Prodi in Cina: Siamo in ritardo e dobbiamo correre

14 Settembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

L’Italia arriva in ritardo in Cina, ma non così tanto da non poter avviare proficue relazioni. E’ quanto riferisce il presidente del Consiglio, Romano Prodi, inaugurando a Nanchino la missione politico-economica dell’Italia in Cina. “Può esserci stato un ritardo, ma quando c’è uno sviluppo così multiplo i treni sono tanti e guai a ritardare ancora – spiega il premier – Adesso siamo arrivati in ritardo e quindi dobbiamo correre”. Prodi è accompagnato dai ministri Antonio Di Pietro, Rosy Bindi, Emma Bonino e Fabio Mussi e dal presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo. La visita proseguirà nei prossimi giorni per Canton, Shanghai, Tianjin e Pechino, e terminerà lunedì prossimo, con gli incontri di Prodi con il primo ministro Wen Jiabao e il presidente Hu Jintao. “Mi aspetto – aggiunge Prodi – che ci inseriamo in un mondo che sta cambiando. Vi sarete accorti immediatamente di cosa è la Cina. Basta vedere Nanchino: rinnovamento totale, infrastrutture, capacità produttiva enorme, un’esportazione che in una sola regione ha le dimensioni di un grande Paese europeo. Questa è la Cina”. Un Paese di cui non bisogna aver paura, sottolinea Prodi: “E’ un Paese che noi vogliamo assuma un ruolo nel mondo in forma collaborativa, non in forma dirompente. L’Italia è stata fuori troppo. Dobbiamo entrare con tutte le forze che abbiamo, anche se abbiamo molte debolezze”. Sull’Italia che può diventare la porta d’Oriente, Prodi osserva: “Abbiamo sei giorni di navigazione in meno rispetto ad Amburgo e Rotterdam e il 70 per cento delle merci cinesi arriva lì e anche le prime lavorazioni si svolgono in quei porti. Questo significa essere tagliati fuori dallo sviluppo ulteriore del mondo. L’Italia porta d’Oriente per l’Europa – conclude il premier – vuol dire che quegli sbarchi, quelle lavorazioni, i centri di servizi devono venire nel Mediterraneo. Il Mediterraneo sta guadagnando quote, ma negli ultimi anni la Spagna è in vantaggio sull’Italia”.