Rai shock: contratti con la clausola contro la maternità

21 Febbraio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – E’ con un appello accorato e dal volto umano su un piccolo blog di precari, Erroridistampa, che è partito oggi l’ennesimo caso che ha travolto Viale Mazzini e il suo direttore generale Lorenza Lei, nel giorno in cui su twitter impazzava #Raimerda contro un’altra clausola, questa volta sul canone.

La pagina web dei giornalisti precari romani chiedeva con grande civiltà alla Lei di eliminare “i contratti-truffa di consulenza, ma anche di cancellare da tutti i contratti Rai l’insopportabile ‘clausola gravidanza’. Sarebbe un gesto di civiltà concreto e tangibile di un direttore-donna nei confronti delle tante lavoratrici già sufficientemente umiliate da un’azienda che le paga a gettone”.

Allegata la copia di un contratto che all’art. 10 renderebbe possibile la rescissione dello stesso in caso di gravidanza ma anche di malattia. Il blog non è passato inosservato e subito la denuncia è passata dal web alla politica, fino a chiamare alla replica il dg Lorenza Lei in serata: “Ho dato agli uffici competenti l’incarico di valutare interventi sulla clausola, anche se tengo a sottolineare che in Rai non c’é mai stata alcuna discriminazione o rivendicazione in merito, né certamente sono mai emersi, fin qui, dubbi di legittimità”.

Ha detto la sua con decisione anche Susanna Camusso, segretario generale della Cgil che ha bocciato il contratto come “assolutamente illegittimo”. Per Camusso “é del tutto evidente che norme di questo tipo sono non solo in contrasto con la legislazione vigente, ma non riservano il rispetto dovuto alle lavoratrici e ai lavoratori.

Tutto ciò, inoltre, conferma come la Rai, insieme purtroppo a tante altre imprese italiane, faccia abuso di contratti atipici e di finti lavoratori autonomi”. Per questo rivendica la necessità che la Rai “metta immediatamente fine a questa pratica”.

Alza la voce anche il Segretario Generale della Cisl, Raffaele Bonanni. “La maternità è un diritto tutelato dalla Costituzione italiana – dice – e non si tocca. L’unica clausola che dovrebbe essere inserita nel contratto dei dipendenti Rai è un tetto ai compensi milionari di alcuni conduttori televisivi che usano la tv di stato a proprio piacimento”.

Per Silvana Mura deputata di Idv si tratta di “una clausola a dir poco scioccante che di fatto colpisce e nega il diritto alla maternità”, e ha chiesto l’intervento della ministro Fornero.

Per Flavia Perina (Fli), “la cosa è particolarmente grave perché queste consulenti ‘esterne’ non sono in realtà quasi mai lavoratrici autonome, ma dipendenti a tutti gli effetti, contrattualizzate in forma impropria, cioé a partita Iva”.

Dal Pd Vincenzo Vita, annuncia che “ne chiederemo conto anche negli organi di vigilanza competenti”. Nichi Vendola da parte sua dice: “cancellino quelle anacronistiche ed offensive norme capestro per le giovani collaboratrici del servizio pubblico radiotelevisivo”.

La Rai da parte sua invece confermava in una nota di essersi sempre scrupolosamente attenuta al rispetto delle norme a tutela della maternità. “Non esiste quindi alcuna clausola – replicava Viale Mazzini – che possa consentire la risoluzione anticipata dei rapporti lavorativi del personale con contratto, anche a termine, di natura subordinata”. “Quanto ai contratti di lavoro autonomo – ai quali come noto non si applica lo Statuto dei Lavoratori né le relative tutele – la Rai aveva precisato di non essersi mai sognata di interrompere unilateralmente contratti di collaborazione a causa di maternità, a meno che questo non sia stato richiesto dalle collaboratrici interessate per ragioni attinenti allo stato di salute o alla loro sfera personale”. Ma poi Lorenza Lei, alla fine, promette ulteriori valutazioni rispondendo così all’appello dal volto umano che aveva mosso tutto, da un blog.