Povertà, Onu: il “sogno americano” non esiste più

18 Dicembre 2017, di Alberto Battaglia

“Il sogno americano sta diventando rapidamente l’illusione americana, ora che gli Usa hanno il più basso tasso di mobilità sociale rispetto a tutti i Paesei ricchi”: lo ha dichiarato il rappresentante speciale delle Nazioni Unite per la povertà e i diritti umani, Philip Alston, denunciando come il numero di persone che vivono in stato d’indigenza potrebbero ancora aumentare nel Paese. Secondo il mito americano, la possibilità di scalata sociale, basata sull’impegno nella terra delle opportunità, rendevano possibile riscatto sociale impossibile in società più statiche. La storia, sostiene l’Onu, è cambiata: “Anziché realizzare gli ammirevoli impegni dei suoi fondatori, gli Stati Uniti di oggi si sono rivelati eccezionali in modi molto più problematici, che sono inaspettatamente in contrasto con la sua immensa ricchezza e il suo impegno fondante per i diritti umani”, ha aggiunto Alston.

 
La povertà, secondo quanto dichiara nella nota il rappresentante delle Nazioni Unite, prescinde dalle questioni razziali: vivono in condizioni economicamente disagiate otto milioni di bianchi in più rispetto ai poveri di etnia afroamericana: “La faccia della povertà in America”, ha detto Alston, “non è solo nera o ispanica, ma anche bianca, asiatica e di molti altri colori”.
La denuncia dell’Onu arriva in tempo per criticare l’imminente arrivo della riforma fiscale di Trump, che si rivelerà particolarmente vantaggiosa per le società e le persone fisiche nella fascia di reddito più elevata, che si vedrà ridurre l’aliquota. Questo piano potrebbe avere “devastanti conseguenze” per i più poveri e potrebbe fare degli Usa, “la società più diseguale del mondo”, ha detto senza mezzi termini il rappresentante Onu. “I tagli drammatici nel welfare anticipati dal presidente Donald Trump e dallo speaker della Camera Paul Ryan stanno già iniziando ad essere implementati dall’amministrazione”.