PRODI SPROFONDA NEI SONDAGGI, SCENDE AL 46%

16 Novembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Scende ancora la fiducia in Romano Prodi e nel suo governo. Lo dice l’ultimo rilevamento mensile diIpr Marketing per Repubblica. it eseguito lunedì 13 novembre su un campione di mille cittadini. Il calo, nel pieno della battaglia sulla Finanziaria, è ancora significativo anche se inferiore al mese scorso e il premier (46% di “sì”) tiene meglio rispetto al suo esecutivo (43%). Per la prima volta, però, la percentuale di coloro che esprimono molta/abbastanza fiducia nel Professore come capo del governo risulta inferiore (46% a 50%) rispetto a quella di coloro che ne hanno poca o nessuna.

Tra i ministri, rimane in testa (con un guadagno di un paio di punti) il responsabile degli esteri, Massimo D’Alema, cresce molto (6 punti in più) il capo del Viminale, Giuliano Amato, mentre crollano i ministri più direttamente coinvolti nella Finanziaria come Padoa Schioppa (Economia) e Damiano (Lavoro) che affianca Bianchi (Trasporti) in fondo alla classifica permettendo a Mastella (Giustizia) di lasciare il fanalino di coda.

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Per la prima volta, poi, Ipr ha testato anche la fiducia nei partiti e nel futuro, in generale, del Paese. Tra le Forze politiche i Ds sono al comando, seguiti da Forza Italia, An (alla pari) e Margherita. I distacchi fra i primi quattro non sono molto importanti. Quanto al futuro, il Paese sembra dividersi quasi a metà tra ottimisti (48) e pessimisti (50) con differenziazioni assai più significative se si considera la posizione politica degli interpellati.

Prodi. Il premier, si diceva, arranca, ma si difende meglio del suo stesso esecutivo. Il tasso di fiducia nel Professore che, a luglio, era a quota 58 (il governo di centrosinistra stava a 63) è sceso di 12 punti nei tre successivi rilevamenti di settembre, ottobre e novembre. Nell’ultimo (questo di novembre), Prodi perde 3 punti (ne aveva persi 5 e 4 nei due precedenti) e dà la sensazione di avvicinarsi al suo “zoccolo duro” col 46% di fiduciosi. Nello stesso tempo, però, la parte che afferma di avere poca o nessuna fiducia in lui, raggiunge per la prima volta quota 50 con 2 punti in più rispetto al mese scorso. Gli “sfiduciosi” erano il 37% a luglio ed erano saliti a 41 e 48 nei due sondaggi successivi.

Governo. Discorso simile per l’esecutivo che, dal 63% di “fiduciosi” è sceso in tre mesi a quota 43%. Il calo più forte (12 punti, da 57 a 45) si è verificato tra settembre e ottobre; negli ultimi 30 giorni, l’esecutivo ha lasciato sul terreno altri 2 punti in percentuale. Stesso andamento, più o meno per coloro che nutrono poca o nessuna fiducia. Da luglio a novembre sono saliti dal 36 al 52 per cento. Nell’ultimo mese sono saliti “solo” di 3 punti a quota 55%.

I ministri. La classifica è sempre guidata da Massimo D’Alema che guadagna due punti percentuali in fiducia e sale a quota 66 tornando a livelli paragonabili a quelli di luglio (68). Amato fa segnare la performance migliore (+5 e terzo posto a quota 61). Si difendono bene Bonino (+2), Rutelli (+2), Mastella (+2, partendo dall’ultimo posto) e Gentiloni (+1). Altri 5 ministri: Di Pietro (secondo a quota 63), Turco, Ferrero, Pecoraro Scanio e Lanzillotta restano invariati. Per i rimanenti 14 è ancora discesa. Per 5 di loro (Bersani, De Castro, Nicolais, Bindi e Santagata) la perdita è di un solo punto. Gli altri nove scendono più o meno vertiginosamente. Nel fuoco di pensioni integrative, Tfr, scuola che funziona male e fiducia sulla Finanziaria, Cesare Damiano perde 8 punti, Padoa Schioppa ne lascia 5, Bianchi ne perde 4 e Fioroni (Istruzione) 3, come Chiti (rapporti con il Parlamento). Parisi (Difesa) cala a sua volta di 5 punti anche se il suo ministero non è sembrato particolarmente sotto pressione in queste settimane.

Partiti. Ipr ha testato, questa volta, anche il grado di fiducia nei partiti. I cittadini interpellati dovevano esprimersi su ciascun partito indipendentemente dall’averlo votato o volerlo votare. Nessuna forza politica raggiunge quota 50. I Ds sono in testa con un 49% degli intervistati che si dichiara molto o abbastanza “fiducioso” nei confronti del partito di Fassino. Al secondo posto, a pari merito, Forza Italia e An con il 45% seguiti dalla Margherita (40%). Un gruppo di tre partiti raggiunge un tasso di fiducia superiore al 30%: Udc ((36%), Verdi (32%), Italia dei Valori (32%). Seguono, Rifondazione (25%) e Pdci (21%). In coda: Lega Nord (19%), Radicali (17%), Udeur (16%), Sdi (14%). In fondo, la classifica segue corrisponde abbastanza al peso elettorale dei partiti. Si può dire che Ds, An, Verdi e Idv vanno meglio, in quanto a fiducia, rispetto alla percentuale di voti che raccolgono, mentre Forza Italia, Rifondazione, Lega Nord e Sdi hanno qualcosa su cui interrogarsi.

Futuro. E il futuro? Gli italiani sembrano dividersi a metà: 48 su 100 hanno fiducia negli anni che verranno; 50 ne hanno poca o nessuna e due non si esprimono. Il dato, di per sé, direbbe poco, ma diventa più interessante se messo in relazione all’orientamento politico degli intervistati. Tra gli elettori del centrosinistra, infatti, la fiducia nel futuro sale al 61% (solo il 37% ha un atteggiamento negativo); al contrario, il 66% di chi si è orientato verso il centrodestra ha poca fiducia nel futuro contro un 30% di fiduciosi.

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