PRODI: LE MIE CONDIZIONI ALL’ ULIVO

24 Settembre 2004, di Redazione Wall Street Italia

(WSI) – Una lettera per decidere. Ma anche una lettera che in realtà riapre la discussione. E’ quella che Romano Prodi ha scritto a Repubblica per rilanciare il progetto della Federazione dell’Ulivo e della Grande Alleanza democratica che, a suo dire, incontra ostacoli nascosti. I capigruppo di ds, Margherita e Sdi della Camera apprezzano. La lettera piace anche a Fassino e Veltroni. Insofferenza invece dalla minoranza dei diesse: «Basta aut aut, basta discutere di formule: concentriamoci sul programma».

Caro Direttore, questa è una lettera che non avrei voluto e non avrei creduto di dover scrivere.
Viviamo momenti difficili e, spesso, terribili. Dall´Iraq all´Ossezia, dalla Cecenia all´Afghanistan, dal Darfour al Medio Oriente al Mediterraneo il mondo è scosso da guerre, terrorismi, violenze e emigrazioni di massa. Abbiamo negli occhi le immagini dei bambini di Beslan e nel cuore l´angoscia per le nostre due Simone.
Se osservate nella prospettiva di queste tragedie, l´Europa appare come un´isola relativamente felice.
I sessant´anni di benessere seguiti alla fine della Seconda guerra mondiale hanno trasformato il volto stesso delle nostre società e la vita di ciascuno di noi. Abbiamo una moneta comune, l´euro. E con l´allargamento non abbiamo soltanto esteso a tutto il continente un´area di pace: abbiamo anche creato un gigante dell´economia mondiale.
Ma non sono solo rose e fiori. L´Europa, che sino a tutti gli anni Sessanta aveva conosciuto una stagione di crescita impetuosa, ha rallentato il proprio ritmo di sviluppo e da tre decenni non riesce a ridurre il divario che la separa dagli Stati Uniti.
E, in quest´Europa, l´Italia è tra i paesi che soffrono di più. Le Ferrari dominano le corse di Formula Uno, ma in tutte le altre gare perdiamo drammaticamente terreno. All´Onu, specchio fedele delle gerarchie internazionali, siamo caduti in una serie inferiore, irrimediabilmente staccati da Francia e Germania che, per decenni, sono state nostre pari.
E le cose non vanno meglio nell´economia. Siamo entrati nell´euro ma, mentre gli spagnoli confermano il loro ritmo veloce e francesi e tedeschi riprendono a correre, noi arranchiamo in ultima fila. Il turismo soffre sotto i colpi di una concorrenza sempre più forte. Le nostre esportazioni non tirano più. Siamo quasi spariti nelle classifiche delle grandi imprese. Non produciamo più ricerca d´avanguardia. Stiamo tenendo un´intera generazione di giovani in una situazione di precarietà destinata a portare ad un futuro di insicurezza. Assistiamo all´impoverimento di quella classe media che è la spina dorsale e vitale di ogni società. Leggiamo di oltraggiose retribuzioni a grandi dirigenti mentre schiere infinite di lavoratori sono costretti a vivere con stipendi che non permettono di coprire la quarta settimana del mese.
Il dissesto della finanza pubblica certificato dalle dimensioni, tuttora vaghe ma in ogni caso imponenti, della manovra annunciata dal governo, non è che il sintomo della necessità di una vera e propria ricostruzione del paese. Scuola, università, giustizia civile, protezione degli anziani e dei più deboli, sistema dell´informazione: non c´è campo della vita e della società italiana che non richieda un intervento profondo.
C´è chi ha sparso l´illusione che bastasse lasciare la briglia sciolta perché l´Italia riprendesse a correre. Che bastasse promettere meno tasse per creare un entusiasmo capace di generare investimenti, lavoro, ricchezza. Che, in sostanza, il paese meno lo si governava meglio era.
Ma non era che un´illusione. Una perfida illusione che lascia e lascerà un´eredità pesante e imporrà un lavoro duro e di lunga durata a chi sarà chiamato a reggere il paese.
Con la consapevolezza della dimensione della sfida che sta di fronte all´Italia, una consapevolezza resa ancora più acuta dagli anni trascorsi guardando al nostro paese dall´osservatorio della Commissione Europea, nel luglio dello scorso anno, in previsione delle elezioni europee e in preparazione delle elezioni politiche, ho lanciato la proposta di una lista unitaria delle forze riformatrici.
