PREPARIAMOCI A UNA SELEZIONE DARWINIANA

26 Agosto 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Ormai i segnali di ripresa arrivano da tre quarti del mondo. Dalle minori richieste di sussidi di disoccupazione, ai dati sulle costruzioni e sulle compravendite di case in America, da qualche dato positivo anche da Germania e Francia e – più significativi – da Cina e Giappone.

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Il problema ora é capire di quale ripresa si tratti, se cioè siamo di fronte semplicemente a una piccola o grande ricostituzione di scorte o a una ripresa vera e propria. In attesa di vedere quale consistenza prenderà la congiuntura, si può cercare di capire che cosa faranno le imprese e le banche in questo momento di svolta. Ci saranno infatti grossi cambiamenti.

Le grandi società hanno tagliato i costi in modo massiccio, stanno facendo più utili di quanto non pensassero loro stesse e si stanno schierando alla partenza di questa ripresa nel miglior modo: con una produttività percentuale alta come non mai. E c’é da giurare che prima che si carichino di nuovi costi (personale, spese di struttura) ci vorrà del tempo.

Le banche hanno i bilanci sempre disastratissimi, ma non più dai titoli tossici, adesso si tratta dei crediti concessi ad imprese che oggi non sono in grado di restituirli. Poi parecchie hanno anche partecipazioni da svalutare per allinearle ai valori correnti.

Le medie e piccole imprese infine si dividono in due, in tutto il mondo, quelle solide e pronte ad aggregarne altre e quelle che invece hanno fatto indigestione di quella merce – il leverage, cioè il debito – che sembrava fino a pochi mesi fa la ricetta del successo. In questo quadro, al di là dei punti percentuali di ripresa o dei decimali della stessa, le cose certe che possono succedere sono le seguenti: le grandi e solide aziende diventeranno ancor più grandi perché non potranno non approfittare degli errori altrui. Basti citare il caso del cemento, dove la silenziosa, solida, svizzera Holcim, sta comprando piano piano pezzi di gruppi che avevano esagerato nell’indebitarsi (Heidelberg, Cemex e presto altri). Ed il cemento é un settore ciclico per definizione.

Le banche da parte loro stanno già operando una selezione draconiana: chi far sopravvivere e chi no. Perché é evidente che non possono permettersi il lusso di mettere a rischio le imprese migliori per “dare – o lasciare – un po’ di soldi a tutti”. Per cui stanno già decidendo a chi dare ossigeno finanziario per superare la crisi e a chi invece passare il messaggio che o un’impresa se la cava da sola – cioè con ulteriori soldi dei soci – oppure per loro può anche saltare.

Le medie e piccole imprese sono quelle che stanno dall’altra parte di questa barricata e devono guardare nei propri bilanci e tra i propri soci. Se i bilanci hanno un livello di indebitamento accettabile, non ci sono problemi. Non solo le banche le aiuteranno, ma anche molti concorrenti, clienti e fornitori verranno a chiedere aiuto. E daranno vita a fenomeni di consolidamento.

Se invece i bilanci fossero a rischio, possono intervenire i soci, mettendo dei soldi freschi e – tutto sommato – ritrasferendo quella quota di ricchezza che negli anni buoni (appena alle spalle) era passata dalle aziende ai soci. Se però i soci fossero famiglie divise, imprenditori con pochi mezzi, private equity che hanno esaurito le cartucce, c’é poco da fare. La vendita dell’azienda é la soluzione migliore, il concordato o il fallimento la peggiore.

A meno che non si trovino banche d’affari o altri investitori disposti a partecipare a quel rischio e aiutino gli imprenditori a mettere nuova finanza in azienda. A questo punto diventa una questione di credibilità di un business, di un assetto imprenditoriale, di un rapporto anche con le banche finanziatrici. Che, se si é forti e decisi, si può conquistare, altrimenti si soccombe. E in questi casi, se la ripresa sarà lenta, graduale (ad elle, come ormai si dice), ci sarà tutto il tempo per capitalizzare. Se invece la ripresa sarà più vivace (a v semplice o a v doppia, poco importa) le imprese più solide saranno le prime ad approfittarne. Vincendo in ogni caso.

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