ha un ingresso con un contratto flessibile o precario”, come sottolinea l’esperto di diritto del lavoro.

Nel mercato italiano, inoltre, si rileva una identificazione territoriale molto forte e sopratutto un gap di genere che non trova paragoni in Europa, con le donne penalizzate nella loro carriera lavorativa, sopratutto per quanto riguarda le carenze nel sistema del welfare.

“Oltre ai problemi legati alla maternita’, mancano anche strumenti di assistenza agli anziani”, constata Rizza. “Ma e’ tutto il sistema del welfare, non solo l’articolo 18, che tiene meglio nel Nord d’Europa”. Ecco che allora bisognerebbe dunque rivedere l’intero sistema di sussistenza.

“E’ un problema legato alla qualita’ delle spese sociali. Le politiche del lavoro possono rappresentare delle precondizioni per lo sviluppo economico”, secondo l’autore del report “Giovani, i perdenti della globalizzazione? Lavoro e condizione giovanile in Europa e in Italia”. Nel volume vengono esposti – per la prima volta in Italia – i risultati di lunghe e approfondite ricerche internazionali che hanno offerto un contributo decisivo alla comprensione degli effetti della globalizzazione sulla condizione giovanile.

Piu’ che il modello del welfare, ad apparire molto efficiente e’ il sistema duale scolastico tedesco: una parte di giovani sceglie scuole tecniche professionale che hanno un buon rapporto con le aziende. Di conseguenza c’e’ una facilita’ maggiore di entrare nel mercato del lavoro: l’attesa media per fare ingresso e’ un mese.

Nel sistema scandinavo e danese abbiamo notevoli sostegni per chi perde un’occupazione, molto generosa e molto lugna, ma anche servizi per l’impiego che accompagnano i giovani alla riacquisizione di una posizione.

Ma il nostro paese non e’ in grado di reggere l’importazione di un sistema del genere dal punto di vista della spesa sociale e dei conti pubblici, senza un adattamento alla situazione italiana.

Ci sono tre punti che rappresentato delle precondizioni per lo sviluppo economico: servizio di sostegno alle donne che aumenterebbe il tasso di occupazione femminile; si deve investire sull’innalzamento del livello di istruzione – piu’ una persona e’ istruita, meno sara’ in difficolta’ a trovare un lavoro un in un mercato flessibilizzato – e infine per avere tutele nel mercato del lavoro bisogna migliorare i servizi per l’impego di accompagnamento nella ricerca di un nuovo lavoro.