Riciclaggio di denaro sporco: in Italia e’ ormai il 10% del Pil (150 mld)

10 Maggio 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Il riciclaggio, in Italia, pesa per il 10% del Pil, contro il 5% a livello mondiale. Lo ha detto il vice direttore generale della Banca d’Italia, Anna Maria Tarantola. ”A livello mondiale – ha detto la Tarantola – il FMI ha stimato che il riciclaggio assommi a circa il 5% del Pil; le stime domestiche sono ancora piu’ pessimistiche (ma vista l’incidenza in Italia di alcune ‘multinazionali’ del crimine, non poteva, forse, essere altrimenti) e indicano dimensioni mediamente superiori al 10% del Pil e crescenti in funzione dell’apertura internazionale dei mercati e del ricorrere delle crisi economiche”.

”Si tratta di flussi di denaro illecito che assumono rilevanza anche sul piano macroeconomico e sono suscettibili di generare gravi distorsioni nell’economia legale – conclude la Tarantola -, alterando le condizioni di concorrenza, il corretto funzionamento dei mercati e i meccanismi fisiologici di allocazione del risorse, con riflessi, in definitiva, sulla stessa stabilita’ ed efficienza del sistema economico”.

Poiche’ il prodotto interno lordo dell’Italia nel 2009 e’ stato di 1520 miliardi di euro, l’ammontare totale del riciclaggio di denaro sporco nel nostro paese e’ stimato da Banca d’Italia in circa 150 miliardi.

Sono triplicate le segnalazioni di operazioni sospette di riciclaggio di denaro sporco. Lo ha affermato il vicedirettore generale della Banca d’Italia, Anna Maria Tarantola, secondo cui “le segnalazioni di operazioni sospette, circa 12.500 nel 2007, si sono triplicate, divenendo oltre 37mila nel 2010. Il trend di crescita risulta in notevole accelerazione: +16% nel 2008, +44% nel 2009, +77% nel 2010”.

“Non può però considerarsi soddisfacente – ha sottolineato la Tarantola in un intervento alla Scuola superiore dell’economia e delle finanze – il fatto che l’aumento delle segnalazioni sia dovuto quasi esclusivamente agli intermediari bancari e finanziari e alle Poste. Dai professionisti e dagli altri operatori – ha aggiunto – sono pervenute nel 2010 solo 223 segnalazioni (erano 136 nel 2009 e 173 nel 2008), di cui un terzo dai dottori commercialisti, ragionieri e periti commerciali, circa un quinto dai notai”.