Premier: “Se lascio, Tremonti possibile candidato”

4 Maggio 2011, di Redazione Wall Street Italia

ROMA – E’ convinto che il prossimo voto alle amministrative sia un test politico, ma è sicuro che sarà un successo: “Il centrodestra vincerà anche queste elezioni e avremo non soltanto la possibilità di portare il buon governo, ma anche di confermare la solidità della maggioranza e di dare un sostegno all’azione del governo”. Mostra il consueto ottimismo Silvio Berlusconi durante un’intervista che andrà in onda nella puntata serale di Porta a Porta, nel corso della quale lancia la sua “investitura” a Giulio Tremonti, possibile futuro candidato alla guida del governo. “Se mi chiederanno di candidarmi mi ricandido, ma se mi tiro indietro Tremonti è un possibile candidato”, dice il premier.

“Se sarà necessario per il centrodestra mettermi ancora quale candidato alla guida del governo, non mi tirerò indietro”, assicura Berlusconi. “Se invece verranno fuori altre personalità, e ne abbiamo diverse, Tremonti in primis, che possano suscitare consenso elettorale – e sarà l’ampia gamma di sondaggi di cui disporremo che ci dirà se sarà così – io sarei felice di poter magari restare ancora in politica ma occuparmi del PdL e lasciare ad altri la conduzione del governo”.

Le tensioni con la Lega, che hanno tenuto col fiato sospeso sulla tenuta del governo alla vigilia del voto sulla missione in Libia 1, sono derubricate dal premier a normali dialettiche. “Con Bossi ci sono a volte delle dialettiche originate dai periodi elettorali su cui la Lega è molto sensibile. Ma poi alla fine si è sempre trovato un modo per ragionare bene e arrivare a soluzioni condivise”, assicura. Al Gr1 dice anche che la riunione in programma per questa sera a Palazzo Grazioli con i vertici del Carroccio sarà certamente “molto fruttuosa”. “Dobbiamo discutere” dice Berlusconi, “dei tempi parlamentari per portare avanti le grandi riforme che vogliamo fare”.

Il clima in politica è ormai da “guerra civile”, accusa il premier. “I toni in campagna elettorale non sono solo accesi. E’ accesa tutta la vita politica italiana; c’è un clima da guerra civile e non certo per colpa nostra”, dice, attaccando ancora una volta la sinistra, che “annovera tra i suoi sostenitori i centri sociali in cui si annidano molti facinorosi. E di questo noi dobbiamo prendere atto – spiega – e dobbiamo far notare agli elettori che possono scegliere tra una alleanza di sinistra, che comprende di tutto di più e una di centro destra che comprende gli italiani moderati e di buon senso”.

Con l’opposizione, continua, niente dialogo: “Deriva dal vecchio Pci. Sono gli stessi uomini e fanno politica nello stesso modo con cui l’hanno sempre fatta”, taglia corto nel programma di Emilio Fede.

E’ poi la volta dei giudici: “Le accuse nei processi contro di me sono infondate, ridicole e assurde. I giudici volevano farmi fuori con una chiara eversione rispetto al giudizio degli elettori. Gli elettori si devono regolare”, dice il presidente del Consiglio.

Berlusconi parla anche di Giovanni Brusca: con lui, dice, “non ho mai avuto contatti e nessuna richiesta di contatto”, sottolinea il premier, riferendosi alle affermazioni del pentito 2 durante la deposizione al processo per la strage di via dei Georgofili, a Firenze, secondo cui Berlusconi sarebbe stato avvicinato nel ’93 per avvertirlo che o si trovava un’intesa o si sarebbero avute altre bombe. Le sue parole, dice, “sono pura irrealtà”.

In qualità di presidente del Milan, sullo scudetto, Berlusconi è scaramantico. “Se ne parla soltanto quando lo si è già cucito sulle maglie della propria squadra”, ma certo non gli dispiacerebbe se gli intitolassero lo stadio di San Siro, proprio come quello di Madrid porta il nome del mitico Santiago Bernabeu.

Se arrivasse, lo scudetto “sarebbe il ventisettesimo grande trofeo che il Milan si cucirebbe sulla maglia, su 26 già cuciti sotto la mia gestione e che hanno fatto del Milan la squadra numero uno al mondo, la più titolata al mondo, facendo invece di me il presidente che, nella storia del calcio, ha vinto di più”, dice il premier.

E qui entra in campo Bernabeu. “Il presidente che ha vinto di più dopo di me – ricorda anche oggi Berlusconi – è il grande Bernabeu del Real Madrid. E gli spagnoli riconoscenti gli hanno intitolato lo stadio…”, lasciando intendere la conclusione logica.