Pensioni, la scelta di Renzi: aumentare minime o alzare 14esima

6 Settembre 2016, di Laura Naka Antonelli

Il nodo delle pensioni rimane al centro dell’agenda di governo. Diverse le indiscrezioni che sono trapelate nei giorni scorsi – tra cui vari calcoli su chi beneficerebbe dell’aumento delle pensioni minime e l’opzione dell’Ape modulabile a seconda delle esigenze del pensionando.

Oggi sui principali quotidiani italiani compaiono nuovi dettagli sul piano pensioni, che arrivano dall’intervista che il premier ha rilasciato a Vita, in uscita in edicola venerdì 9 settembre.

Il Corriere della Sera parla di come il premier Renzi sia determinato a inserire nella prossima legge di Bilancio un intervento sulla previdenza che sia “misura di equità sulle pensioni minime“. Il premier vuole un aumento per chi prende l’assegno base, quello pari a 500 euro al mese.

Governo dunque non proprio unito, dal momento che “Renzi preme per una soluzione diversa da quelle esaminate al tavolo di confronto con i sindacati, guidato dal sottosegretario Tommaso Nannicini e dal ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Le idee messe a punto a quel tavolo sono due: aumentare il numero delle persone che prendono la 14ª, l’assegno aggiuntivo che incassa chi prende meno di 750 al mese. E l’aumento della no tax area, la soglia al di sotto della quale i pensionati non pagano le tasse”.

Ma sembra – riporta il Corriere – che Renzi voglia seguire il consiglio del guru americano Jim Messina, che è stato ingaggiato in vista del referendum costituzionale

“Perché? L’aumento delle pensioni minime è un messaggio semplice, che funziona. L’intervento sulla 14ª o sulla no tax area, invece, è un meccanismo complesso, da dibattito fra addetti ai lavori”.

Conclude Il Corriere:

“Il punto è che l’intervento sulle minime potrebbe essere troppo costoso, visto che sarebbero coinvolti almeno 2,3 milioni di italiani. Estendere a loro il bonus da 80 euro, vecchio pallino del premier, costerebbe quasi 2,5 miliardi di euro l’anno. Troppo. L’ipotesi è scendere a un miliardo escludendo dall’aumento anche chi ha un’altra entrata in famiglia, utilizzando l’Isee, il cosiddetto riccometro che misura reddito e patrimonio non della singola persona ma dell’intero nucleo familiare”.

 

Ostacolo di Renzi rimane la coperta corta delle risorse disponibili e, di cui i sindacati sono ben consapevoli. Ecco perchè i leader di Cgil, Cisl e Uil mandano messaggi che confermerebbero la loro preferenza sulle «quattordicesime». In tutto questo le dichiarazioni del ministro del Lavoro Giuliano Poletti non aiutano a fare chiarezza:

“Abbiamo bisogno di fare un intervento sulle pensioni minime, o lo facciamo incrementando e allargando la quattordicesima, o lo facciamo in un’altra maniera, ma abbiamo bisogno di dare più soldi alle pensioni più basse”.

Il Sole 24 Ore segnala dunque che sulle pensioni minime “l’ipotesi che continua ad essere indicata come più probabile è quella di un’estensione della platea di pensionati che attualmente prende la 14esima (il nome vero è in realtà “somma aggiuntiva”, è pagata a luglio e al momento, secondo dati INPS, è erogata a circa 2,2 milioni di pensionati con un reddito personale complessivo non superiore ai 750 euro, cioè 1,5 volte la minima). L’operazione potrebbe consistere nell’aumento a 2 volte il minimo del limite di reddito per incassare l’assegno extra. Il reddito del quale si tiene conto è quello comprensivo di tutti i redditi assoggettabili all’Irpef, nonché i redditi esenti da imposte e quelli soggetti a ritenuta alla fonte esclusa la casa di abitazione e non è quindi solo quello pensionistico. Estendendo il limite di reddito a circa 1.000 euro al mese otterrebbero il beneficio, secondo elaborazioni della Uil su dati Inps, altri 1,15 milioni di pensionati”.

Idem il Messaggero che parla di un piano del governo sulle pensioni incentrato sulla “cosiddetta quattordicesima allargata ad almeno un altro milione di pensionati”. E su “una no tax area Irpef che arrivi per questa categoria di contribuenti a 8 mila euro, vicino alla soglia dei lavoratori dipendenti”.

Anche il Messaggero ritiene che siano “queste le due misure più concrete del prossimo pacchetto previdenza a beneficio di chi in pensione già ci è andato. Misure che si affiancano a quelle destinate invece ai lavoratori che ancora devono maturare i requisiti e sperano di poter tagliare il traguardo un po’ più presto di quanto consentito dalle regole attuali: in primo luogo il prestito previdenziale (Ape).

In ogni caso Renzi avrebbe detto nell’intervista a Vita che:

“Per incrementare il Cantiere sociale, nella prossima legge di Stabilitàprovvederemo ad una misura di equità sulle pensioni minime e metteremo nuove risorse sul contrasto alla povertà, in quanto l’ottica che ispira tutta l’azione di Governo, a maggior ragione dopo il terremoto, è quella di fare di tutto per aumentare il capitale sociale e il grado di coesione delle comunità nel nostro Paese”