Quale carta adotterà la Fed per stimolare la ripresa Usa?

21 Settembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – Ci siamo. Oggi è il giorno in cui il FOMC comunicherà al mondo le decisioni prese durante il meeting di due giorno cominciato ieri, all’interno del quale si stanno discutendo dei potenziali nuovi stimoli monetari da dare all’economia americana, per aiutare una ripresa che, come sappiamo, tarda sempre più ad arrivare.

Il mercato si sta interrogando sulle modalità di interventi che verranno messe in campo, poiché il fatto che qualcosa sarà deciso, comunicato e messo in atto è ormai nelle aspettative di analisti ed operatori.

L’opzione che sta raccogliendo il maggior numero di consensi è quella che in gergo viene definita “Operation Twist”. Si tratta di andare ad invertire la curva dei tassi vendendo bond di breve scadenza ed utilizzando i proventi derivanti da questo primo step, per acquistare obbligazioni a lungo termine, con l’effetto di abbassare i rendimenti a lungo, mantenendoli così su livelli che potrebbero dare una mano alla ripresa.

Un’operazione del genere, simile a quella che era stata messa in atto nel lontano 1960 per un importo pari a 8 milioni, non andrebbe ad immettere nuova liquidità sul mercato e potrebbe avrere l’effetto di stimolare investimenti da parte delle aziende ed il mercato immobiliare, ma le possibilità che i tassi di lungo si abbassino di poco non è da escludere.

Inoltre, non dobbiamo dimenticarci che, tecnicismi a parte, il vero problema risiede nella mancanza di fiducia da parte delle aziende statunitensi, che potrebbe protrarsi, anche se a livelli minori, di fronte alla decisione di agire in questo modo da parte della Fed.

Le spese per i consumi, praticamente vicine a livelli di nullità e la ben nota situazione occupazionale a stelle e strisce fanno nascere l’opzione di poter assistere ad un intervento più deciso da parte della Fed, che potrebbe combinare il twisting con altre mosse quali l’abbassare i tassi sulle riserve, far partire un nuovo piano di acquisto di asset il che comporterebbe l’iniezione di nuova liquidità nel sistema oppure legare l’andamento dei tassi di interesse ai dati macroeconomici (per esempio il tasso di disoccupazione).

Sinceramente crediamo che le reazioni del mercato potrebbero essere buone di fronte all’operazione di Twist e potrebbero essere ancora migliori di fronte all’uso combinato di diverse soluzioni.

Di fronte all’improbabile eventualità che non sia fatto nulla, stiamo pronti a vendere dollari in maniera strutturale. Se invece qualcosa sarà fatto, la reazione più importante potrebbe vedersi sull’EurUsd (più che sul UsdJpy a causa della divergenza tra le politiche monetarie di Europa e Usa) e potremmo assistere ad una salita sulla notizia, che potrebbe essere riassorbita nelle ore successive, in quanto nel lungo periodo queste mosse della Fed potrebbero pesare sul dollaro, ma la price action del mercato di fronte al QE1 e QE2 ci insegna che nel breve potrebbe accadere il contrario.

Un’ultima nota prima di passare all’analisi dei livelli tecnici più importanti riguarda il franco svizzero. Ieri abbiamo assistito a forti movimenti di vendita di franchi, soprattutto contro la moneta unica in quanto sono circolati dei rumor sui desk più importanti della City e della Grande Mela secondo i quali la SNB avrebbe avuto l’intenzione di svalutare fino a 1,2500.

La tendenza di eurodollaro non è particolarmente variata da ieri mattina. Molto probabilmente in questo caso si tratta di una fase di attesa per l’imminente incontro della Fed di questa sera.
I livelli tecnici quindi, in questo caso, non sono mutati: troviamo infatti la principale indicazione di supporto prossima a 1.3590 e la resistenza a 1.3750. Il primo livello, ricorderete, è suggerito grazie alla coincidenza di minimi messi a segno dal cambio da una settimana esatta a questa parte. Il livello di resistenza invece deriva da quella linea di tendenza negativa con origine a fine agosto e che quindi indica un livello dinamico, in continuo spostamento a ribasso (ieri questo era infatti posizionato quasi 50 pip al di sopra del punto attuale).

Qualcosa si è mosso, parlando del cambio UsdJpy. Abbiamo avuto nella notte un avvicinamento al precedente minimo storico a cui ha fatto seguito una ripida risalita di una cinquantina di pip in pochi istanti. Nessuna conferma sul genere di movimento: quello che è ancora evidente, avvicinandosi sempre più al minimo, è lo sbilancio di posizioni drasticamente a favore di una ripresa. Solamente un ritorno al di sopra di 77, potrà scongiurare nell’immediato rischi di scivoloni ribassisti per andare a ricercare nuovi minimi ed innescare gli stop cautelativi di questo gran numero di posizioni.

Anche la tendenza del cambio EurJpy non è variata ieri. Continuiamo a poter osservare un’importantissima area di supporto coincidente con i più recenti minimi (103.95) mentre non possiamo prescindere da un livello come 105.50 per avere un’indicazione di forte resistenza.

Passiamo ad osservare il cable, potendo ancora assistere allo svolgimento di una tendenza ribassista molto forte. Questa, in atto da un mese esatto, trova il più interessante livello di interruzione a 1.5950 (dove coincidono appunto la trendline ribassista e la media esponenziale di lungo su grafico a 4 ore), mentre il livello obiettivo sembra continuare ad essere il punto di partenza della salita del cable di inizio anno, 1.5350 circa.

Il franco svizzero, seguita a percorrere il suo percorso di indebolimento, complicato da quanto visto sopra.
Nello specifico il cambio UsdChf ha mostrato una gran volatilità, ieri, mantenendo di fondo però una strada in salita. Lo spunto più interessante è giunto dalla rottura del livello di precedente resistenza statica a 0.8925, che nell’immediato potrebbe essere considerato come supporto.

Il movimento inatteso del cambio EurChf ha mostrato un drastico mutamento di quello che abbiamo potuto osservare i giorni scorsi. Si è allontanato il livello di stabilità compreso fra 1.20 e 1.21 avvicinando sempre più il cambio ad un livello interessante nel lungo periodo. Osservando un grafico giornaliero si può infatti notare come, l’inesorabile discesa in atto da fine 2009 potrebbe essere interrotta nei pressi di 1.25 (un’ulteriore conferma ci viene fornita dal transito, molto vicino, del secondo livelo di Fibonacci, il 50%, del movimento di lungo).

Che si stia assistendo ad una fase di incertezza lo si po’ vedere anche dal dollaro australiano e nezolandese. Nonostante qualche picco di volatilità ci troviamo infatti su livelli già visti più volte nelle ultime due settimane.
Il cambio AudUsd ha allargato di poco il range mantenuto, che idealmente ora è racchiuso fra 1.0390 e 1.0160.
Il cambio NzdUsd invece è compreso fra 0.8120 e 0.8330.

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