Premier in tribunale, comizio e urla degli hooligans. “I soldi a Ruby? Perché non si prostituisse”

11 Aprile 2011, di Redazione Wall Street Italia
Il contenuto di questo scritto esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

MILANO – Accolto dalla claque dei sostenitori in attesa, Silvio Berlusconi arriva a Palazzo di Giustizia a Milano per essere presente all’udienza del processo sui diritti televisivi Mediaset, in cui è imputato per frode fiscale assieme ad altre dieci persone 1, tra cui Fedele Confalonieri e il produttore e intermediario americano Frank Agrama 2. A fine mattinata, l’udienza viene aggiornata alle ore 15, dopo che la Corte si è ritirata in camera di consiglio per deliberare sulle richieste presentate dalle parti, in particolare sulla eventuale riduzione della lista dei testimoni. “Ho passato una mattinata surreale”, commenta il premier uscendo dall’aula. Qualche ora prima, al momento di entrarvi, Berlusconi aveva provato a ribaltare i ruoli – da imputato ad accusatore – con un nuovo show davanti ai taccuini dei cronisti.

Tra queste, un’affermazione sul caso Ruby: “Alla ragazza ho dato dei soldi per evitare che si prostituisse” afferma Berlusconi. “L’avevo aiutata – aggiunge – e le avevo persino dato la possibilità di entrare in un centro estetico con un’amica, che lei avrebbe potuto realizzare con un laser per la depilazione per un importo che a me sembrava di 45mila euro. Invece lei ha dichiarato di 60mila e io ho dato l’incarico di darle questi soldi per sottrarla a qualunque necessità, per non costringerla a fare la prostituta, per portarla anzi nella direzione contraria”.

Berlusconi poi torna a ribadire che il suo diretto intervento, al telefono con la Questura di Milano, la notte tra il 27 e 28 maggio 2010, fu dettato dalla volontà di “evitare un incidente diplomatico”. “Io sono sempre cortesissimo – spiega il premier – e ho chiesto un’informazione, preoccupato per una situazione che poteva dar luogo a un incidente diplomatico. Successivamente mi è stato risposto che la ragazza non era egiziana, ed è caduto tutto. Quindi non c’è alcuna concussione. Accuse risibili, demenziali e infondate”. Il premier poi sottolinea che la ragazza marocchina “ha sempre detto di non avere mai ricevuto avance da parte mia”.

E le intercettazioni telefoniche, che lo inchioderebbero? Per Berlusconi “in un Paese serio non sono una prova, perché sono assolutamente manipolabili”. Inoltre, Berlusconi, offre anche un’analisi “psicanalitica” delle telefonate notturne. “Quando si parla al telefono sul far della notte si è più in una zona onirica che nella zona della realtà”.

“Siccome c’è da fare poco al governo, sono qui a trovare un’occupazione”. dice ironicamente Berlusconi, secondo il quale “c’è una magistratura che lavora contro il Paese. E’ stato gettato un fango incredibile, su di me che in fondo sono un signore ricco, ma anche su tutto il Paese”. Una “situazione insostenibile – ribadisce Berlusconi -, va riformata la Giustizia con una riforma concreta che preveda cambiamenti concreti”. Una riforma, sottolinea il presidente del Consiglio, che “non è affatto punitiva”, ma serve a “portare la magistratura a essere quello che deve essere, non quello che è oggi come arma di lotta politica”. Il premier poi ricorda di aver dovuto partecipare “a 2.566 udienze, nessuno al mondo ha avuto da difendersi così tanto”. Senza contare che tutte queste udienze hanno “un costo incredibile 3”.

A proposito del processo Mediatrade, Berlusconi parla di “accuse completamente inventate”. Quale sarebbe il suo atteggiamento in caso di condanna? Berlusconi replica deciso: “Condanna? Nemmeno per sogno”. A chi gli chiede se abbia intenzione di rendere dichiarazioni spontanee in aula, Berlusconi risponde: “Non so ancora se parlerò, per me va bene tutto, decideranno i miei avvocati, ma se ne diranno di così tanto grosse da non poter restare inerte, parlerò…”.

Erano già in aula i legali del premier, gli avvocati Niccolò Ghedini, Piero Longo e gli altri due legali Giorgio Perroni e Filippo Dinacci, arrivati a Palazzo di Giustizia in anticipo rispetto all’imputato. L’atmosfera, all’interno e soprattutto all’esterno del tribunale, esprime quanto la presenza del premier in un’aula di tribunale sia un evento. Ma per Berlusconi, presentarsi oggi in udienza significa soprattutto far decadere lo status di imputato contumace, che gli impedirebbe di beneficiare delle attenuanti generiche in caso di condanna.

Contumacia che i giudici della Prima sezione penale hanno prontamente revocato una volta accertata la presenza del premier. Poi l’udienza è iniziata con l’audizione del primo testimone, Paola Massia, ex collaboratrice dell’imprenditore cinematografico Frank Agrama.

Imponenti le misure di sicurezza, non solo al Palazzo di Giustizia, letteralmente blindato e transennato per permettere un rapido e facile ingresso al corteo di auto blu del premier e alla sua scorta. Tutta la zona che circonda la cittadella giudiziaria milanese è in realtà sorvegliata da agenti delle forze dell’ordine. Controlli rigidissimi all’interno del tribunale, dove all’ingresso sono stati identificati persino i legali dello staff del premier. Questo perché, a differenza di quanto accaduto due settimane fa, in occasione dell’udienza preliminare 4 di Mediatrade, il processo sui diritti tv è in fase dibattimentale e quindi aperto al pubblico, fermo restando il divieto di accesso in aula a cameraman e fotografi come da disposizione della Procura generale.

Intanto, all’esterno del tribunale si raduna il “tifo organizzato” a favore di Berlusconi prima della partita con i magistrati milanesi. Una manifestazione organizzata nei minimi particolari, ma che ha visto anche l’intervento delle forze dell’ordine perché fosse smantellato un palco montato su un’area autorizzata, in prossimità dell’entrata a Palazzo di Giustizia di via Freguglia. Gli operai avevano lavorato dalle 5,30 di questa mattina per tirarlo su, quando alle 9,30 è arrivato l’ordine di portare via tutto. Così, in fretta e furia, gli operai hanno dovuto smantellare le “americane” e l’impianto audio, hanno caricato tutto sul camion e sono ripartiti per Saronno, dove ha sede la loro azienda.

Al momento sono circa 200 i supporter del presidente del Consiglio, distribuiti lungo un’area transennata che può ospitare molte centinaia di manifestanti. Compaiono diversi slogan e stendardi di solidarietà e sostegno al presidente del Consiglio. Il primo pullman di sostenitori è giunto da Piacenza: una ventina di persone sventolanti le bandiere del Popolo della Libertà. Non è escluso che al termine dell’udienza Berlusconi prenda la parola fuori dal tribunale per rivolgersi ai suoi sostenitori. Meno numerosa, ma comunque presente, la rappresentanza degli oppositori del presidente del Consiglio.

Copyright © La Repubblica. All rights reserved