RATINGS: OCCHIO A CHI LI EMETTE E PERCHE’

5 Marzo 2001, di Redazione Wall Street Italia

Il caso di Merril Lynch, la più grande banca d’affari del mondo che è stata denunciata da un investitore per conflitto di interessi, non ha sorpreso operatori e analisti operanti in Italia interpellati da WallStreetItalia (Vedi Merril Lynch denunciata per conflitto di interessi). Gli operatori ammettono che si tratta di un terreno minato e quasi tutti chiedono l’anonimato: “è un fenomeno generalizzato”, dice a WallStreetItalia l’operatore di una Sim straniera operante in Italia.

L’operatore alza il velo su comportamenti che, dice, purtroppo non sono una novità. E del resto anche Consob, Commissione di controllo per le società e la borsa, sta modificando il regolamento riguardante banche d’affari, intermediari e Sim, perché, ammette, quello che c’era prima si è dimostrato facilmente aggirabile.

Spiega meglio l’operatore della Sim: prendiamo il caso di una banca che sa che da domani, come advisor di una società, entrerà come “restricted” nella “black-list”, nel senso che da quel momento avrà restrizioni tali da non poter emettere giudizi su quella società; niente gli impedisce però di emettere il giorno prima un giudizio “Buy”, cioè comprare”.

Quanto sta accadendo a Merril Lynch insomma, sembra essere l’esplosione di un fulmine sulla punta di un iceberg molto vasto, che al di sotto della superficie collega tutti i mercati. L’operatore della Sim straniera ammette anche che è difficile trovare raccomandazioni a vendere, cioè i “Sell”: “se si va a guardare, al massimo si trovano “Reduce” o “Underweight”; i “Sell” sono merce rara, per lo più è tutto un fiorire di “Hold”. E non è un caso”.

Perché è tanto difficile emettere un “Sell”? Perché, rispondono gli operatori, gli analisti non vogliono rovinare i loro rapporti con le società, e perché in alcuni casi si teme di essere tagliati fuori dalle successive operazioni con queste stesse società. Insomma, una sorta di ritorsione.

Spesso i ratings come “underperfomer” o “neutral” sono un messaggio in codice per dire: guardate, a noi questa società non piace ma non possiamo dirlo apertamente perché vogliamo essere i loro consulenti e advisors. Insomma, un messaggio in codice che gli investitori istituzionali capiscono ma i piccoli risparmiatori no.

Chi è immune da qualsiasi tipo di pressione, diretta o indiretta, sono le società di rating (“come Moody’s o Standard & Poor’s”) che analizzano soltanto le strutture societarie senza fare gli advisor, i credit watchers o gli analisti indipendenti che fanno solo analisi di bilancio (“in Italia, per esempio, è il caso di Actinvest”). O i numeri uno di specifici settori, che sono “talmente forti da potersi permettere di essere del tutto liberi”.

Il rischio di essere sottoposti a pressioni “è presente” – conferma l’operatore di una Sim milanese – in altre parole, è possibile che esista un conflitto di interessi, se il soggetto che porta in borsa una società e poi esprime un rating è lo stesso; ma non sempre c’è bisogno dei carabinieri, già sarebbe un passo avanti se si arrivasse a un’autoregolamentazione. Ma la strada mi sembra ancora lunga”.

Consob sta intervenendo con una modifica regolamentare e sta raccogliendo osservazioni da tutti gli interessati per varare “entro un mese”, dicono alla Commissione, un nuovo regolamento sul tema del conflitto di interessi e dei documenti di analisi sulle società da parte degli analisti finanziari. Al regolamento è abbinata anche una serie di raccomandazioni.

In generale, la direzione in cui si muove la Commissione di controllo è la modifica dell’articolo 69 del Regolamento varato il 14 maggio 1999, che si limita alla definizione di alcune condizioni minime di correttezza, con riferimento in particolare “alla trasparenza sull’esistenza e sull’estensione, cioè il peso, di specifici interessi, e ai tempi di diffusione al pubblico degli studi prodotti inizialmente per i propri clienti o soci”.

Per esempio, spiegano in Consob, va segnalata la presenza di legami di controllo o di partecipazione rilevante, “uguale o superiore al 2%”, sia diretti sia indiretti; la partecipazione agli organi sociali; la prestazione di servizi di finanza aziendale (ad esempio consulenza, partecipazione a consorzi per il collocamento di titoli o per altre operazioni straordinarie, specialist, sponsor, ecc) alla data di diffusione dello studio e nei tre anni precedenti. O anche: l’esistenza di obblighi di diffusione dello studio derivanti da disposizioni contrattuali (ad esempio previsti dal ruolo di sponsor); l’emissione di strumenti finanziari collegati ai titoli dell’emittente; o l’esistenza di rapporti di credito con le società in questione. Consob raccomanda pure di indicare i nomi degli autori degli studi, insieme all’eventuale appartenenza ad associazioni di categoria.

Secondo il nuovo regolamento Consob in fase di preparazione, “gli emittenti di strumenti finanziari, gli intermediari autorizzati e i soggetti in rapporto di controllo con essi possono diffondere al pubblico studi o statistiche concernenti emittenti strumenti finanziari a condizione che questi: siano trasmessi a Consob entro il giorno in cui sono diffusi al pubblico; siano depositati, nello stesso termine, presso la società di gestione del mercato che li mette a disposizione del pubblico; riportino, con evidenza grafica, cioè con chiarezza, un’avvertenza nella quale sia indicato che chi li diffonde può avere un proprio specifico interesse riguardo agli emittenti, agli strumenti finanziari e alle operazioni oggetto di analisi, indicandone le ragioni”.

E’ un intervento tardivo, commenta l’analista di una Sim milanese, “diciamo che Consob sta cercando di tararsi alla luce dell’importanza sempre maggiore che vanno a rivestire i report; almeno però è un tentativo di rimediare”.

Un po’ più severa è Donatella Principe, analista di Banca Popolare di Vicenza, la quale giudica “strano che solo ora si stia cercando di mettere dei paletti; con questo regolamento comunque si fa un passo avanti e soprattutto si passa la palla agli investitori, che troppo spesso firmano ordini con leggerezza, senza leggere tutti i dati presenti nei prospetti informativi delle società”.

Un esempio per tutti: “nel prospetto di Freedomland era scritto che la società avrebbe avuto un’ispezione da parte di Consob. In pochi l’hanno letto”.

Principe mette anche sull’avviso: “è vero che fino a poco tempo fa c’erano pochi “Sell” in giro, ora però si rischia l’eccesso opposto, con l’aggravante di studi che predicono il passato, come nel caso di Tiscali, downgradata da Lehman Brothers solo dopo la diffusione dei dati di bilancio”.

SULL’ARGOMENTO VEDI ANCHE:


Merrill Lynch denunciata per conflitto d’interessi