RAPINE IN BORSA: E LA CONSOB CHE FA? CHIACCHIERA

23 Aprile 2004, di Redazione Wall Street Italia

I presidenti delle commissioni Finanza e Attività Produttive della Camera hanno chiesto ai capi delle autorità di vigilanza sui mercati finanziari un parere sul testo del governo per la riforma dei controlli, che prevede di accrescerli e concentrarli in gran parte in un unico organismo. Il testo, inoltre, rafforza i poteri del Comitato interministeriale del Credito e del Risparmio, il Cicr, in particolare con riguardo a fenomeni come quelli delle obbligazioni Cirio o Parmalat o dei finti buoni del tesoro di Banca 121.

Il parere sulla riforma del presidente della Consob (la Commissione per la Borsa e le società per azioni) Lamberto Cardia, è critico. Rivendica maggiori poteri alla Consob e alla Banca d’Italia e non accetta che il Cicr abbia il potere di approvazione sui suoi regolamenti. Ritiene lesivo della sua autonomia il fatto di non poter apporre il segreto di ufficio alla richiesta del Cicr di informazioni sulle entità finanziarie oggetto della sua vigilanza.

Sembra quasi che Cardia non si renda conto che Parmalat, società quotata in Borsa, ha potuto emettere obbligazioni in quantità, con scritture contabili completamente inventate, da almeno un decennio, senza che l’autorità che egli ora presiede (per la verità da poco tempo) se ne sia mai resa conto, anche perché è stata molto parca nel chiedere informazioni.

La tesi di Cardia, secondo cui negare al Tesoro notizie “riservate” riguardanti i mercati finanziari garantisce l’autonomia della Consob, ha dell’assurdo, dato che il Tesoro ha compiti costituzionali di tutela del risparmio. Questa tesi non ha del resto una base nella dottrina liberale, molto scettica sull’intrinseca autonomia delle autorità indipendenti.

L’economista G. J. Stigler ha elaborato una ben nota teoria per cui le cosiddette autorità indipendenti possono essere “catturate” da quelli su cui dovrebbero vigilare. Anche l’Abi, l’Associazione bancaria italiana, lamenta i maggiori poteri affidati al Tesoro. Ma mentre si può capire la difesa di Cardia della Consob (in chiave corporativa), appare nell’interesse dei banchieri, nella prospettiva di ridare fiducia ai risparmiatori (loro clienti) chiedere maggiori controlli, visto che quelli esistenti non hanno funzionato.

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