Premier post Brexit: Boris Johnson si ritira, sterlina vola

30 Giugno 2016, di Daniele Chicca

LONDRA (WSI) – Boris Johnson ha abituato il popolo britannico a colpi di scena e la sua decisione odierna di non candidarsi al posto di primo ministro rientra in questa categoria. L’annuncio del carismatico ex sindaco di Londra, che si era schierato apertamente a favore del fronte del Leave, ha scombussolato completamente la corsa alla leadership del partito dei Tories.

La decisione, maturata dopo il tradimento del suo alleato Michael Gove, ex ministro della Giustizia, che pare l’abbia sfidato nella corsa all’incarico, ha fatto bene subito alla sterlina, che sui mercati dei tassi di cambio si è issata sui massimi di seduta nei confronti del dollaro. Il balzo non è durato a lungo, tuttavia, come si vede bene dal grafico sotto riportato.

Oltre a May e Gove, i due favoriti, hanno presentato la propria candidatura anche il ministro del Lavoro Stephen Crabb, l’ex ministro della Difesa Liam Fox e Andrea Leadsom. I termini per le candidature sono scaduti alle ore 13 di oggi in Italia. Le votazioni partono martedì prossimo, il 5 luglio. L’ultimo arrivato al primo ballottaggio viene eliminato dalla secondo tornata che si terrà due giorni dopo. Il 12 la sfida sarà a tre, per poi restringersi a due soli pretendenti. Il vincitore sarà decretato il 9 settembre.

Calma sui mercati non durerà a lungo

Un incremento della certezza che il mercato non si aspettava potrebbe rassicurare le Borse e la City sul breve termine, ma la calma non durerà a lungo, secondo gli analisti, dal momento che non sono arrivate indicazioni chiare sul fatto che la procedura di abbandono dell’Unione Europea da parte del Regno Unito sarà facile. Il percorso sarà, anzi, probabilmente pieno di insidie e non mancheranno altre sorprese.

Secondo l’analista di mercato di City Index Ken Odeluga “i negoziati potrebbero incominciare prima del previsto se è vero come fanno intuire gli ultimi segnali da Londra che già da settembre potrebbe esserci un nuovo leader dei conservatori” e dunque anche primo ministro del Regno Unito. Se così dovesse essere “l’incertezza si ridurrebbe (a prescindere dall’esito favorevole o non favorevole)”.

Sotto quest’ottica, secondo l’analista di Londra, “è difficile dire se gli asset percepiti come rischiosi, come la sterlina e l’azionario, saranno in grado di confermare ancora a lungo i rialzi visti di recente, In particolare se da Westiminster non emergono segnali di stabilità”.