Procedure, risanamento aziendale: ecco come fare

8 Maggio 2007, di Redazione Wall Street Italia

di Carmine Ruggiero

Il piano di risanamento deve essere ponderato anche sotto il profilo economico attraverso una stima del suo valore. L’importanza di questa misurazione è duplice, in quanto permette al vertice aziendale da un lato di verificare la realizzabilità del piano dal punto di vista strettamente economico e dall’altro di attuare una valutazione comparata risanamento/liquidazione al fine di effettuare una scelta economicamente conveniente.
Scopo della valutazione è determinare il valore del capitale economico dell’azienda risanata che intuitivamente corrisponde al valore economico del risanamento da attuare.
Ci si basa sull’ipotesi che il risanamento sia un processo dinamico che si protrae nel tempo e che preveda un graduale incremento della redditività durante la sua attuazione. La logica da utilizzare è quella del Van opportunamente adattata per la valutazione di un progetto di risanamento.
Questo metodo valutativo prevede, quindi, di sommare fra di loro i flussi di utili attualizzati conseguiti nelle varie fasi in cui si articola il risanamento e di aggiungere poi il valore attualizzato del capitale economico dell’azienda risanata previsto al termine dell’orizzonte di valutazione.
Da questa considerazione si ricava come sia opportuno ricondurre la teoria del ciclo di vita anche ad un piano di risanamento.
In base a ciò l’andamento economico del piano è rappresentabile tramite una curva ad S in relazione alla durata del progetto, con una fase iniziale in cui l’impresa, nonostante l’avvio della ristrutturazione, registrerà ancora delle perdite, una fase di sviluppo, dove la necessità di superare la crisi riporterà gradualmente in utile l’azienda, e, per ultima, una fase di assestamento, nella quale l’impresa raggiunge un livello relativamente costante di utili conseguiti.
Inoltre, come già discusso precedentemente, la formulazione e l’implementazione di un piano di risanamento comportano l’impiego di risorse straordinarie le quali andranno a rettificare il valore attuale del risanamento.
Malgrado ciò, l’utilizzo del valore attuale del risanamento comunque appare un valido, anche se parziale, strumento di determinazione dei livelli di redditività perseguibili con l’attuazione di un turnaround pluriennale e di ponderazione circa l’ipotesi di risanamento.
Le alternative all’intervento risanatore sono, come si è gia detto, la cessione e la liquidazione.
Da un punto di vista logico, la prima opzione perseguibile, escluso il risanamento, è la cessione. Questa infatti appare meno traumatica e radicale della liquidazione. La sua praticabilità risulta però difficoltosa e limitata da due problemi:
La cessione avviene a condizioni nettamente sfavorevoli per il cedente perché la sua forza contrattuale è molto limitata, se non nulla; la cessione è praticabile solo quando le prospettive di reddito non risultino talmente basse da generare un “prezzo negativo” di vendita.
L’eventuale immediata cessione di Asa marginali e/o distruttrici di valore può essere realizzata solo se l’area strategica risulta giuridicamente autonoma in quanto, in caso contrario, la cessione è realizzabile solo con un preventivo scorporo finalizzato alla vendita successiva dell’unità scorporata.