Radio Londra e’ un flop: Ferrara declassato all’ora di pranzo

10 Ottobre 2011, di Redazione Wall Street Italia
Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

Roma – La posologia di Qui Radio Londra resta uguale: assumere dopo i pasti, piccole dosi di quattro o cinque minuti nei giorni feriali. Cambia l’orario, però. Giuliano Ferrara lascia il pezzetto nobile di palinsesto che fu di Enzo Biagi, ore 20:30 fra il telegiornale e il varietà: il direttore del Foglio, che si firma Elefantino, trasloca nel primo pomeriggio, pronto sul seggiolone fra la sigla del Tg1 e la rubrica Economia, tra le 14/14:10 mentre Canale 5 trasmette Beautiful e Italia1 Dragon Ball. E quindi la domanda è spontanea: Ferrara riuscirà a battere il manga Goku? Un giornalista normale verrebbe cacciato per il ciclopico fallimento di ascolti, ma all’ex ministro di B. suggeriscono di anticipare il monologo .

In Consiglio di amministrazione, subissato di critiche e proteste, Maura Mazza (direttore di Rai1) l’ha presa con diplomazia: “Esiste un problema Qui Radio Londra. Non ho deciso io di metterlo lì, ma l’ex direttore generale Mauro Masi. Forse Ferrara è più adatto per una prima serata” . L’idea di Mazza è una provocazione, ovvio. La soluzione è diversa: chiudere subito Qui Radio Londra, stracciare con una salatissima penale il contratto triennale con l’Elefantino. Non è possibile. Perché Ferrara è blindatissimo: deve parlare per difendere il Cavaliere, deve insultare i magistrati, deve presidiare il primo canale Rai. E poi l’accordo con viale Mazzini era chiaro: un editoriale, 3 mila euro al giorno, da marzo 2011 a giugno 2013 con opzione per il 2014. Nemmeno Ibrahimovic è così coccolato al Milan. Accusato dal Cda per intero senza distinzioni, il traballante Mazza non ha forza politica per rimuovere Qui Radio Londra. E dunque i maestri del palinsesto, quelli che intersecano programmi e pubblicità, studiano la rimozione coatta di Ferrara. Non ancora fuori dal servizio pubblico, ma negli scantinati di Rai1, nel primo pomeriggio, dove fu rinchiuso Maurizio Costanzo a svernare.

Sarà interessante scoprire, già oggi, la reazione di Ferrara. Fieramente entusiasta dei suoi ascolti, di una media – fra marzo e giugno – appena sopra il 18 per di share. Adesso, la freccia va sempre e solo giù: quasi mai sopra il 15 per cento di share, spesso 2 milioni di italiani fuggono appena finisce il Tg1 e il conduttore annuncia l’Elefantino. Durante Qui Radio Londra, nei secondi pregni di pubblicità, la fuoriserie Rai1 spegne i motori e dopo, semplicemente, non riparte più. Il virus Ferrara colpisce il gioco a premi, aiuta Striscia la notizia su Canale 5 e penalizza la prima serata: a Rai1 mancano un milioni di telespettatori e 3 punti di share rispetto al 2010.

In quei cinque minuti, che per quantità sembrano innocui, Ferrara può chiosare l’editoriale di Augusto Minzolini, aiutare il telespettatore a immergersi nella propaganda del Cavaliere. Il prezzo è caro, troppo alto per infilare nell’ora più importante di Ra1 la coppia Ferrara-Minzolini. Mazza ha capito che potrebbe pagare lui per occultare il disastro del Tg1 e di Qui Radio Londra.

Vittima sacrificale di una strategia mediatica che, seppur benedetta dal Cavaliere , viene puntualmente condannata dai telespettatori. Quelli che cambiano canale con Ferrara ancora ricoperto dai titoli di apertura, quelli che ridono storto con quei servizi del Tg1 in cui una giornalista guida una Ferrari e commenta: “Ottima, c’è il vetro per non rovinarsi la permanente”.

Copyright © Il Fatto Quotidiano. All rights reserved