QUAL E’ L’IDENTIKIT
DEL GOVERNO BERLUSCONI?

19 Giugno 2008, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Qual è il profilo definitivo del governo Berlusconi? Quello che s’intravede nella rivoluzione annunciata da Giulio Tremonti e sostenuta dai ministri economici? O quello che ci viene offerto prima con il salvataggio di Rete 4 e poi, soprattutto, con la nuova puntata dello scontro infinito fra il premier e la magistratura intorno alle solite, accanite inchieste giudiziarie da cui il presidente del Consiglio è incalzato?

La risposta all’interrogativo è tutt’altro che facile. La giornata di ieri, però, anche sul piano simbolico merita di essere segnata sul calendario. La mattina in Parlamento è passato il controverso emendamento che sospende i processi. In serata il Consiglio dei ministri ha inaugurato quella che non è ancora una rivoluzione, a rigor di termini, perché dovrà passare al vaglio delle Camere. Ma è comunque qualcosa che le assomiglia: da molto tempo non si era visto un complesso di misure dallo spettro così ampio e altrettanto idonee a incidere sulla vita dei cittadini.

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Ci sarà tempo per discutere il merito dei provvedimenti. Ma è evidente che il tentativo è quello di dare un’impronta alla legislatura e di preparare il terreno al federalismo fiscale. Spingendo il mondo produttivo a riprendere la via della crescita. Tutto si può dire di Tremonti e della squadra in cui lavorano Scajola, Brunetta e Sacconi, tranne che «tirino a campare».

Hanno agito con determinazione, facendo leva senza risparmio su quella grande riserva di forza politica e parlamentare che è la solida maggioranza uscita dalle elezioni di aprile, figlia dell’alleanza fra Popolo della libertà e Lega.

La rivoluzione modernizzatrice annunciata ieri sera pone seri problemi al Partito democratico e in genere all’opposizione. Si può capire il giudizio a caldo di Bersani («un fritto misto di demagogia e tagli ai servizi»), ma è probabile che nelle prossime settimane il Pd dovrà modulare meglio la sua posizione. In realtà Tremonti ha scosso l’albero di un vecchio assetto fra i grandi poteri politici ed economici. È una sfida molto impegnativa che si para davanti alla sinistra moderata, quella che Veltroni definisce (giustamente) «riformista».

E, proprio sotto il profilo riformatore, sarà difficile per Bersani ignorare che una parte almeno delle misure proposte dal governo derivano dai tentativi di liberalizzazione avviati dal governo Prodi e spesso archiviati per sfinimento. In particolare il progetto che portava la firma di Linda Lanzillotta e riguardava i servizi pubblici. Allora gran parte delle buone intenzioni si arenò di fronte al muro delle resistenze corporative. Tremonti, Scajola e gli altri ora riprendono, ampliandola, quella battaglia e la domanda è: riusciranno a sostenere a loro volta la controffensiva conservatrice? E dove si collocherà l’opposizione «riformista»? A sostegno delle resistenze oppure cercherà di avanzare in Parlamento idee alternative e ancora più innovative?

Si capisce che l’Italia, sotto questo aspetto, da oggi è a un bivio. Le infinite chiacchiere sul «dialogo» interrotto annoiano e sanno di vecchia liturgia. Ora c’è il terreno per un confronto vero e costruttivo fra maggioranza e opposizione; un confronto dal quale entrambe hanno qualcosa da ricavare. L’opposizione può uscire dall’orizzonte di un riformismo solo declamatorio. Il governo invece può rispondere alla domanda iniziale di questo articolo: se la legislatura vivrà nel segno delle leggi «ad personam» o di un serio progetto di ammodernamento.

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