Rally dell’oro: JP Morgan riapre i caveau a New York

4 Ottobre 2010, di Redazione Wall Street Italia

Nuove notizie positive continuano a interessare il mercato delle materie prime, in particolare l’oro e il petrolio.

Il fatto che la corsa all’oro sia ripartita è ormai innegabile: tanto che le banche corrono ai ripari riaprendo i caveau chiusi negli anni ’90. Tanto che dopo aver costruito un caveau a Singapore, JP Morgan ne ha riaperto uno sotterraneo a Manhattan.

La ‘fame’ degli investitori per i cosiddetti beni rifugio come l’oro spinge le quotazioni del metallo prezioso di record in record: venerdi’ scorso i prezzi sono schizzati al nuovo massimo, 1.320,0 dollari l’oncia, oggi il valore è a 1.315,65, poco sotto il record.

Riguardo al petrolio, l’oro nero oggi è in realtà in calo sui mercati internazionali. Rispetto alla vigilia il greggio cede infatti 6 cents a 81,52 dollari al barile nelle contrattazioni elettroniche in Asia. Tuttavia, le quotazioni restano sui massimi delle ultime quattro settimane, grazie alle prospettive di una maggiore crescita dell’economia mondiale, in particolare della Cina.

L’indice PMI dei servizi è balzato nell’ultimo mese, confermando il miglioramento registrato da quello manifatturiero. E lo stesso governo in via ufficiale ha reso noto che il Pil di quest’anno accelererà, segnando un +9,5%, contro il +9,1% dello scorso anno. Il miracolo Cina continua dunque a stupire, e i numeri parlano da soli: nei primi due trimestri dell’anno il prodotto interno lordo cinese è cresciuto infatti rispettivamente dell’11,9% e del 10,3%.

A sostegno del petrolio, hanno contribuito anche buone nuove sono giunte la scorsa settimana dagli Stati uniti, dove si intravede qualche segnale di rimonta dell’attività economica.

Parliamo poi oggi anche del caso dell’acciaio.La World Steel Association ha rivisto infatti al rialzo la domanda globale di acciaio, ipotizzando una crescita del 13,1%. Ossia a 1.272 milioni di tonnellate e una del 5,3% nel 2011 (a 1.340 mln), in prevalenza sulla spinta delle economie emergenti, fino a superare i livelli record toccati prima della crisi (1.222 mln nel 2007).

La revisione per l’anno in corso e’ sostenuta dall’aumento oltre le attese della domanda in Europa, Nord America e nei Paesi dell’ex Unione Sovietica.