L´idea era semplice: bisognava costruire una forza capace di operare come motore e timone di una grande coalizione di tutte le forze riformatrici in modo da guadagnare la fiducia degli elettori e garantire successivamente la stabilità del governo.
A questo invito hanno risposto, per primi, i Democratici di Sinistra, i Socialisti Democratici italiani, i Repubblicani Europei e la Margherita, i partiti che più direttamente rappresentano le grandi tradizioni culturali e politiche alla base della Costituzione della nostra Repubblica e lo spirito di novità e di unità all´origine dell´esperienza dell´Ulivo. Uniti nell´Ulivo: questo è il nome che scegliemmo per la nostra lista. Un nome che testimonia la volontà di operare e di presentarci uniti di fronte ai cittadini e, allo stesso tempo, propone un legame diretto con il marchio della coalizione che aveva già vinto contro la destra nel 1996 e del governo che aveva saputo portare l´Italia al traguardo dell´euro.
Al momento del voto europeo, più di dieci milioni di donne e di uomini, quasi un elettore su tre, hanno premiato questo sforzo di innovazione e di coraggio, facendo della Lista Uniti nell´Ulivo di gran lunga la prima forza politica italiana con una consistenza pari ai due terzi dell´intero centrosinistra e ad una volta e mezzo la maggiore forza del centrodestra.
A questi milioni di italiane e di italiani era giusto, era doveroso rispondere, dopo il voto, lavorando per consolidare ciò che essi con tanta evidenza avevano mostrato di apprezzare. Di qui la proposta di creare, sulla base e sull´esperienza della lista unitaria , la Federazione dell´Ulivo. Una federazione inizialmente formata dai quattro partiti promotori della lista ma aperta a tutte le forze pronte a condividerne l´ispirazione. Non un partito unico, ma un soggetto politico attrezzato ad avvalersi e, anzi, ad esaltare le tradizioni, le culture, il radicamento sociale, gli spazi di azione dei partiti, protagonisti insostituibili della vita politica del paese e, allo stesso tempo, in grado di decidere in modo unitario e, dunque, di operare con tutta l´autorità del proprio peso politico.
Un soggetto politico, la Federazione dell´Ulivo, al centro e al servizio della più ampia coalizione del centrosinistra, di quella grande alleanza democratica necessaria per mobilitare, anche attraverso le primarie, le straordinarie energie dei movimenti, delle associazioni e dell´intera società nazionale, per vincere le elezioni e, soprattutto, per governare l´Italia sulla base di un comune progetto riformatore.
La Federazione dell´Ulivo, la Grande Alleanza Democratica. Questi sono i due strumenti, semplici e comprensibili, di un grande progetto di innovazione per uno schieramento riformatore.
Mi permetto di aggiungere che questa è anche la mia identità politica, l´unica per me possibile. Nel senso che questi elementi, insieme e in coerenza tra loro, riassumono e danno un significato ad una storia personale e ad un impegno politico vissuti nel segno e con gli obiettivi, tra loro indissolubilmente collegati, del definitivo superamento della divisione tra laici e cattolici, del pieno consolidamento della democrazia dell´alternanza e, dunque, dell´unità tra tutte le forze riformatrici.
L´affermazione della Lista Uniti nell´Ulivo alle elezioni europee, il contemporaneo successo delle altre forze dell´opposizione riformatrice, la ormai lunga scia di vittorie in tutte le consultazioni amministrative degli ultimi tre anni, dalle province di Roma e Milano ai comuni di Bologna e Bari alla Regione Friuli Venezia Giulia, sono la prova che siamo stati e siamo capaci di interpretare le aspirazioni e le domande dei cittadini italiani. Un recentissimo sondaggio realizzato dalla società Ispo di Milano ci dice che se ci fossero domani le elezioni politiche, tra il 33 e il 35,5 per cento degli elettori voterebbe i partiti della Lista Uniti nell´Ulivo, il 52,5 per cento voterebbe per la coalizione di centrosinistra mentre soltanto il 37,7 per cento sarebbe disponibile a votare in favore del centrodestra.
Insomma: gli italiani ci chiedono unità per cambiare il paese e affrontare i gravissimi problemi della loro vita di ogni giorno e ci premiano vistosamente quando rispondiamo positivamente a questa loro domanda.
Del tutto incomprensibili sono, dunque, le resistenze a questo progetto e a questa prospettiva di successo, di vittoria, di governo. Eppure, queste resistenze ci sono. E si concentrano, tutte, sul cuore, sul nocciolo duro del meccanismo che ho appena riassunto e ricordato, cioè sulla Federazione dell´Ulivo.
