QUAL E’ LA TERRA PROMESSA DELL’AUTO?

26 Settembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Bilancio positivo. Questo il parere di Fitch sulla migrazione dell’industria dell’auto dall’Europa occidentale a quella centrale e dell’est negli ultimi cinque anni. Molto incoraggianti, inoltre, sono le prospettive per la Russia, nuovo Paese target dei produttori Oem (original equipment manufacturing).

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Dal 2001 al 2006, si legge in un report dell’agenzia internazionale di rating pubblicato ieri, l’Europa occidentale ha perso 1,4 milioni di unità di veicoli prodotti a causa delle chiusure di vari stabilimenti soprattutto in Italia, Francia e Inghilterra. Unità prodotte che non sono uscite dal mercato, ma si sono trasferite nelle fabbriche di Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria e Slovenia tanto per fare qualche esempio. In questi cinque anni dalle aziende delle principali case automobilistiche occidentali, che hanno spostato la produzione a est per sfruttare i minori costi della manodopera, le agevolazioni fiscali e i sussidi della Ue, sono usciti 1,6 milioni di macchine.

Quel che è più importante, al di là del mantenimento dell’equilibrio nella produzione, è il progresso nella qualità e nella logistica. L’apertura di nuovi siti produttivi e la valorizzazione di quelli vecchi (come la società rumena Dacia, acquistata da Renault e la ceca Skoda oggi di Volkswagen) hanno avuto ricadute positive anche sulla rete di trasporti e in generale su tutte le infrastrutture dei Paesi dell’ex blocco sovietico. Una ricaduta virtuosa del così detto outsourcing che presto potrà investire anche la Russia.

Gli accordi di joint venture e cooperazione industriale tra i big dell’auto europei e americani e i produttori russi sono in netto incremento. Anche per via della nuovo corso inaugurato da Vladimir Putin, il quale per favorire la crescita economica, è pronto a togliere una serie di dazi sull’importazione di componenti per l’industria dell’auto. L’ultimo accordo su vasta scala è quello tra Fiat e Severstal, la conglomerata numero uno in Russia nell’acciaio attiva anche nel business automobilistico tramite Severstal auto.

L’intesa tra Sergio Marchionne e Severstal auto prevede l’assemblaggio in loco di automobili low cost prodotte in Turchia dalla Tofas (la joint venture tra Fiat e il gruppo turco Koc) oltre alla produzione e distribuzione sul territorio russo del Ducato con l’obiettivo di 75mila unità prodotte all’anno. Altre aziende, come Ford, Toyota e Volkswagen, stanno progettando di sbarcare in Russia per sfruttare il potenziale di crescita di questo mercato. Secondo Fitch, entro la fine del 2007 la produzione nel mercato russo potrà raggiungere le 250-300mila unità.

Un unico monito di prudenza viene rivolto da Fitch alle varie Fiat, Renault, Psa, Vw, Daimler, General Motors e Ford: «è vero che logistica e qualità sono migliorate, ma trasferire completamente tutta la produzione dai Paesi d’origine a quelli a basso costo non è auspicabile – scrive Fitch – c’è il rischio di un eccessivo sbilanciamento».

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