Reddito universale in Finlandia: effetti positivi

9 Maggio 2017, di Mariangela Tessa

Per ora un risultato sembra garantito: in Finlandia il reddito universale, esperimento voluto dal governo di centro destra del premier Juha Sipilä per aumentare l’occupazione nel Paese, ha portato ad una riduzione dello stress dei lavoratori, che sono quindi i primi beneficiari della misura.

Lo hanno riferito funzionari che si occupano dell’operatività della misura rivoluzionaria lanciata lo scorso gennaio. L’esperimento non è l’unico nel mondo, ma è il primo concreto in Europa a livello nazionale. Anche il candidato del Partito Socialista Benoit Hamon, in Francia, e il MoVimento 5 Stelle, in Italia, hanno inserito nei loro programmi politici un piano di sostegno simile.

Marjukka Turunen, numero uno di KELA, l’agenzia governativa che si occupa del welfare, ha riferito all’Indipendent che il reddito universale oltre ad aver semplificato la burocrazia, ridotto i costi statali nella lotta alla povertà, ha avuto indirettamente effetti positivi sulle persone che soffrono di problemi mentali.

Facciamo un passo indietro. Quando si parla di reddito universale in Finlandia, si parla un reddito di base di 560 euro al mese garantito a 2mila disoccupati estratti a sorte. Che continueranno a ricevere l’assegno anche se trovano lavoro. L’esperimento sociale partito l’1 gennaio, che proseguirà per due anni, ha l’obiettivo di ridurre la povertà e ridurre il tasso di disoccupazione nel paese scandinavo e fare possibilmente da apripista a iniziative analoghe nel resto del mondo.

I duemila disoccupati non dovranno fornire giustificazioni sul modo in cui spenderanno i soldi. La somma verrà detratta da altri eventuali sussidi ricevuti, ma l’erogazione continuerà anche nel caso in cui trovino lavoro.

Il tasso di disoccupazione in Finlandia, un Paese di 5,5 milioni di abitanti, è intorno all’8%, per un totale di 213mila persone senza lavoro, e il reddito medio nel settore privato è di circa 3.500 euro al mese.