Prova di forza per il dollaro

26 Settembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Legnano – La notizia che sta conquistando tutte le prime pagine dei giornali e delle rassegne stampa arriva dal G20 di questo week end e riguarda qualcosa che non era nemmeno all’interno dell’agenda ufficiale dei lavori: un ampliamento del fondo salva stati europeo per una cifra pari a 3.000 miliardi di euro.

Aiuto, ci verrebbe da gridare a pieni polmoni! Ancora un mare di liquidità messa in conto, col solo fine, arrivati a questo punto, di evitare il contagio anche a Spagna ed Italia di quello che un ormai probabile fallimento della Grecia il prossimo novembre potrebbe far accadere a Portogallo ed Irlanda.

Questo molto semplicemente il quadro di una situazione che si conferma essere davvero grave e che vede, purtroppo, l’Europa in primo piano.

Le prime reazioni del mercato non sono state positive ed in Asia le vendite si sono susseguite per tutta la notte.

Anche sul fronte valutario e delle materie prime, dove tra poco vedremo i livelli di attenzione più importanti, la situazione non è delle migliori ed il disappunto di fronte ad una soluzione del genere è palese.

Si tratta sostanzialmente dell’ammissione di trovarsi di fronte ad una situazione di gravità assoluta ed è come se si stessero ricaricando i fucili per avere a disposizione potenza di fuoco per evitare che la crisi dei Paesi periferici si intensifichi e contagi altri Paesi, gettando il Vecchio Continente e tutto il mondo in una nuova fase di recessione.

Si è parlato anche della necessità di ricapitalizzare 16 grosse banche europee per ridare stabilità al sistema bancario europeo.

In tutto questo, non dobbiamo dimenticarci che dall’altra parte dell’oceano l’America non se la passa proprio bene, ed ora ci troviamo di fronte alla possibilità di assistere ad una prova di forza del dollaro americano.

Il ragionamento è talmente banale da far accapponare la pelle a tutti i professori di economia politica: l’euro è un’unione monetaria a rischio e c’è stato qualcuno, compreso il sottoscritto, che lo sostengono dal lontano 2005; nei momenti di crisi sappiamo che il mercato rivolge la propria attenzione ai beni/valute rifugio, ovvero yen, franco svizzero ed oro, ma oggi la SNB ha messo un floor a 1,2000 sull’EurChf, c’è sempre la paura che la BoJ possa intervenire per contrastare la forza dello yen e sull’oro gli acquirenti dopo le prese di profitto sopra il 1.900 si sono girati corti e stanno cavalcando questo sciacquone.

Cosa rimane? Se il dollaro sarà in grado di salire in un quadro del genere, darà prova del fatto di essere rimasto (e magari di aver rimarcato il proprio status) una valuta rifugio, di riferimento per tutto il sistema finanziario mondiale.

Passiamo, come sempre, a dare uno sguardo ai cambi incominciando dall’eurodollaro che in questa apertura di settimana si trova sotto pressione. Abbiamo infatti assistito, dopo una chiusura in ripresa venerdì, ad un attacco notevole nei confronti della moneta unica che ha portato dall’apertura di ieri sera a lasciare sul terreno una figura abbondante, mostrando così i prezzi di minimo della settimana passata 1.3390. La tendenza primaria è evidentemente ancora negativa con un punto di inversione che potrebbe trovarsi a 1.36: qui infatti transitano i livelli precedenti di minimo oltre ad essere il livello al quale transita la linea di tendenza negativa che insiste da fine agosto. Ad 1.3000 si potrebbe ritrovare il primo livello obiettivo, una volta oltrepassato il supporto chiave di 1.3490.

Possiamo ritrovare ancora un’incredibile stabilità sul cambio UsdJpy. Vediamo infatti il cambio non riuscire a liberarsi del livello di minimo raggiunto da qualche settimana. 75.90 non si allontana e sino ad un superamento di 77 il rischio di un ulteriore ribasso è più che mai attuale.

Non può che essere negativo il trend all’interno del quale si trova il cambio EurJpy. A 103.90 transita la linea di tendenza negativa che insiste da fine agosto e che conferma il livello di supporto chiave (oramai passato) della settimana passata. L’obiettivo di 100 si fa sempre più vicino.

Passiamo ad osservare il cable, che ha fornito un ottimo spunto di riflessione la settimana passata. Troviamo infatti come, in due occasioni consecutive, i prezzi abbiano raggiunto il minimo di 1.5330, rimbalzando in entrambi i casi di una figura abbondante. Questo rimane il livello chiave per l’immediato futuro, sapendo come questo rappresenti anche un livello di lungo, oltre il quale la strada potrebbe essere aperta sino al minimo di maggio 2010 (anche se ad onor del vero le percentuali di Fibonacci sul lungo periodo indicano un ultimo 1.5190 prima del calo definitivo).

Nessuna novità per quanto riguarda il franco svizzero.

Il cambio UsdChf continua a rimanere comprato per una direzione di 0.9330. Ricordiamo in questo caso come 0.8930 (seppur lontano) sia il più interessante livello di supporto.

Il cambio EurChf, artificialmente sostenuto oltre 1.20, trova anche per i prossimi giorni il naturale obiettivo nei pressi di 1.25. Prima ancora del livello appena indicato troviamo nel breve 1.2330, toccato in più occasioni differenti fra giugno passato ed i giorni scorsi.

Concludiamo con il dollaro australiano e neozelandese, entrambi ancora fortemente sotto pressione.

Il cambio AudUsd si trova sui prezzi visti l’ultima volta a dicembre dell’anno passato, a causa di un calo davvero elevato. La nostra analisi quindi prende in considerazione livelli di lungo periodo: tramite un grafico giornaliero notiamo come il picco di minimo di 0.9550, coincida con la seconda importante percentuale di ritracciamento di Fibonacci di lungo, candidandosi quindi come più interessante supporto. Sino ad un allentamento dell’avversione al rischio globale sembra non esserci freno a possibili ribassi.

Il cambio NzdUsd Ha invece oltrepassato l’ultimo livello di supporto utile, a 0.7765, lasciando intendere la possibile discesa sino al minimo di metà marzo scorso, che si trova 500 punti al di sotto del prezzo attuale.

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