Riforma del catasto: chi ci perde e chi ci guadagna

26 Marzo 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Una riforma radicale, che nel giro di qualche anno, cambiera’ il modo di calcolare le imposte immobiliari. Il sistema del calcolo catastale, introdotto negli Anni 60, facilita alcuni e penalizza altri: ora che l’unita’ di misura passera’ dal numero dei vani ai metri quadri e’ previsto un calcolo piu’ uniforme, che portera’ a un presunto risparmio per chi vive in abitazioni di minor valore, per effetto di una ridistribuzione del prelievo e non di un aumento del gettito.

Il precedente sistema poteva provocare delle ingiustizie perche’ attribuiva rendite diverse ad immobili uguali, solo perche’ “diversamente strutturati al loro interno”. Nella revisione delle rendite si dovra’ tener conto anche di criteri meno immediati, come la zona in cui si trova il fabbricato e la qualità generale dell’edificio.

In ogni caso, si legge sui documenti del governo, la riforma del catasto “non dovra’ comportare aumenti del prelievo” perche’ le “maggiori rendite saranno compensate da riduzioni di aliquote”. I criteri piu’ aggiornati che dovranno essere utilizzati sono l’equita’, la perequazione, la trasparenza e la qualita’ delle informazioni reddituali e patrimoniale nel settore immobiliare.

Il disegno di legge e’ stato presentato al Consiglio dei Ministri e dovra’ passare al Governo per una modifica generale del sistema fiscale. In base alla nuova norma, se restera’ cosi’ com’e’, a ogni immobile saranno attribuiti una rendita e un valore patrimoniale basandosi sui valori medi ordinari espressi dal mercato in arco di tempo che varia fino a tre anni. Diversamente da quanto avvenuto finora, le unita’ di consistenza saranno calcolate per metro quadrato e criteri analoghi verranno applicati anche per la determinazione della rendita media ordinaria.

Secondo Carlo Buratti, docente di Scienza delle Finanze presso l’Universita’ di Padova intervistato dal Sussidiario.net, “I criteri per la valutazione delle rendite dei fabbricati dovrebbero essere quelli conosciuti e utilizzati dalle agenzie immobiliari. È presumibile, quindi, che si parta da lì”.

Attualmente, invece quello che avviene e’ che si applica il valore d’estimo al vano. Si tratta dunque di una rendita presunta, al netto degli oneri di manutenzione, moltiplicata per un certo coefficiente – che per le abitazioni e’ 100. “Il valore dell’immobile così calcolato, tuttavia – sottolinea Buratti – prescinde dalla metratura. Nei nuovi criteri, invece sarà presa in considerazione. Si tratta di una correzione dovuta». Resta ancora da capire se ci sarà, effettivamente, chi pagherà di meno.