“Proposte Grilli non bastano. Meritiamo spread così alto”

19 Luglio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Spending review: è stato fatto il possibile? Soprattutto, è stato fatto abbastanza per assicurare al governo Monti maggiori risorse per tagliare le tasse, e per porre le basi per un’uscita dell’Italia dalla spirale recessiva? La risposta di Alberto Alesina, professore di economia presso l’Università di Harvard, e di Luigi Zingales, docente della Chicago Booth School of Business -intervistati dal canale finanziario Class-Cnbc – è “no”.

“L’obiettivo deve essere un welfare state molto più ridotto, – dice Alesina – questo è un momento importante da non perdere. Non ci si può illudere con qualche taglio alle auto blu o alle siringhe, bisogna avviare un programma di seria riduzione dei programmi di welfare”. Inoltre, continua Alesina, il ministro per l’Economia Vittorio Grilli ha detto che la vendita di beni pubblici per per 15-20 miliardi l’anno corrisponderà all’1% del Pil. “Si dovrebbe puntare su obiettivi più alti”. Nel breve termine, l’Italia dovrebbe dimostrare di voler ridurre il debito effettuando il massimo delle dismissioni possibili”.

Ma cosa si potrebbe tagliare? Interviene Zingales: “bisogna andare avanti con provatizzazioni radicali. Privatizziamo per esempio la Rai: in questo modo si eliminerebbe quel sottobosco politico che rappresenta il vero spreco dell’Italia, persone che vivono alle spalle della politica”. Il professore consiglia: “Cominciamo con Eni, con Enel, con la Rai appunto, con le società municipalizzate”.

Sullo spread e sulla sfiducia verso l’Italia da parte degli investitori esteri, Zingales spiega: “Il vero problema è che noi ci stiamo comportando bene ora, perchè c’è una sorta di preside che ci guarda. Abbiamo dunque lo stesso atteggiamento dello scolaretto. Ma gli investitori sanno che l’Italia si è comportata bene perchè è stata costretta e sanno bene che il governo Monti è di fatto un commissariamento dell’Italia da parte dell’Europa e che non riflette la vera l’Italia. Cosa accadrà dopo? Al momento non c’è alcuna chiara maggioranza e fino a quando ci sarnno queste incognite, lo spread sarà giustamente alto”.

Su Moody’s Zingales parla “dell’ironia dell’atteggiamento dell’Europa intera. Prima sono state troppo buone. Ora che (le agenzie di rating) dicono la verità, si ammazza il messaggero per non sentire la notizia”. Alesina afferma: l’Italia deve dare un segnale di aver capito la gravità della situazione, e iniziare subito ad agire sul fronte delle svendite di beni pubblici. Questo deve avvenire senza un aumento delle imposte. E’ necessaria una svolta politico-economica. Riguardo al futuro dell’Europa, ancora prima dello scudo antispread è fondamentqale raggiungere un accordo sul punto di arrivo: che deve essere quello di assicurare un’unione fiscale e politica. Se non ci sarà consenso sul punto di arrivo i vari provvedimenti rischieranno di non funzionare”.