Regno Unito sull’orlo di una crisi energetica

20 Febbraio 2013, di Redazione Wall Street Italia

Roma (WSI) – E’ sotto il cielo di Londra, non quello di New Dehli, che oggi si respira l’odore acro di carbone a pieni polmoni. La Gran Bretagna non ne può fare a meno. Gli aumenti di gas hanno spinto il Paese a tenere aperte le centrali di carbone. Poco importa se inquinano, rendendo l’aria irrespirabile. Alistair Buchanan, numero uno dimissionario di Ofgem, l’organismo che regola i mercati del gas e dell’elettricità, annuisce.

Lui che conosce il settore dell’energia a fondo ha raccontato al quotidiano britannico The Indipendent che la Gran Bretagna dovrà affrontare cinque anni di rapido aumento dei costi dell’energia elettrica a causa del balzo dei prezzi del gas in tutto il mondo. “Purtroppo – ammette – le nuove fonti di produzione di energia, come le rinnovabili e il nucleare non sono abbastanza sviluppate”.

Da qui a proporre che i ministri dovrebbero pensare ad estendere la vita ad alcune centrali elettriche a carbone in Inghilterra a meno di non facilitare una “rivoluzione” nel settore dell’efficienza energetica il passo è breve. La Gran Bretagna ha attualmente circa il 15 per cento della sua capacità di generazione sotto forma di riserve, ma questa scenderà al di sotto del 5 per cento entro i prossimi tre anni. “La gente si domanda dov’è il nuovo nucleare, ossia il carbone pulito“, scandisce sibillino. Ma anche lui sa bene che questa è un’altra storia. Bisognerà aspettare almeno fino al 2020.