Questo Da Ponte è un librettista del riciclaggio all’estero

8 Giugno 2012, di Redazione Wall Street Italia
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Politici, affari e cortesie. C’è anche un sottobosco di interessi e progetti all’ombra del business organizzato dal Madoff dell’Argentario, sparito con il denaro di almeno 500 clienti. Gli uomini di Robert Da Ponte, l’uomo ricercato dai carabinieri del Ros di Firenze per un riciclaggio di 250 milioni di euro, si davano da fare a Roma e nel Lazio. Un giro di contatti che emerge dalle intercettazioni disposte dai pm fiorentini e nelle quali sono finiti anche un assessore regionale del Lazio e due parlamentari.

Così mentre è in corso l’identificazione dei clienti romani, che affidavano i propri risparmi all’organizzazione per portare all’estero il denaro senza troppe domande sulla provenienza e «al riparo da ogni tassazione prevista», con interessi garantiti intorno al 10 per cento, saltano fuori altri rapporti. Parte tutto dalla Rothsinvest Asset Management di Zurigo, un business che ha portato all’arresto di quattro persone e adesso potrebbe dare origine a nuovi filoni di indagine.

Un ruolo chiave sembra svolgerlo Francesco Minunni, nipote del boss della camorra Gennaro De Angelis. Per conto di Da Ponte, Minunni fa da mediatore nel Lazio, almeno secondo il procuratore della Repubblica di Firenze Giuseppe Quattrocchi e i pm Giulio Monferini e Gianni Tei, che hanno iscritto il suo nome sul registro degli indagati e hanno intercettato le sue utenze. A Minunni, che si sta occupando di affari in Toscana per la realizzazione del parco tematico «Genius mundi», si rivolge un parlamentare per ottenere assunzioni. E’ lo scorso 22 marzo quando Minunni, che si è già interessato per «sistemare» un ragazzo, chiama l’onorevole. E arriva un’altra richiesta di assunzione: «E’ bravo, puoi aiutarlo?».

Ma nell’inchiesta è coinvolto anche Elio Della Corte, ex avvocato dal curriculum giudiziario assai complicato. Radiato dall’ordine, coinvolto nelle inchieste su tangentopoli e uscito indenne dai processi per camorra, adesso Della Corte è di nuovo indagato. E sembra che gli affari della Rothsinvest Asset Management di Zurigo, la vicenda che ha portato all’arresto di Stella Terziantz e altre tre persone, possano nascere nuovi filoni dell’indagine. Della Corte, con i soldi della Rothsinvest, vuole chiudere un affare con la Russia per l’importazione di petrolio. E, tra decine di telefonate che riguardano il business, vengono intercettate anche quelle dell’assessore.

Quale sia la relazione che leghi l’ex avvocato, scomparso dalle cronache dagli anni Novanta con l’assessore del Lazio, è ancora oggetto di indagine. Ma è il politico che lo scorso 20 marzo lo chiama per incontrarlo: «Senti quand’è che possiamo vederci? L’appuntamento viene fissato per il 23. E i carabinieri verificano che l’incontro è avvenuto.

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