Reddito fisso: attenzione al cambio di regime sui mercati

13 Giugno 2017, di Alessandro Piu

Finora il 2017 ha deluso le attese, almeno per quanto riguarda il “reflation trade” che aveva gonfiato le vele dei mercati nella parte finale del 2016. Tuttavia la situazione è destinata presto a cambiare secondo Mark Nash, head of Global bonds di Old Mutual Global Investors

Qual è lo scenario attuale sui mercati finanziari?

I fondamentali economici positivi spingono i prezzi degli asset e il contesto benevolo per la crescita economica e per l’inflazione ha ridotto la volatilità a livelli incredibilmente bassi. Non c’è ragione per cui le banche centrali agiscano aggressivamente sulla politica monetaria. La Bce e la Bank of Japan possono prolungare i loro programmi di acquisto asset, la Fed può continuare il graduale aumento dei tassi di interesse e la Bank of England proseguire a mantenerli fermi per l’immediato futuro. In questo contesto gli investitori tendono a favorire le attività finanziarie che generano rendimento in maniera quasi del tutto indiscriminata. Secondo me, tuttavia, non è una situazione destinata a durare ancora a lungo.

Quale può essere una strategia efficace per affrontare questo scenario?

Dopo le grandi speranze di fine 2016 per un “cambio di regime” sui mercati, il 2017 ha finora deluso. Lo scenario politico statunitense è diventato più impegnativo e l’inflazione si è dimostrata deludente. Noi continuiamo a essere positivi sulla crescita dell’inflazione globale e di conseguenza l’asset allocation dovrebbe riflettere le tempistiche e la probabilità di una transizione, il “cambio di regime” di cui dicevo prima. L’asset class reddito fisso andrebbe pertanto sovrappesata in quanto dovrebbe performare bene sia nell’attuale che nel nuovo contesto. Tuttavia vanno fatte alcune dovute distinzioni: siamo cauti sui titoli di Stato governativi a basso rendimento mentre il reddito fisso più rischioso dovrebbe essere supportato dal graduale percorso verso tassi di interesse più alti.

Quali segmenti di mercato sono favoriti?

Anche se è la Bce irrigidirà la politica monetaria molto lentamente, i bassi livelli dei rendimenti e i blocchi tecnici nei confronti del Qe che si profilano per il 2018, rendono sensato andare short su alcuni asset, in particolare titoli di Stato tedeschi e francesi. Da preferire, in ottica long, i titoli di Stato periferici. Dopo la sconfitta dei candidati populisti alle elezioni austriache, olandesi e francesi, la fiducia nel progetto europeo sta migliorando e sta diminuendo l’incertezza nei confronti degli asset europei. Le turbolenze politiche hanno mantenuto ampi gli spread dei bond periferici e quindi esistono ancora opportunità di rendimento, vista anche la crescita delle prospettive per riforme dell’Eurozona.

Avete qualche posizione aperta in Italia? Qual è la vostra opinione sul Paese?

Il debito italiano è stato supportato dall’allentamento monetario da parte della Bce. Ora il prezzo dei titoli di Stato italiani dovrebbe tornare a guardare ai fondamentali e potrebbe dover affrontare alcuni rischi dipendenti dalla velocità dell’inversione della politica monetaria della Bce e dal tasso di miglioramento della crescita in Italia. Detto ciò, la Bce si impegnerà per evitare un aumento troppo sostenuto dei costi di finanziamento. Il problema dell’Italia è il potenziale di crescita economica troppo basso e l’alto livello di indebitamento. L’Italia necessita di riforme strutturali per migliorare la produttività ma il sistema politico fratturato fatica a portarle avanti. Ha inoltre bisogno di spesa fiscale ma avendo un debito già elevato non può aumentarla in quanto rischierebbe una nuova crisi del debito sovrano.

Da dove potrebbero provenire i maggiori rischi per il mercato obbligazionario?

Un’accelerazione dell’inflazione salariale negli Stati Uniti costituisce probabilmente il rischio maggiore nel breve. Maggiori prestiti a fronte di maggiori disponibilità di reddito e un potenziale aumento negli investimenti di capitale potrebbero spingere la Fed ad accelerare il ritmo degli aumenti dei tassi di interesse. Ciò innescherebbe un riprezzamento sul mercato obbligazionario.

L’intervista è stata realizzata dal mensile Wall Street Italia