Non do´ di tutto questo un´interpretazione personale. Quello che vedo non è un contrasto tra persone. Si tratta di un contrasto politico. E, come tale, deve essere trattato e chiarito una volta per tutte.
Per spiegarmi meglio, mi riferisco alla mia esperienza in questi cinque anni e mezzo alla guida della Commissione Europea, perché il confronto e la composizione tra i ruoli e gli interessi dell´Unione Europea e degli Stati nazionali è un modello quasi perfetto del rapporto tra i partiti e la nascente Federazione dell´Ulivo.
Così come gli Stati nazionali, anche i partiti sono gelosi, e giustamente gelosi, della loro storia, delle loro tradizioni, delle loro identità. Così come gli Stati nazionali, anche i partiti hanno interessi concreti da difendere. Così come gli Stati nazionali, anche i partiti hanno radicamento sociale e legami col territorio.
Ma, così come, nel mondo globalizzato di oggi, ci sono compiti ed interessi che solo l´Europa, grazie alle sue dimensioni e al suo peso, può svolgere e difendere, così, nella politica nazionale, c´è un ruolo che solo un soggetto politico di prima grandezza come una Federazione dell´Ulivo in grado di rappresentare oltre un terzo dell´elettorato, può giocare.
La dimensione, tuttavia, da sola non basta. E´ sempre l´esperienza europea che ci mostra come l´Unione sia pienamente efficiente, capace di dialogare da pari a pari con le grandi potenze del mondo e di difendere con forza gli interessi dei propri cittadini, solo e soltanto quando è dotata degli strumenti per agire e delle regole per decidere.
Questo, dunque, è il terreno sul quale ci dobbiamo misurare. Siamo pronti a rispondere alla domanda di unità che viene dagli elettori? Abbiamo l´ambizione di concorrere per il governo del paese? Sentiamo la responsabilità di creare un soggetto politico all´altezza delle sfide e dei problemi che ci stanno davanti e che i cittadini ci chiedono di affrontare? Siamo pronti, per questo, a dare vita e autorità ad una Federazione dell´Ulivo che, pur promossa e costituita dai partiti, non si esaurisca nella semplice sommatoria dei partiti stessi e riceva, dunque, l´autorità, i poteri e gli strumenti operativi per rappresentare l´interesse comune e decidere per esso? O preferiamo chiuderci nella difesa di un piccolo interesse di parte, indifferenti al più grande esito della battaglia per il futuro dell´Italia? Queste sono le domande alle quali dobbiamo dare risposte chiare e concrete.
Se c´è un progetto alternativo e qualcuno che pensa di incarnarlo, si vada ad un confronto aperto e comprensibile ai cittadini. Se, come testimoniano le dichiarazioni dei segretari dei partiti della Lista Uniti nell´Ulivo, un progetto alternativo non esiste, allora siamo coerenti e conseguenti. Perché solo una cosa non possiamo permetterci: di non essere, in questo momento della storia, all´altezza delle nostre responsabilità.
Si dicano i sì ed i no. E si spazzino via tutte le ambiguità, tutte le riserve mentali. Il punto d´arrivo devono essere atti credibili, decisioni e attribuzioni di responsabilità impegnative.
Solo quando e se questi impegni saranno stati assunti potremo credibilmente andare avanti nella costruzione del nostro progetto.
Solo quando saremo certi di potere contare su una Federazione capace di operare con efficacia e con autorità potremo credibilmente aprire il confronto con le altre forze riformatrici per la costruzione della grande alleanza democratica. Anche le riunioni che abbiamo tanto atteso, come quella fissata per il 4 ottobre, rischiano altrimenti di essere inutili. Ed è inutile fare cose inutili.
È in gioco il futuro del paese. È in gioco la possibilità di porre fine all´avventura di una maggioranza, di un governo, di un presidente del Consiglio che hanno devastato i conti pubblici, che hanno inferto un colpo gravissimo al prestigio internazionale dell´Italia, che lavorano per una società costruita non sulle opportunità, sulle libertà e sui diritti di tutti ma sui privilegi di pochi, che non conoscono il confine tra pubblico e privato, che mancano di senso dello Stato.
È in gioco la speranza, la possibilità di preparare una società più giusta, più prospera, più dinamica, più serena e ricca di gioia di vivere, per le nostre famiglie, per i giovani, per gli anziani, per le donne e per gli uomini d´Italia.
Questo è il tempo delle scelte.

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