QUIRINALE: L’UNIONE CANDIDA NAPOLITANO

7 Maggio 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Alle 10 di sera ecco la svolta: per il Quirinale l’Unione fa il nome di un diessino che non è D’Alema, Giorgio Napolitano (scheda). Lo comunica una nota diffusa dal portavoce di Prodi Ricardo Franco Levi. Poche righe nelle quali la candidatura dell’ex presidente della Camera e senatore a vita viene lanciata – si spiega – raccogliendo la «disponibilità» di Casini, Fini e Letta «di far convergere i voti dei partiti da loro rappresentati su una personalità del centrosinistra e di forte profilo istituzionale» e «d’intesa» proprio con lo stesso D’Alema, al secondo passo indietro dopo quello per Montecitorio a favore di Bertinotti.

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LE REAZIONI – Di fronte alla candidatura di Napolitano, la Cdl incassa il colpo: arriva il no di Forza Italia con Cicchitto ma a «titolo personale», mentre l’Udc si riserva una «attenta riflessione», da svolgere lunedì, in un ufficio politico convocato ad hoc. Anche An prende tempo e valuterà la «possibilità di convergere» su Napolitano. Il leghista Calderoli, reduce dal vertice di Arcore con Berlusconi, illustra la strategia della coalizione: «Fino a martedì voteremo Letta», che è poi il candidato di bandiera da sempre sostenuto dal Cavaliere.

NAPOLITANO: IO DISPONIBILE – «Sono stato tempestivamente informato e consultato dai leader dell’Unione, che hanno chiesto di dare la mia disponibilità per la candidatura e ho dato loro risposta positiva nell’interesse di uno sbocco costruttivo nella ricerca in corso per l’elezione del presidente del Consiglio», afferma a caldo Napolitano. «Mi ha chiamato anche Massimo D’Alema – racconta il senatore a vita – ma preferirei non entrare nel dettaglio».

LA ROSA DELLA CDL – A poche ore dal primo scrutinio a Camere riunite la partita del Quirinale vive dunque di un altro colpo di scena. La candidatura Napolitano arriva dopo una giornata frenetica, in cui una riunione ha inseguito l’altra. Nel tentativo di un’ultima mediazione i leader del centrodestra e del centrosinistra si incontrano in un «supervertice» a Palazzo Chigi (da una parte Fini, Casini e Letta, dall’altra Fassino, Rutelli e Levi). Quarantacinque minuti per fare il punto sull’imminente elezione (lunedì c’è il primo scrutinio), oltre che l’occasione per la Cdl di giocarsi l’ultima carta. La mossa che spariglia è una rosa con quattro petali: Franco Marini, Giuliano Amato, Mario Monti e Lamberto Dini. I leader del centrosinistra – spiega una fonte – si «limitano a prendere atto». «Se trovano un accordo con l’Unione su uno di quei quattro nomi, avremo il nuovo Presidente della Repubblica, ma la Casa delle Libertà finisce il giorno dopo», tuona invece Maroni. Da qui la richiesta a Berlusconi di immediati chiarimenti. «Leggo che tre quarti della Cdl hanno avviato trattative senza di noi. In mancanza di chiarimenti, penso che, se altri trattano, anche noi faremo altrettanto», minaccia l’esponente della Lega. Un fulmine che arriva nelle stesse ore in cui Berlusconi riceve ad Arcore una delegazione del Carroccio, con Bossi, Calderoli e Castelli tranne Maroni che è rimasto polemicamente a casa.

NO DELLA CDL A D’ALEMA – In mattinata i leader della Cdl si mostrano già tutti d’accordo nell’opporsi con ogni mezzo alla candidatura di D’Alema. Berlusconi va più in là: “no” non solo a D’Alema ma anche Amato e proprio Napolitano. «Sono nomi che hanno il cuore a sinistra», spiega il Cavaliere. Casini e soprattutto Fini, pur ribadendo il no fermo al presidente dei Ds, sembrano più disponibili ad aprire a un altro uomo della maggioranza. «La possibilità, se loro vogliono, – spiega il leader di An – di eleggere un presidente con largo consenso esiste». Da parte sua Casini si limita a dire che «non si può prendere un arbitro da 22 giocatori in campo. Un giocatore non può essere un arbitro».

IL VOTO BLINDATO – Gli esponenti della Cdl pensano anche a quale sistema usare per evitare il rischio di franchi tiratori che possano sostenere, nel segreto dell’urna, la candidatura di D’Alema. L’ipotesi più accreditata è che i grandi elettori del centrodestra non ritirino nemmeno le schede per la votazione. In questo caso non si tratterebbe di un Aventino, ma di una mossa per evitare sorprese e garantire al di là di ogni dubbio l’unità della Cdl.

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