Qatar, i ricchi speculatori che non sanno dove investire

5 Luglio 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Dal punto di vista degli emirati del Qatar, tutte le società sono target appetibili, purché garantiscano un potenziale di proffitto sufficiente.

Con tutto il cash a disposizione da spendere, il problema per il fondo sovrano dell’emirato è che scarseggiano i mercati in grado di offrire garanzie di generare alti profitti.

In tempi di ripresa economica, infatti, fisiologicamente le opportunità di fare grandi guadagni tramite operazioni di investimento si riducono. Ma i tanti soldi dell’emirato devono pur essere messi in circolo.

“Abbiamo denaro liquido”, ha fatto notare nel 2009, Ahmad al-Sayed, che martedì scorso è diventato direttore esecutivo del fondo sovrano. “Il cash è sovrano”.

Il patrimonio immenso accumulato a suon di petrodollari è stato investito nelle maggiori operazioni di acquisto degli ultimi anni, dall’aumento di capitale pluri miliardario di Barclays, passando per il takeover della piattaforma di trading Glencore ($76 miliardi) arrivando all’acquisto del gruppo minerario Xstrata.

Al fondo del Qatar, che ha condotto trattative e fatto affari con alcuni tra i personaggi più potenti al mondo come Tony Blair o Nicolas Sarkozy, non si applicano le regole standard di investimento. Il gruppo di private equity ha ricevuto 30-40 miliardi l’anno dal suo stato di riferimento. Un potere finanziario senza eguali che ha consentito agli sceicchi di strappare affari particolarmente convenienti e promettenti.

A differenza delle altre società di private equity, poi, Qatar Holding deve rispondere a un solo socio azionista, lo sceicco Tamim bin Hamad al-Thani, appena nominato erede della dinastia. Questo facilita le cose in cabina di regia.

“Erano i fornitori di liquidità in un mondo illiquido. Per loro si presentavano opportunità che altri fondi di investimento si sognavano”, ha raccontato al Financial Times un consulente finanziario occidentale. “Inutile andare da loro senza un’idea di investimento che possa portare a un profitto significativo”.

Ma ora con la fine della crisi le cose potrebbero cambiare. Le condizioni straordinarie che hanno permesso al Qatar di dominare gli affari di fusione e acquisizioni sono scomparse. I mercati azionari hanno rimbalzato dai minimi toccati all’apice della crisi e le economie stanno progressivamente riprendendo slancio.

Con la contemporanea crescita della fiducia degli investitori, gli accordi decisi in privato, i termini e gli sconti generosi che il fondo sovrano dell’emirato ha sin qui chiesto e ottenuto, rischiano di finire nel dimenticatoio.