QUATTRO IPOTESI PER CAPIRE DOVE PORTA IL RIALZO

7 Ottobre 2003, di Redazione Wall Street Italia

Dopo qualche giornata andata storta, le Borse di tutto il mondo si sono concesse una giornata di festa. Con il Nasdaq e gli altri indici americani che volavano e con le Borse europee che, per una volta, hanno preso il giusto vento nelle vele e sono volate anche loro. Motivo? Il piu’ clamoroso errore di tutti i tempi di analisti e esperti.

Per venerdi’ scorso erano attesi i dati sull’occupazione e da tutte le parti era stato detto che sarebbe stata una mezza catastrofe. Venerdi’, spiegavano gli esperti, l’America ci dira’ che ha bruciato qualche altro migliaio di posti di lavoro, in settembre. Da un minimo di 25 mila, secondo gli ottimisti, a un massimo di cento mila, secondo i pessimisti.

Ma sorpresa, e’ stato comunicato ufficialmente che gli occupati sono aumentati di quasi 60 mila unita’. E’ stato come iniettare adrenalina in malati che non aspettavano altro. Via di colpo tutti i cattivi pensieri, via ogni prudenza, e tutti sotto a comperare. Senza piu’ badare a p/e o altri rapporti. L’importante era comprare, prima si faceva e meglio era.

E infatti gli indici hanno preso il volo, e anche i prezzi dei singoli titoli. I pessimisti sono scomparsi dalla scena (uccisi dal dato sull’occupazione) e gli ottimisti hanno occupato l’intera scena dei mercati. Qualcuno, via e-mail, ha fatto sapere al vostro cronista che da ora in avanti mandera’ i suoi commenti da luoghi molto ameni: Caraibi, isole greche, Parigi, ecc.: “Sto guadagnando talmente tanto ha scritto e guadagnero’ ancora talmente tanto che da ora in avanti faro’ tutto solo da luoghi di vacanza”.

A sera inoltrata, dopo la chiusura dei mercati, sono cominciate pero’ le riflessioni. E, come sempre, sono riflessioni complicate, perennemente sul filo dell’ansia. Piu’ d’uno i motivi di perplessita’.

1 – Il primo riguarda proprio i dati sull’occupazione. Si tratta di numeri sempre un po’ ballerini. In agosto, ad esempio, c’erano stati quasi 100 mila posti di lavoro in meno, ma adesso sono stati dimezzati. E nei conti del 2003 ci sono altri 100 mila “lavoratori” del mese di marzo che non si sa ancora bene dove mettere: se fra gli occupati o se fra i disoccupati. Qualcuno aggiunge, poi, che nel dato di settembre c’e’ di mezzo anche un po’ di stagionalita’ e che quindi va preso molto con le molle e, soprattutto, va studiato molto bene e con molta cura prima di arrivare a conclusioni affrettate.

2 – Il secondo motivo riguarda l’eterno problema di chi opera in Borsa, sia esso uno scalper privato o un broker professionale. Ammesso che in America ci sia la ripresa e ammesso che le cose vadano meglio, non e’ che i prezzi di oggi delle Borse hanno gia’ scontato tutto cio’? Insomma, abbiamo puntato sulla ripresa e abbiamo indovinato. Ma a questo punto i nostri prezzi incorporano gia’ questo fatto. Non ci possono mica essere due riprese. Insomma, piu’ di tanto i listini non possono salire e qui di strada ne abbiamo gia’ fatta tanta. Forse, e’ il momento di fermarsi, di incassare un po’ di guadagni e di andare al mare.

Ma contro queste posizioni ragionevoli ci sono anche quelle di chi invece pensa che siamo solo agli inizi di una lunghissima stagione di rialzi. Il vostro cronista, ad esempio, ha ricevuto alcune e-mail in cui si e’ suggerito chiaramente un parallelo: c’e’ stata la stagione (bellissima) 1991-2000, adesso e’ cominciata quella 2003-2010. Non si puo’ dire che ci sia in giro, per le Borse, gente che sogna un Nasdaq di nuovo a quota 5200, ma forse c’e’ gente che gia’ lo vede sopra quota 3000. Il 50 per cento e oltre in piu’ di dove e’ arrivato fino a oggi. Come al solito, da una parte ci sono i prudenti, dall’altra gli estremisti del rialzo. E e’ dallo scontro di questi due gruppi che si giochera’ il futuro dei mercati.

3 – Ci sono poi due scadenze in arrivo. La prima e’ quella del dato sul Pil americano del terzo trimestre. Questa volta analisti e economisti sono ottimisti. Prevedono infatti che sara’ un dato-boom: nel terzo trimestre del 2003 l’America dovrebbe aver messo insieme una crescita del Pil compresa fra il 4 e il 5 per cento. E anche questo, dicono gli ottimisti, dara’ nuovo gas ai listini. Sara’ la dimostrazione, continuano, che in America non c’e’ la ripresa, ma un vero e proprio boom. L’inizio di una stagione ancora meglio di quella clintoniana degli anni Novanta. E allora perche’ fermarsi? Via tutti a comprare. Tanto fra tre mesi i titoli saranno ancora piu’ in alto.

La seconda scadenza e’ quella dei report delle varie aziende sui risultati del terzo trimestre. Si dovrebbe cominciare proprio la settimana prossima. Saranno, si dice, dati buoni, collocati nella parte alta delle attese. Pero’, si aggiunge, saranno gli stessi dati a dimostrare che siamo in presenza di discreti miglioramenti e non di un boom che ricordi anche solo vagamente quello intorno all’anno 2000. Quindi, prudenza. Ma, come abbiamo gia’ detto, ci sono quelli che gia’ sognano un intero decennio di boom economico e di Borsa. E a fermarli non saranno certo, a questo punto, i ragionamenti di qualche economista.

C’ e’ solo da sperare che le grandi banche d’affari e i grandi Fondi diano una mano a fermare gli entusiasmi troppo spinti e a riportare un po’ di buon senso sui mercati.

4 – Infine, c’e’ il solito ragionamento sull’eccessivo uso di droghe da parte dell’economia americana. E sulla possibilita’, quindi, che essa finisca per rotolare da qualche parte, di colpo. Senza preavviso. Ma a questo, per ora, sembra proprio non pensare piu’ nessuno.

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