Pressione fiscale costringe all’esilio

11 Settembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

GINEVRA (WSI) – Dopo il suo 26esimo controllo fiscale in quattro anni non ce l’ha fatta più. Una decina di funzionari erano al lavoro sul suo dossier. La procedura si è protratta per sette anni senza dare frutti per le casse statali. Nonostante non abbia dovuto sborsare un centesimo di multe, sfiancato da controlli e tasse, Lapaix ha deciso di trasferirsi in Svizzera.

Quello che viene raccontato nell’ultimo numero del quotidiano elvetico Le Temps è solo uno dei tanti casi di imprenditori e miliardari francesi o italiani in fuga per gli elevati livelli di tasse.

C’è voluta “una pressione psicologica permanente” da parte dell’amministrazione francese per spingere tanti all’esilio fiscale, scrive l’avvocato fiscalista Manon Sieraczek-Laporte in un report sugli “esiliati fiscali”, in cui vengono raccolte le testimonianze di businessman e miliardari che hanno cambiato residenza. Un’inchiesta seria, obiettiva ma anche ironica su una questione quanto mai attuale in Francia e non solo.

“I cittadini sono diventati dei presunti colpevoli“, scrive la legale. L’esilio fiscale, che è una pratica perfettamente legale, è provocata da diversi fattori, secondo il professore dell’Istituto di diritto commerciale a Parigi, François Poitevin-Lavenu.

“È l’unione di un’insieme di fattori, patrimoniale, finanziario, fiscale e sociale. Quando i quattro elementi sono arrivati al loro parossismo, si tocca un punto di non ritorno”.

Uno dei testimoni, l’esiliato fiscale Mardéchemar, definisce normale la tassa del 50% sui dividendi e del 50% per i servizi sociali. Ma il 66% di tasse sulla vendita di un’azienda e il 40% sui diritti di successione sono giudicati esagerati. “La catena di tasse si è trasformata in una catena di demotivazioni“.

In Italia la situazione non differisce di molto da quella dei vicini d’Oltralpe. La pressione fiscale ha raggiunto il record nel 2013 (44,5% del Pil) e rimane molto alta nel 2014; quella effettiva, escluso il sommerso, oltrepassa il 53%. A prevederlo è il Centro Studi di Confindustria nel report sugli scenari economici.

La riduzione dell’imposizione sul reddito da lavoro e impresa, secondo il Csc, “è vitale per riportare il Paese su un più alto sentiero di sviluppo”. Assieme “agli interventi, più volte ricordati, che riguardano burocrazia, infrastrutture, capitale umano, concorrenza e finanza di impresa”.