QUANTI APPETITI
PER IL DOPO
SADDAM

28 Marzo 2003, di Redazione Wall Street Italia

Anche la Germania, dopo la Francia, si fa avanti per le commesse in Iraq.

Il presidente dell’Associazione delle imprese di costruzioni e impiantistisca, Hannes Hesse, dichiara che è ovvio che i primi contratti vadano alle compagnie americane e alla Gran Bretagna. Ammette poi che il clima politico fra americani e tedeschi non è buono, data la posizione assunta dal cancelliere Schroeder, ma sostiene che la preferenza per le società americane è sbagliata perché “politica e affari vanno tenuti separati e ogni paese dovrebbe contribuire con quello che può offrire alla ricostruzione dell’Iraq”: beninteso dopo la sua liberazione (che il governo di Berlino depreca) dal regime di Saddam, da parte degli alleati.

I titoli che Berlino vanta per partecipare a questo business, secondo Hesse, sarebbero migliori di quelli di Parigi in quanto la Germania ha fornito all’Iraq le attrezzature per le esplorazioni e lo sfruttamento del petrolio in anni antecedenti alla prima guerra del Golfo. Il desiderio tedesco di commesse per il settore petrolifero iracheno, dunque, sarebbe legittimo. Rispetto soprattutto ai francesi che con Saddam hanno fatto affari fino all’altro ieri.

Come se non bastasse, Hans Jurgen Muller, direttore della Federazione tedesca del commercio, ha dichiarato di non essere decisamente contrario a una gestione del dopo Saddam da parte dell’Onu, come chiede invece Parigi. E la spiegazione c’è: nel Palazzo di Vetro la Germania conta assai meno della Francia, che è membro permanente del Consiglio di sicurezza con diritto di veto.

Mentre sull’asse Parigi-Berlino si svolgeva questo battibecco, l’American Us Aid indiceva la gara per un primo miliardo di dollari da destinare a un aiuto di emergenza all’Iraq, invitando solo compagnie americane. Tedeschi e francesi sono stati puntualmente concordi nel deprecare anche questa decisione, per altro basata su una legge federale che stabilisce una corsia obbligata nel caso di spese governative.

Ma, pur concordi nella protesta, Berlino e Parigi continuano a divergere sul ruolo dell’Onu dopo la vittoria degli alleati su Saddam: l’ordine mondiale c’entra poco, interessa di più chi avrà la regia degli affari.

Vedi anche NO A LA GUERRE, OUI AU BUSINESS: Il pacifista Chirac non combatte ma vuole gli appalti del dopo Saddam.

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