RICERCA: IL GRIDO DI DOLORE DEL CNR

20 Aprile 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9Colonne) – Roma, 20 apr – Grido di dolore del Cnr, il più grande Ente di ricerca in Italia. “La riduzione progressiva negli ultimi anni della quota di finanziamento proveniente dallo Stato – ha dichiarato il presidente Fabio Pistella – ha raggiunto un livello non ulteriormente sostenibile. Soltanto grazie alla capacità dell’Ente di reperire consistenti risorse dall’esterno con accordi di partnership sottoscritti con soggetti esterni (Istituzioni, Regioni, operatori industriali, Consorzi Interuniversitari) è stato possibile continuare a sviluppare importanti filoni della ricerca scientifica”. “Fra l’altro, l’andamento di queste disponibilità esterne è in costante crescita. Ma questa integrazione di risorse, che è di per sé virtuosa e dimostra le capacità dell’Ente di relazionarsi con i partner e di competere con successo nell’accesso a meccanismi di finanziamento selettivi – quali i bandi contenuti nel VII Programma Quadro o quelli lanciati dal MUR o da altri Ministeri – diventa inefficace e distorcente quando il contributo ordinario dello Stato scende al di sotto del livello di sopravvivenza”. Il Cnr deve fare i conti, infatti, con la continua diminuzione del contributo pubblico. Dal 1998 il finanziamento è, in termini nominali, sostanzialmente fermo: si passa dai 528 milioni di euro del 1998 ai circa 548 nel 2005, che divengono 537 nel 2006. Inoltre, confrontando le dotazioni del 1998 con quelle del 2006, in termini reali, l’Ente ha subito un taglio pari a circa 86 milioni di euro. Il presidente del Cnr ritiene che risorse aggiuntive si potrebbero recuperare rendendo disponibili gli accantonamenti previsti dalla Legge Finanziaria 2007, pari a 220 milioni di euro per tutto il comparto degli Enti di Ricerca. Ipotizzando che al Cnr fosse assegnato, in base al “peso relativo” rispetto agli altri enti vigilati dal MUR, un terzo di tali risorse, l’Ente potrebbe contare su una boccata di ossigeno di 70 milioni di euro.