QUANDO IL NASDAQ STARNUTISCE

30 Gennaio 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Il ribasso subito dall’indice Nasdaq Composite nella seduta del 20 gennaio, quando i prezzi hanno ceduto sul terreno il 2,28% dai valori di apertura, è un fenomeno da non sottovalutare. L’ultima volta che l’indice high tech Usa era andato incontro ad un calo di questa entità era il 4 gennaio 2005, quindi più di un anno fa, e prima il 21 luglio 2004, e prima ancora il 9 dicembre 2003 ed il 24 settembre 2003.

Più in generale, dai minimi di fine del 2002 dai quali è partita la fase rialzista che ha visto crescere i prezzi da area 1100 fino ai recenti massimi di 2330, un ribasso giornaliero di entità pari o superiore a quello dello scorso 20 gennaio si è verificato solamente in altre 12 occasioni. Se si eccettua il caso del gennaio 2005, quando questa giornata eccezionale rispetto alla norma si è collocata nella fase iniziale di un’ampia fase ribassista, in generale nelle altre occasioni è possibile notare come la comparsa di una seduta ribassista molto ampia coincida con il termine di una precedente fase negativa, o in ogni caso si collochi nella parte finale del movimento. La statistica permette quindi di guardare con ragionevole tranquillità al segnale negativo del 20 gennaio: in passato eccessi di mercato simili a questo si sono dimostrati il punto di partenza per un nuovo impulso rialzista.

E se questa fase dovesse invece dimostrarsi simile a quella avviatasi con i massimi di gennaio 2005? Lo scorso anno il ribasso visto dal top di area 2190 (una resistenza che si è poi dimostrata cruciale alla successiva ripresa del rialzo, messa alla prova ad agosto, superata con decisione a novembre e ritestata dall’alto il 3 gennaio di quest’anno) aveva corretto con discreta precisione fino all’ultimo dei ritracciamenti di Fibonacci più comunemente usati, il 62%, del rialzo dai minimi di agosto 2004, posto in area 1920. Se anche nella situazione attuale i prezzi scendessero a ritracciare il 62% del rialzo precedente, quello partito lo scorso ottobre, sarebbe possibile assistere ad un calo verso i 2140/50 punti, area dove si trova a transitare anche la media a 200 sedute.

I due diversi quadri prospettici dovrebbero essere resi riconoscibili dal comportamento dei prezzi in prossimità del supporto in area 2190 (sempre che venga messo alla prova prima della ripresa del rialzo). La tenuta di questa soglia dovrebbe costituire se non la garanzia almeno un forte indizio che la rottura dei massimi di area 2330 è solo questione di tempo, e che la fase rialzista in atto dall’agosto 2004 è ancora intatta, capace di sostenere la crescita dei prezzi anche nei mesi a venire. La violazione di 2190 con buona probabilità dovrebbe essere seguita dal test di 2140, dove si potrebbe giocare il destino a medio termine dell’indice.

La tenuta di questa soglia lascerebbe spazio al rialzo che, seppure con una tempistica più dilatata, avrebbe la possibilità di salire oltre 2330 già nella prima parte del 2006. La violazione di 2140 potrebbe invece significare che il mercato è intenzionato a ritracciare una buona porzione non solo del rialzo dai minimi di ottobre 2005, ma anche di quello dai minimi di agosto 2004 (fatto questo confermato dalla violazione della media a 200 sedute). Difficile in questo caso evitare il test della quota critica dei 1970/2000 punti. Una discesa di questo tipo potrebbe impiegare il primo trimestre dell’anno per completarsi, il che significherebbe non vedere il Nasdaq su nuovi massimi se non nella seconda parte del 2006.

Seguire il comportamento dell’indice tecnologico Usa è di grande importanza anche per quello che riguarda l’evoluzione delle altre borse mondiali. La maggior parte di queste, come quella giapponese, sono infatti legate a doppio filo con quella Usa. Basti pensare infatti che l’indice di correlazione calcolato a 52 settimane tra il Nikkei ed il Nasdaq Composite vale attualmente circa 0,85 (quando l’indice raggiunge quota 1 si parla di correlazione perfetta, ovvero i due strumenti si muovono in assoluta sintonia). La tenuta o meno di 2190/2200 punti potrebbe quindi condizionare pesantemente anche il destino dell’indice Nikkei.

Per il momento l’azionario giapponese, nonostante la recente flessione, si mantiene molto lontano da supporti critici come la media mobile a 200 sedute (a 13000 circa) o i massimi di ottobre, a 13780, tuttavia una inversione di rotta da parte del Nasdaq potrebbe portare anche sull’indice Nikkei ad una fase negativa estesa, pur se correttiva rispetto al precedente rialzo. Per l’indice del Kabuto-cho ritracciare il 50% rispetto al rialzo dai minimi di aprile/maggio 2005, allineati in area 10770, significherebbe tornare verso quota 13100, mentre la violazione di questi livelli lascerebbe spazio al test dei già citati 13000 punti.

Resta inteso che movimenti fino a questa soglia sarebbero da considerare, in un’ottica temporale estesa, solo correttivi rispetto al precedente trend rialzista. Difficile tuttavia ignorare gli effetti che un movimento di circa 2000 punti potrebbe avere sui portafogli di investimento dei risparmiatori che hanno interessi in quell’area. Meglio seguire con attenzione l’evoluzione del capofila Nasdaq ed alleggerire la posizione anche sul Giappone in caso di flessioni sotto di 2190 punti, per poi riaprirla eventualmente sui supporti di area 2000 punti (di Nasdaq, o 13500 di Nikkei).

La correlazione tra indice Nasdaq e borse europee è altrettanto stretta che con quella giapponese: se a rappresentanza dei listini del Vecchio Continente si prende l’Eurostoxx si scopre che l’indice di correlazione tra le due aree, calcolato a 52 settimane, vale 0,88 circa, quindi ancora una volta prossimo ad 1. Inutile quindi illudersi che quello che succede oltre Oceano non ci possa turbare. Una eventuale pesantezza dell’indice Usa al di sotto dei 2200 punti prima e sotto quota 2150 poi significherebbe l’avvio di una fase di consistente flessione anche per le borse europee.

L’Eurostoxx potrebbe trovarsi a dover mettere alla prova almeno il supporto offerto a 320 circa dalla media a 100 sedute, se non scendere fino a quella a 200, passante in area 305, prima che la correzione sia terminata. Tutte queste considerazioni, che vogliono essere un invito alla prudenza ma non una indicazione di ridurre l’esposizione, a meno che le soglie critiche indicate per i diversi mercati non risultino violate, risulterebbero superflue se l’indice high tech della borsa Usa salisse sopra i 2350 punti (senza violare prima 2190). In quel caso si aprirebbe una nuova stagione di rialzo, con obiettivo i 2500 punti circa, che per effetto delle correlazioni studiate dovrebbe comportare analoghi rialzi anche qui in Europa ed in Giappone. C’è quindi solo da sperare che la statistica venga ancora una volta confermata, e che la comparsa del ribasso del 20 gennaio sia l’avvio di una nuova fase rialzista e non l’eccezione che conferma la regola.

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