Recovery Fund: le colpe italiane e l’integralismo europeo

20 Luglio 2020, di Leopoldo Gasbarro

La notizia. Oggi pomeriggio, con inizio dalle ore 16.00 nuova riunione per la sottoscrizione della nuova bozza di Recovery Fund.

La trattativa. Una lunga notte di trattative, poi una nuova bozza di accordo che vede gli aiuti ridursi a 390 miliardi di euro. Lo stop degli incontri e nuovo appuntamento fissato per oggi pomeriggio alle 16.00. Due righe telegrafiche come quelle appena scritte basterebbero a descrivere ciò che è successo a Bruxelles la notte scorsa, due righe che non entrano nel merito di una vera e propria guerra diplomatica durata tre giorni, ma che ha radici antiche.

Frugali contro Bisognosi. Li hanno chiamati Paesi Frugali quelli che si opponevano ad aiuti a pioggia a Paesi Bisognosi come l’Italia. Anzi l’oggetto del contendere erano proprio gli aiuti all’Italia. Frugale vuol dire sobrio,  misurato nelle spese, attento ai conti. Bene, pensate di essere frugali e di trovarvi di fronte chi ai conti non fa attenzione o la cui storia è tale da lasciarlo pensare, prestereste a queste persone il vostro denaro, quello che con tanta frugalità avete messo da parte? Non è capitato anche a voi che a un bisognoso a cui una volta avete dato un obolo andato poi perduto, non preferiate comperare direttamente qualcosa da mangiare invece che lasciargli dei soldi con il rischio che fossero mal spesi?  E se poi scopriste che quei bisognosi sono diventali tali perché non sono stati capaci di gestire in maniera frugale le risorse che avevano a disposizione avreste ancora voglia di dar loro una mano? Certo la durezza degli olandesi pare eccessiva soprattutto nei modi e nella forza delle dichiarazioni. Il loro voler fare da “controllori dei conti” senza una condizione democratica che porti alle scelte ed alle decisioni comunitarie è fuori luogo. Ma su un progetto coerente ci si può confrontare e trovare delle soluzioni.

Covid-19. La notizia vera è che Covid-19, con tutte le declinazioni possibili ed immaginabili, stia dimostrando che l’ Europa ci possa essere e possa rappresentare un valido punto di riferimento per i 27 Paesi che ne fanno parte. Con tutti i distinguo, con le diverse situazioni di emergenza, con i diversi conti interni, con diverse condizioni politiche interne ed esterne, l’Europa è ancora seduta attorno ad un tavolo a discutere di come aiutare chi ne ha bisogno. E’ questa la NOTIZIA VERA. Non la quantità di denaro messo a disposizione, perché questo va a sommarsi a tanti altri aiuti già messi a disposizione e di cui pochi parlano, scrivono o addirittura sanno, ma che sono determinanti per il mantenimento IN VITA di un Paese indebitato come il nostro. Pericoloso non evidenziarlo. Covid-19 se da un lato ha generato un dramma  per le vite di tanti, dall’altro si sta trasformando nella vera incubatrice di un’ Europa che potrebbe nascere davvero attorno alla Pandemia e sta fornendo all’Italia ed ai suoi tanti sbagli (non solo all’Italia) una seconda opportunità.

Italia. Una persona un giorno mi disse. ” Se li strizzi i numeri ti diranno sempre ciò che vuoi”. Come a dire che li puoi combinare, trasformare, manipolare per ottenere il saldo che più conviene. Ebbene, a distanza di tempo quella persona non è più nel posto di lavoro (importante) che occupava. Evidentemente i numeri li ha manipolati e strizzati davvero troppo. E’ successo anche all’Italia. Il debito publico cresciuto a dismisura ed il PIL in caduta libera rendono impossibile strizzare i numeri. Siamo arrivati ad una resa dei conti che in passato qualcuno ammoniva sarebbe arrivata, ma a cui nessuno credeva veramente. Bene ora ci siamo. Siamo alla resa dei conti perché i conti non tornano più. Bisognerà dare un cambio di rotta radicale al Paese se si vuole fare in modo che le cose riprendano a funzionare, altrimenti verremo abbandonati a noi stessi ed al nostro destino e sarà un pessimo destino un destino che saremo stati noi a scrivere.

L’Italia che non funziona. Ieri, mentre si consumava la trattativa, su twitter nascevano due trend topics, due filoni di discussione. Il primo aveva come titolo: BUFFONE, l’altro aveva come titolo FORZA PRESIDENTE. Il primo, che annoverava anche personaggi illustri del mondo della politica italiana, sottolineava ogni momento di tensione della trattativa europea per evidenziare, a  loro avviso, l’incapacità di Conte. L’altro, all’opposto, descriveva gli stessi momenti come un atto di forza del primo ministro italiano in confronto a quello olandese. E vedrete, a Recovery Fund firmato  (sperando che la firma ci sia), ci sarà chi canterà gli OSANNA per il risultato “strappato con i denti”, chi invece intonerà il DE PROFUNDIS, per i vestiti laceri che l’EUROPA ci avrà condannato ad indossare. Credo che tutto questo sia inaccettabile. Non c’è più spazio per questi autolesionismi. Il Paese è alle corde. Il dato così negativo del PIL non lo si era mai visto e le previsioni potrebbero anche peggiorare. Qui non si può gioire se non arrivano i fondi europei, come allo stesso tempo non si può far credere di aver fatto un “Atto di Forza”, quando l’Italia non è affatto nelle condizioni di fare alcun atto di forza, ma è lì ad aspettare che qualcuno le dia una mano. Bisognerebbe essere onesti intellettualmente, ma questa onestà intellettuale la si dovrebbe poi tramutare in operatività. Cosa ha portato l’Italia in termini di piani d’investimento per dimostrare agli Olandesi Frugali che i loro soldi non sarebbero stati sperperati?  Se ci fosse una politica capace, l’Italia non sarebbe ad attendere aiuti, ma potrebbe, come sarebbe possibile, uno dei Paesi trainanti l’Unione Europea.

E’ arrivato il momento della serietà. Non si può più derogare nulla alla serietà del momento. I numeri sono e saranno sempre più impietosi e senza persone capaci di ricostruire il Paese, non ci sarà futuro per molte generazioni e quando non c’è futuro c’è protesta, violenza, guerre. La storia è lì ad insegnarcelo. Invece di cercare in Rutt il colpevole, il cattivo, facciamo analisi critica per capire cosa abbiamo fatto per generare un astio così forte contro di noi. QUOTA CENTO ad esempio quando i numeri non te lo concedono. Bisogna far capire al Paese che il momento è serio, che bisogna rimboccarsi le maniche per lavorare in silenzio ed investire su quell’Italia che ha dimostrato di saper fare.

INVESTIRE. Non spendere, non dilapidare, non fare debito. Per investire ci vogliono progetti, idee, risorse. In Italia ci sono e ce ne sono tante, basterebbe che la politica aprisse gli occhi, li guardasse, li capisse, li appoggiasse. L’Italia ce la può fare. Sarà dura, ma oggi, dalle 16.00, se le firme su quel documento del RF verranno apposte, l’Italia, NOI, avremo l’opportunità di dimostrare di cosa siamo capaci di fare. Ma abbiamo bisogno di serietà, coerenza e capacità e di uomini che incarnano queste caratteristiche. Una volta per tutte.